15/01/2004
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"Dopo i disordini, anche il vuoto politico"
Così spiega un nostro informatore, raggiunto per telefono a Port-au-Prince, la
capitale.
"Ora il Presidente Aristide potrebbe governare per decreto, con
tutte le conseguenze che questo comporta: l'aumento del suo potere,
innanzitutto, cioè quello che l'opposizione recrimina. Potrebbe essere
un elemento di tensione in più fra le due parti".
Quali sono gli ultimi fatti? I giorni scorsi abbiamo avuto quarantotto ore di sciopero generale,
domenica è sceso in piazza il gruppo 184, il forum delle
organizzazioni e della società civile. Lunedì è stata la
volta degli studenti: la più grande manifestazione mai registrata
finora. Si è parlato di oltre cinquantamila persone. Martedì il
sindacato ha invitato tutte le scuole a non aprire. Sono chiuse
dall'inizio di dicembre, per i disordini.
Sono peggiorate le condizioni della popolazione? Sì. Si fa fatica a trovare da mangiare, c'è insicurezza ovunque,
soprattutto nei villaggi e nei quartieri più poveri della capitale.
L'amministrazione è paralizzata. A Port-au-Prince la corrente elettrica
c'è, quando va bene, per due ore al giorno. In Europa si mangia una
volta al giorno per dimagrire, qui perchè non c'è cosa mettere in
tavola.
E l'esercito dei bambini reclutato per proteggere Aristide? Le Chimeres sono un esercito privato, sostenuto con fondi statali. Proteggono
il presidente, ma creano anche disordini.
Su di loro non ho dati. Il fatto, però, che l'Unicef continui
a ripetere che ad Haiti i bambini non devono essere armati e utilizzati
in azioni di guerriglia, forse qualcosa vuol dire...
Che cosa succederà ora? Non lo sappiamo. Le manifestazioni si susseguono a giorni alterni. Una
volta manifestano i sostenitori di Aristide, un'altra l'opposizione. E'
un muro contro muro. L'opposizione non vuole discutere con il
Presidente e il Presidente ignora l'opposizione.
Cosa accadrà, nessuno può dirlo. Viviamo alla giornata.
La tensione tra le due parti è altissima e al momento non si intravede una negoziazione.
L'unica proposta è venuta dalla chiesa cattolica, il 21 novembre
scorso. Diceva che la sola uscita dalla crisi erano le elezioni.
Ma non in questo clima. Tanto che, alla luce dei disordini di
dicembre, lo stesso presidente della Conferenza episcopale ha
riconosciuto la proposta sorpassata. Il clima di oggi non è per
niente adatto a nuove elezioni.
Si va verso la rivoluzione? Potrebbe essere definita così, visto che non ci sono termini di
negoziazione e l'opposizione chiede solo la cacciata
dell'avversario.
La liberazione di questo paese, duecento anni fa, è stata una
delle più violente dei Caraibi. Le dittature successive, anche.
Speriamo che non si vada verso una fine del genere.
Che cosa propone l'opposizione? Nulla. Solo la destituzione di Aristide. Per questo è debole. Non
rappresenta un'alternativa credibile e non si colloca in un quadro
giuridico e legale. Un esempio: il 2 gennaio ha presentato un breve
documento di proposte, sparite il giorno dopo. Molti dei suggerimenti
contenuti erano anticostituzionali: come la possibilità di un governo
di transizione di due anni, quando, per costituzione, non può superare
i novanta giorni.
Se Aristide se ne va? Sarà il caos totale. Finiremo come il Rwanda del '94. Ma non se ne
andrà. L'opposizione -ripeto- è troppo debole. E il governo ha ancora
in mano tutto. E ignora l'opposizione. Siamo in un momento di stallo.
Navighiamo a vista, in mezzo al vuoto politico, a due parti che non si
ascoltano, ad un'opposizione che non propone, ad un Presidente che ha
ancora in mano tutto. Non c'è un leader, nè una proposta da sostenere.
Tutto si gioca in piazza.
Di che appoggio gode ancora Aristide? Non si capisce. L'opposizione dice di avere la maggioranza, ma non l'ha
mai dimostrato. Certo è che i disordini di dicembre sono sintomatici:
il bicentenario dell'indipendenza, evento importantissimo, non è stato
una festa civile. E' stato invece un fiasco per il governo di Aristide
e ha dato all'opposizione l'occasione per protestare ancora.
Che cosa sta facendo la comunità internazionale, Stati Uniti e Francia in primo
luogo? Non c'è nulla da fare. Gli Stati Uniti stanno a vedere, con un' unica,
sola preoccupazione: che ad Haiti non arrivi un altro Castro. Va
bene Aristide o un'alternativa, purchè l'uno o l'altra non facciano
paura. Per il resto, si comportano dando un colpo al cerchio e uno alla
botte. Tempo fa, hanno invitato l'opposizione a sedersi al tavolo delle
trattative secondo la proposta della Chiesa cattolica del 21 novembre.
Quello che vorrebbe Aristide, insomma. Poi, a distanza di qualche
giorno, hanno accusato il governo di essere il responsabile dei
disordini in piazza.
Paola Erba