17/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il suo avvocato accusa la polizia di averla estorta al suo assistito

Ajmal Amir Kasab, unico membro sopravvissuto del commando che attaccò nel novembre scorso Mumbai causando oltre 170 morti, ha ritrattato oggi, in apertura del processo, la confessione resa settimane fa sostenendo che sia ''frutto di coercizione''.

Secondo i media indiani, che hanno diffuso la notizia, Abbas Kazmi, il legale che difende Kasab nel processo, ha mutato strategia difensiva dopo che aveva sostenuto che l'imputato, un pachistano, dovrebbe essere giudicato per la sua età di 17 anni da un tribunale per i minori. La corte ha però respinto questo argomento dopo che il pm Ujjwal Nikam ha ricordato che lo stesso imputato ha dichiarato di avere prima 19 e poi 21 anni, mentre la difesa non ha portato prove concrete a sostegno di una tesi diversa. Per quanto riguarda invece la ritrattazione della confessione, l'avvocato Kazmi ha detto che ''dopo che una copia della dichiarazione di confessione ci è stata consegnata, il mio difeso ha subito detto che quella non era affatto la sua confessione e che la firma è stata ottenuta con coercizione''. Kasab deve rispondere di atti cospirativi a fini criminali, azione bellica contro lo Stato, rapina e numerosi altre infrazioni del codice penale indiano. Inoltre il giovane è stato anche accusato nello specifico dell'assassinio di quattro ufficiali della polizia di Mumbai.

 

 

Categoria: Guerra, Politica
Luogo: India