La voce di Kimani Ng’ang’a Maruge è profonda come la storia della sua vita
“Sono nato nel 1920 nel villaggio di Molo, non lontano da Nakuru. Mio
padre era uno dei guerriglieri Mau Mau che si battevano contro i
colonizzatori inglesi per l’indipendenza.
Anch’io presi parte a quella lotta armata, pagandone le conseguenze. Un
giorno le autorità mi arrestarono, chiedendomi di fare i nomi dei miei
compagni. Mi rifiutai. Fui minacciato e picchiato a sangue.
Continuai a tenere la bocca chiusa. Non parlai nemmeno quando mi
tagliarono un dito del piede sinistro.
Rimasi in carcere per diverso tempo. Nel frattempo due dei miei figli
furono uccisi negli scontri. Fu allora che decisi che mi sarei chiuso
dentro me stesso: smisi di parlare. Per ben otto anni mi sono finto
sordo e muto. Fui interrogato e processato, ma nulla uscì dalla mia
bocca. Credendomi pazzo, il giudice ebbe pietà di me e mi lasciò
andare.
Tuttavia non ebbi vita facile nemmeno dopo la guerra. Per anni mi sono
dovuto nascondere assieme al mio passato di combattente. Ho perso altri
otto figli, tutti per malattie. E cinque anni fa è toccato anche a mia
moglie.
Qualche tempo fa ho avuto una visione in sogno: dovevo iscrivermi alla
scuola Kapkenduiywa qui a Eldoret, per imparare a leggere e a fare i
conti. Mi sono presentato e ho chiesto di essere ammesso come studente
di prima elementare. Credevano che fosse uno scherzo, mi hanno detto
che non era possibile. Ma non mi sono dato per vinto. Volevo entrare
nella scuola. Così mi sono ripresentato e sono stato accettato.
Oggi vado a lezione tutti i giorni con i bambini. Adoro stare tra loro,
mi considerano il loro “nonno”. Ogni tanto mi soffermo a raccontare
loro qualche storia del mio lungo passato. Non li lascerei per nulla al
mondo.
Giorni fa è venuta una delegazione statale del ministero
dell’Educazione a farmi visita. Volevano trasferirmi in un’altra
scuola, dove avrei trovato altri della mia generazione. Beh, se ne sono
andati via senza di me, non ho nessuna intenzione di andarmene da qui.
E poi voglio finire la scuola e magari andare all’università per
iscrivermi alla facoltà veterinaria. Ma per farlo devo impegnarmi e
studiare tutti i giorni.
Anzi, se non le dispiace devo tornare in classe, è finito l’intervallo e sono
molto occupato”.