20/01/2004
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Piove in Angola. Su milioni di mine, tra i piedi di milioni di persone
Stretti in una morsa tra terra e cielo. E’ questo il destino di decine migliaia
di profughi in Angola, paese
tristemente famoso per il suo sottosuolo, disseminato di mine anti-uomo
. Che in questi giorni, con l’arrivo di piogge torrenziali, hanno
cominciato a muoversi e a spostarsi nel fango delle campagne e dei
villaggi.
“Qui continuano a morire persone”, racconta preoccupato Simon Brooks,
membro della Croce Rossa Internazionale di Huambo, una delle regioni
centrali più a rischio dell’Angola. “Gli incidenti legati alla presenza
di mine aumentano con l’arrivo delle piogge, che creano veri e propri
pantani, cancellando strade e facendo riaffiorare le mine. In questo
modo chiunque può inavvertitamente passarci sopra con la macchina e
saltare in aria”.
“Si stima che qui in Angola il numero di mine si aggiri tra
i quattro e gli undici milioni, anche se una via di mezzo è
probabilmente l’ipotesi più plausibile (ovvero una mina ogni due
abitanti, ndr)", gli fa eco dalla capitale Luanda, il capo del
programma di sminamento del Mag Rupert Leighton.
“Le piogge possono diventare un nemico, in queste situazioni. Le vie di
accesso di molte aree rurali nelle regioni a est del Paese sono
inaccessibili e troppo pericolose. L’unico mezzo con cui possiamo
raggiungere alcune basi in cui operiamo è l’aereo. Ci sono intere
comunità bloccate nei loro villaggi senza alcun contatto con l’esterno.
Attorno a loro si nascondono centinaia, migliaia di mine”.
A differenza di Paesi come l’Afghanistan, la Cambogia e la ex
Jugoslavia, disseminati di ordigni antiuomo, l’Angola spicca per la
quantità delle cosiddette mine anticarro.
“Probabilmente non basta il peso di un uomo per farle esplodere”,
continua Rupert. “A volte anche un autoveicolo può passarci sopra senza
incidenti. Ma quando il peso è eccessivo, la detonazione è tale da
cancellare fisicamente chi ne è vittima. Sono queste, le mine angolane.
Non feriscono o mutilano: vaporizzano”.
La campagna di sminamento nel Paese africano, reduce da una guerra di
27 anni che lo ha messo letteralmente in ginocchio, coinvolge alcune
organizzazioni non governative internazionali: oltre al Mag operano
nella zona anche nella zona la Halo Trust e la Npa (Norwegian People's
Aid), insieme ad altre associazioni minori.
“Lavoriamo con i metal detector per stanare mine fabbricate nella ex
Germania dell’Est o in Italia”, conclude Rupert. “Ma il sud dell’Angola
è disseminato di ordigni al plastico nascosti dal fango e dalla
pioggia. E quelli sono difficili da trovare. Anche per i macchinari”.
Pablo Trincia