15/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La comunità di emigrati in Sudafrica commenta il nuovo corso politico

Il nuovo corso in Zimbabwe è stato accolto con un sospiro di sollievo anche in Sudafrica, dove milioni di espatriati hanno trovato lavoro nel settore dei servizi e dei trasporti. Le performance del governo guidato da Morgan Tsvangirai e il programma di riforme adottato dall'esecutivo hanno preso il posto delle voci sugli abusi commessi dal regime di Robert Mugabe come principale argomento di conversazione.

Nicholas K., tassista, è arrivato a Città del Capo 4 anni fa in séguito alla crisi economica nel suo Paese. "Non c'era lavoro, era impossibile continuare a vivere. Qui almeno ho trovato un'occupazione, e sono riuscito a mandare dei soldi a casa per sostenere la mia famiglia, anche se non a ritmo costante, purtroppo", spiega a PeaceRepoter. "Sono sempre stato un supporter di Tsvangirai, sono sicuro che il peggio per il nostro Paese è passato".

Linda P., impiegata come commessa in un negozio di abbigliamento del centro, è più cauta. "E' vero, la situazione è migliorata, ma onestamente era difficile fare peggio del vecchio governo", commenta scettica. "Più che altro, ho paura che Mugabe non accetti il ruolo di 'presidente onorario' a cui il Mdc vorrebbe relegarlo, e che prima o poi decida di riprendere in mano il Paese".

Un'eventualità che Jideon M., impiegato come operaio nel cantiere del nuovo Green Point Stadium, non prende neanche in considerazione. "Mugabe è finito, negli ultimi mesi si era alienato anche il sostegno delle Forze Armate", racconta durante la pausa pranzo. "Penso che abbia fatto il suo tempo, e non credo che il Mdc sia disposto a vederlo tornare alla guida del Paese".

Mentre per Steven B. studente presso l'Università di Città del Capo, la palla passa ora all'Unione Africana, alla Ue e all'Onu, che dovranno garantire il nuovo corso della politica in Zimbabwe. "Non è possibile andare avanti sulla strada delle riforme senza il sostegno della comunità internazionale", commenta. "Sotto questo punto di vista, il rifiuto degli Usa e dell'Ue di rimuovere totalmente le sanzioni economiche contro il Paese non è stato un gesto lungimirante. Ora abbiamo bisogno di aiuto, non di bacchettate sulle mani".

 

Matteo Fagotto

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