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Le forze si sicurezza che operano nel Kurdistan iracheno agiscono al di fuori della legge. E' quanto emerge da un rapporto di Amnesty International pubblicato oggi.
La regione autonoma del Kurdistan "ha fatto alcuni passi in avanti importanti in materia di rispetto dei diritti umani - ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del programma di Amnesty per il Nord Africa e il Medio Oriente - Allo stesso tempo, però, permangono alcuni gravi problemi, come la detenzione arbitraria, la tortura, gli attacchi ai giornalisti e alla libertà d'espressione, e la violenza contro le donne, che necessitano dell'intervento urgente del governo".
Il rapporto, che si basa su ricerche condotte nel 2008, riporta la diminuzione delle detenzioni senza accusa e senza processo, passate da migliaia a centinaia di casi, ma denuncia il fatto che in alcuni casi la detenzione si è prolungata per oltre nove anni. I ricercatori dell'organizzazione umanitaria hanno raccolto poi testimonianze di detenuti selvaggiamente picchiati o torturati con i cavi elettrici, mentre si danno anche casi di persone "scomparse". Inoltre, Amnesty accusa le forze di sicurezza del Kurdish Democratic Party, il partito al potere del presidente Masoud Balzani, e del partito d'opposizione, il Patriotic Union of Kurdistan, di aver esercitato violenza e minacciato giornalisti, scrittori e accademici che hanno provato a denunciare la corruzione imperante. Nei confronti delle donne, riporta infine il rapporto, alcune leggi sono state introdotte per limitare i cosiddetti "delitti d'onore", ma il numero delle donne uccise resta comunque alto, mentre sembra farsi avanti l'uso di bruciare i corpi delle donne per mascherare i "delitti d'onore".