14/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il recupero della memoria storica della Guerra Civile spagnola non cessa di coinvolgere la storia della popolazione marocchina

scritto per noi da
Sara Chiodaroli

Lo scorso autunno la Spagna democratica si è ritrovata a fare i conti con il doloroso passato della guerra civile (1936-1939) affrontando il problema delle fosse comuni disseminate nell'intero paese e nel tentativo di riportare alla luce il numero e i nomi dei migliaia di desaparecidos, vittime del conflitto e della repressione franchista. Lo scorso mese di ottobre Baltazar Garzón, giudice dell'Audiencia Nacional, indisse l'apertura di un'istruttoria mirata a indagare su questa problematica irrisolta e lanciò una petizione alle istituzioni statali, alla Chiesa, ai partiti politici e alle oragnizzazioni sindacali spagnole, chiedendo di recuperare dai loro archivi i documenti relativi alle vittime della dittatura per rispondere alle numerosissime richieste presentate dalle associazioni dei familiari delle vittime.

In questo clima di riconciliazione, sebbene segnato da non poche polemiche di matrice giuridica e politica, emerse in quegli stessi mesi una richiesta da parte del CMCF, Centre Marocain de la Mémoire Commune et de l'Avenir, un'organizzazione marocchina indipendente fondata lo scorso giugno, con l'intento di riportare alla luce la verità sulle violazione dei diritti umani da parte dell'esercito spagnolo nei confronti della popolazione residente nell'area dell'ex-protettorato (1912-1956). In una lettera inviata al giudice Garzón e alle istituzioni governative di Spagna e Marocco, venivano avanzate alcune richieste di chiarimento rispetto agli arruolamenti forzati applicati alla popolazione marocchina, indispensabili per rinfoltire le fila dell'esercito franchista che si accingeva alla preparazione del colpo di Stato militare del Generale Francisco Franco. Non esistono documenti relativi a questi arruolamenti, il che rende molto difficile valutare il loro numero esatto; tuttavia le stime fanno pensare che siano stati circa 130 mila i cittadini marocchini coinvolti nella guerra civile, dei quali circa 9 mila i minorenni, dai dodici anni d'età. Altra questione spinosa per il governo spagnolo sarebbe l'uso improprio di armi chimiche esercitato nel corso delle guerre del Rif all'inizio degli anni Venti che avrebbero poi condotto all'occupazione di quell'impervia zona montagnosa, dopo l'estenuante resistenza del rifano Abdelkrim Al-Jattabi.

I nodi della storia marocchina e spagnola sono molto stretti ma il recupero della memoria storica spagnola non sembrerebbe essere ancora pronto a coivolgere questa parte di passato. Lo scorso 27 febbraio si è tenuto un seminario di tre giornate nella città di Tetuan, capitale dell'ex protettorato, dedicato al lavoro di recupero dei tasselli di quel mosaico dimenticato per troppi anni. Al tavolo dei lavori erano attese personalità del mondo intellettuale spagnolo, tra cui storici come María Rosa de Madariaga e Bernabé López, i quali tuttavia non si presentarono spiegando l'irrilevanza della richiesta di una qualsivoglia applicazione della Legge spagnola in materia di memoria storica. Essa infatti non contempla tra i suoi destinatari i soldati coinvolti nel conflitto, a prescindere dalla loro appartenenza, bensì le vittime civili della repressione franchista non solo nei tre anni di guerra ma pure negli anni a seguire. Coloro che invece potrebbero ricevere un ricoscimento sono i 700 volontari maghrebini, di cui 200 marocchini e 500 algerini, che si arruolarono nelle città di Orano, Tangeri, Parigi e Marsiglia dando la loro collaborazione al governo repubblicano. Tuttavia questo punto non era stato contemplato dagli organizzatori del seminario. La Presidentessa dell'Organizzazione Marocchina per i Diritti Umani, Amina Buayach, ha chiarito che le proposte avanzate del CMCF non avevano alcun intento provocatorio e che il solo obiettivo era quello di fare emergere le verità taciute, indispensabili per poter ricostruire un futuro comune. Certamente la mancanza quasi totale di documenti scritti renderà ardua la ricerca di dati ufficiali per le organizzazioni marocchine coinvolte, poichè fino a ora le uniche testimonianze relative a quella lontana guerra sono patrimonio della memoria orale della popolazione locale, oltretutto indiretto, dal momento che i veri protagonisti morirono sul campo di battaglia o nel corso degli anni successivi.

Lo scorso venerdì il quotidiano El País ha pubblicato un articolo di commento dello storico Boughaleb El Attar, attivo in questo processo di recupero e oltretutto invitato al seminario organizzato dal CMCF. Nell'intervento dello studioso marocchino emerge un'altra nota dolente da inserire nelle pagine di storia spagnola. Si tratta del problema delle pensioni militari ai soldati marocchini in congedo e alle vedove dei caduti. Molti dei reduci decisero di entrare nelle fila dell'Esercito spagnolo per poter accedere alla cittadinanza spagnola, altri si trasferirono nelle enclavi di Ceuta e Melilla, mentre la maggior parte di essi tornarono nelle zone di montagna da cui erano partiti anni prima, quando qualcuno li aveva convinti a partecipare a una guerra estranea, dipinta a tratti come una "guerra santa", utile a sconfiggere i "nemici dell'islam", così come venivano additati i repubblicani spagnoli. Dal termine del conflitto il governo spagnolo continua a pagare loro regolarmente una pensione. Secondo i dati presentati dallo storico oggi sono 4800 le pensioni versate alla popolazione marocchina, tra reduci effettivi e le vedove. Nel caso delle vedove la pensione spetta loro solo nel caso in cui il marito sia morto in guerra e sono circa 200 i casi di questo tipo. Invece, in caso di morte naturale, viene versato un indennizzo pari a circa 1000 - 1400 dirhams, secondo un provvedimento che risale al 1949 e che da allora non è più stato modificato.
Mentre il paese iberico si appresta ad affrontare e a metabolizzare i fatti dolorosi della propria storia, tirando le somme di tutti i crimini commessi dalla dittatura, resta ancora in sospeso la volontà di riconoscere ufficialmente quello che la stessa dittatura operò fuori dalle terre di Spagna, mietendo nuove vittime che ora non attendono altro che un riconoscimento.