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Il braccio di ferro tra Malta e Italia si e' concluso ieri, ma le polemiche per il rimpallo di responsabilita' che ha costretto la nave turca Pinar a vagare in mare per cinque giorni prima di poter trovare un approdo per i 150 immigrati, non si placheranno facilmente.Dolorosa emergenza. Se il ministro degli Interni Roberto Maroni ha chiesto alla Commissione europea un 'intervento definitivo' sulla questione, e il ministro degli Esteri maltese Tonio Borg ha parlato di 'disguido tra amici', a fare le spese del pasticcio diplomatico-burocratico sono stati, come al solito, i migranti. Dopo essere rimasti alla deriva su due barconi per chissa' quanti giorni, una volta raccolti dal mercantile turco i 150, tra cui 37 donne e una quarantina di minori, sono rimasti sul ponte perche' le stive erano piene di grano. La traversata e' costata la vita a una donna e al figlio che portava in grembo, a quanto sembra gia' deceduti prima di venire soccorsi dal comandante della nave turca. I migranti raggiungevano l'Italia a bordo di un guardacoste della Finanza e di una nave della Marina. Alcuni, i piu gravi e una donna incinta, tra ieri e stamni all'alba venivano soccorsi urgentemente nell'ospedale piu' vicino, quello di Lampedusa, o a Porto Empedocle. Ma la gran parte di loro, appena toccata terra scoprivano che le disgrazie non arrivano mai sole. Un'altro 'conflitto di competenze', questa volta tra Protezione Civile e Prefettura, avrebbe rivelato loro in modo flagrante che lo Stato italiano preferisce anteporre esigenze di tutela del proprio territorio e della proria 'sicurezza nazionale' al dovuto soccorso umanitario. Contrariamente a quanto affermato in una nota del ministero degli Esteri, che diceva di aver preso la decisione di ospitare i migranti "esclusivamente in ragione della dolorosa emergenza umanitaria a bordo della nave".
Disposizioni della polizia. Anziche' venire ospitati dal centro di accoglienza approntato dalla Protezione Civile a Porto Empedocle, il ministro, o il Prefetto, o il Questore, o il vice-Questore, o un'altra autorita' di cui i disperati del mare ignorano l'esistenza, disponeva, dopo giorni e giorni alla deriva, di portarli immediatamente nel primo centro di identificazione ed espulsione. Sbarcati, caricati sui pullman e via, con appena il tempo di afferrare il kit di prima assistenza che i volontari della Protezione civile davano loro. Cio' diversamente da quanto avvenuto all'alba, quando una ventina di loro, arrivati in porto con il primo viaggio, aveva potuto rifocillarsi, indossare abiti puliti, utilizzare veri servizi igienici e lavarsi, dopo la terribile esperienza al largo delle coste maltesi."Non sono passati dalla nostra tenda, nel molo di Levante - spiega l'ingegnere della Protezione civile Epifanio Accurso Pagano -, appena arrivati c'erano gia' pronti i pullman che li avrebbero portati al Centro di identificazione a Caltanissetta". Perche'? "Disposizioni dell'autorita' di polizia".
Luca Galassi