25/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito filippino continua a bombardare la piccola isola a sud delle Filippine
militari
“La situazione nell’isola di Jolo è precaria. Le forze armate filippine (Afp) stanno
continuando l’offensiva contro i ribelli musulmani”. A parlare è un abitante - che ha chiesto di restare anonimo - di Jolo City, capitale dell’isola omonima nell’arcipelago di Sulu, estremo sud delle Filippine. Qui, dal 6 febbraio scorso, l’Afp ha lanciato un’offensiva contro il gruppo guerrigliero di Abu Sayyaf, a cui si sarebbero aggiunti – sempre secondo fonti dell’Esercito – alcuni membri del Fronte di liberazione nazionale Moro (Mnlf), fondato dal carismatico Misuari, oggi in prigione. Il Mnlf ha firmato un accordo di cessate il fuoco con Manila nel lontano 1996, ma alcuni suoi seguaci non si sarebbero arresi. “Alcuni esponenti dell’esecutivo e dell’esercito hanno detto che lo stesso Misuari avrebbe dato ai suoi fedelissimi l’ordine di attaccare utilizzando il cellulare, una possibilità che sembra fantascientifica”, spiega Dario Sbrocca, operatore umanitario di Movimondo a Cotabato, nell’isola meridionale di Mindanao. A Mindanao e Sulu, regioni a maggioranza musulmana in un Paese prevalentemente cattolico, gli insorti musulmani combattono contro l’Afp dai primi anni Settanta.
 
Colpiti i civili. L’uomo prosegue nel suo racconto: “I militari pensano di poter fermare i ribelli solo attraverso azioni armate che spesso vanno a colpire i civili. Domenica scorsa hanno massacrato un’intera famiglia nella città di Indanan: padre, madre e figlia adolescente. La maggior parte delle persone a Sulu (95 per cento degli abitanti) sono musulmani e spesso le forze filippine sparano in modo indiscriminato contro la popolazione. Gli scontri si consumano sia nei villaggi sia nelle piantagioni dove lavorano molti contadini”. Altre fonti locali, che non possono essere citate per ragioni di sicurezza, dichiarano: “I bombardamenti dell’aviazione continuano. Folle di civili cercano di fuggire. Il cibo scarseggia soprattutto nelle campagne e i bambini sono i primi a soffrirne". Secondo il Social welfare department (Swd) e la Croce Rossa Internazionale gli sfollati sono circa 25mila. Mentre non ci sono notizie precise sul numero delle vittime tra soldati e ribelli. A soccorrere i profughi, in gran parte contadini, ci sono solo l’Swd e la Croce Rossa Internazionale. Le stesse fonti aggiungono: “Purtroppo non si parla di cessate il fuoco: L’Afp è in grado di combattere per molti mesi ancora”.  Il residente a Jolo è d’accordo: “I militari hanno preso il controllo ormai di tutta l’isola e approfittano di questa situazione per continuare a prendere soldi: il Governo sta infatti discutendo lo stanziamento di nuovi fondi destinati all’Esercito nel 2005”.
 
cartina  Il rischio di un allargamento del conflitto. Intanto cresce il timore che la guerra di Jolo possa scatenare di nuovo violenze in alcune province di Mindanao, l’altro fronte aperto nel sud. In questo conflitto di attacchi e rappresaglie continui, il 15 febbraio Abu Sayyaf ha rivendicato tre attentati nelle città di Manila, General Santos e Davao. Undici i morti e oltre 150 i feriti. La nostra fonte esprime grande preoccupazione: “Di notte sentiamo gli aerei militari volare sopra le nostre case. Sembra che i soldati non possano essere fermati in alcun modo. Il governo, d’altra parte non ha deciso di arrestare l’offensiva e gli americani continuano ad addestrare le truppe filippine. Sogniamo la pace, ma ci illudiamo. L’Afp occupa Sulu e alcune zone di Mindanao dal 1972, quando il dittatore Marcos impose la legge marziale”.
Il Mnlf venne fondato nel 1969 proprio in risposta alla politica repressiva del presidente Marcos e alla ‘nuova colonizzazione’, in base alla quale le autorità espropriavano le terre ai musulmani nelle isole meridionali di Mindanao, Sulu, Tawi Tawi, Basilan. Alla guida del movimento c’era Nur Misuari, intellettuale che aveva studiato all’estero. La legge marziale durò dal 1972 al 1981. In seguito, dopo la cacciata di Marcos (1986) e la salita al potere di Corazon Equino, il governo adotta un approccio più morbido. Fino a quando, nel ’96 il presidente Fidel Ramos sigla gli accordi di pace con l’MNLF e permette la creazione della Regione autonoma musulmana di Mindanao (Armm). Intanto però si sono formati altri gruppi ribelli: Il Fronte islamico di liberazione Moro (Milf), costituito da fuoriusciti dell’Mnlf; l’Abu Sayyaf con origini poco chiare e formato da poche centinaia di uomini. Si dice che in quest’ultimo si sarebbero infiltrati anche membri della polizia e dell’esercito per tenere vivo lo spettro del terrorismo islamico e legittimare la mano dura del governo. Abu Sayyaf recluterebbe ribelli tra gli strati più poveri della popolazione. Negli ultimi anni ha compiuto diversi rapimenti di locali e stranieri e si è finanziato con i riscatti.
 
Il fantasma degli Usa. “La guerra continua perché i militari continuano ad avere troppa influenza sull’attuale presidente Gloria Nur Misuari Arroyo e sul governo”, aggiunge il nostro contatto. Dopo l’11 settembre, in particolare, la Arroyo ha aderito alla “guerra totale al terrorismo” di George Bush e le autorità hanno cominciato a parlare di legami tra Abu Sayyaf e la fantomatica Jemaah Islamiah, la rete terroristica del Sud est asiatico che avrebbe rapporti con Al Qaeda. Dario Sbrocca prosegue: “Nella zona di Cotabato sarebbero state avvistate forze speciali statunitensi, ma sono solo voci per ora. Lo spettro di un intervento più o meno diretto di militari Usa, oltre a contribuire ad accrescere la tensione, crea molti problemi anche al nostro lavoro umanitario. A parte qualche missionario, in zona la presenza di occidentali è minima. E’ dunque facile essere scambiati per americani e dunque creare sospetti alla popolazione. Un nostro partner locale ci ha consigliato di usare segni distintivi per far capire che apparteniamo a un’Ong italiana finanziata dalla Commissione Europea”.
L’offensiva dell’Afp è arrivata in un momento topico, all’indomani delle trattative di pace tra il governo e il Milf e non si esclude che potrebbe mettere a rischio il negoziato.
In una guerra che dura da oltre trent’anni sono soprattutto i civili a pagare il prezzo più alto: “A Maguindanao e Cotabato – continua Sbrocca – è difficile distinguere tra sfollati interni e non. Qui quasi tutti a più riprese sono stati costretti ad abbandonare le loro case che hanno spesso trovato incendiate e distrutte, perdendo anche il bestiame e il raccolto”.
Molti dicono che il conflitto è a sfondo religioso , “ma – rivela la fonte anonima di Jolo – tra musulmani e cristiani ci sono sempre state buone relazioni. Sono state la legge marziale e l’occupazione militare a complicare la situazione. Molti musulmani hanno dovuto fuggire da Jolo, per esempio. Io sono musulmano, ma ho parenti cristiani. Sono la mia famiglia”.
 

Francesca Lancini

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