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scritto per noi da
Alessandro Ursic
Alcuni lo fanno per paura dei disordini sociali causati dalla crisi, altri intravedono la possibilità che presto le leggi in merito diventino più restrittive; c'è anche chi, avvertono gli esperti, ci vede un rifugio per i propri investimenti. Qualunque sia il motivo, in tempi di crisi come quelli attuali, il settore delle armi sta vivendo un periodo di boom negli Usa.
A gennaio e febbraio, due milioni e mezzo di americani hanno comprato armi a uso personale, il 26 percento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Negozi di varie zone del Paese segnalano difficoltà nel riempire gli scaffali di alcuni tipi di proiettili, data la forte domanda, e per diverse armi i prezzi si sono alzati anche del 50 percento. A simboleggiare la salute del settore, mentre il resto dell'economia statunitense è in recessione, le azioni della Smith&Wesson sono salite del 70 percento negli ultimi dodici mesi, e la compagnia prevede di raddoppiare i ricavi nei prossimi tre anni.
La corsa alle armi è iniziata quasi in concidenza con la vittoria di Barack Obama a novembre. Le frettolose analisi che minimizzavano il fenomeno, attribuendolo a fanatici che temevano il disfacimento del Paese con l'elezione di un presidente nero, sono state spazzate via quando la tendenza si è confermata nei mesi successivi. Nel dibattito sul diritto a possedere armi, i Democratici hanno in generale idee più restrittive rispetto ai Repubblicani; dato che dalle elezioni è uscito un Congresso a solida maggioranza democratica, una teoria in voga per spiegare il fenomeno è che molti americani stiano facendo incetta di armi in previsione di futuri divieti.
Ma con l'inasprirsi della crisi, il motivo indicato come prevalente ora è il timore di dover farsi giustizia da sé, in una società sempre più insicura. L'impennata nel numero dei disoccupati, la nascita di improvvise tendopoli nelle periferie cittadine, costruiscono l'immagine di una società sempre più disgregata. In un recente sondaggio, un terzo degli americani ha indicato una crescita dei reati nel proprio quartiere, e il 72 percento considera molto alta la probabilità che i crimini aumentino nel breve termine. Nonostante le statistiche ufficiali dicano che i reati sono in calo, i cittadini hanno un'impressione diversa. E quindi si armano. C'è anche la voglia di trovare colpevoli, forse, in una caccia al "wanted" nazionale. Come ha scritto qualche mese David Ignatius, in un editoriale del Washington Post, "si sta sviluppando una brutta atmosfera, la gente cerca il cattivo da incolpare per la crisi economica".
Non è solo un problema degli Stati Uniti. Negli ultimi due anni, è diventato sempre più chiaro che molte delle armi usate nella guerra tra narcotrafficanti in Messico vengono dagli Usa: la facilità nell'acquistarle, unite all'impossibilità di controllare un confine di terra lungo tremila chilometri, fanno la felicità dei contrabbandieri. Tanto che lo stesso Obama, in un incontro con il suo omologo messicano Felipe Calderon, la settimana scorsa si è impegnato per "fermare il flusso" di armi oltre frontiera.