10/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Buenos Aires: due barrios divisi da un muro. Da un lato i ricchi, dall'altro i poveri

Mai nella storia dell'uomo la costruzione di un muro allo scopo di dividere popoli è stata accolta in modo positivo. Soprattuto mai e poi mai è stata la soluzione a qualsiasi problema.

Così accade anche a Buenos Aires, capitale argentina, che da qualche tempo assiste a una diatriba fra le autorità e la popolazione in merito alla costruzione di un muro. La storia ha due protagonisti principali: 33 abitanti del lussuoso quartiere La Horqueta e gli abitanti di un altro quartiere, piuttosto povero e malfamato, Villa Jardin.
Il pomo della discordia? La costruzione di un muro, alto 3 metri e lungo più di 270, che dovrebbe dividere i due barrios riducendo gli spostamenti dei delinquenti, preservando la tranquillità de La Horqueta. "La misura adottata è fascista e xenofoba" avverte Victor Ingrassia, funzionario del distretto di San Fernando, dove si trova Villa Jardin che ha già presentato diversi ricorsi al tribunale per evitare che si continui a costruire il muro.
Di diverso avviso le autorità di San Isidro, dove è ubicata La Horqueta, che sostengono non trattarsi di un vero e proprio muro ma solo di alcuni "blocchi di cemento simili a quelli che si trovano in autostrada e che servono a non far scavalcare gli utenti". Come tiene a sottolineare Gustavo Posse, inventore della misura e amministratore del distretto di San Isidro. "Il mio compito e il mio obiettivo è quello di aiutare e difendere gli abitanti di San Isidro".

Ma sembra che la costruzione del muro di separazione dei due barrios non abbia tenuto conto delle necessità di entrambi e le autorità di San Fernando hanno raccontato di non essere state mai interpellate prima della costruzione della barriera. Un separazione che agli occhi di tutti è un'evidente divisione fra ricchi e poveri. Fra chi si può permettere una casa lussuosa e chi una dimora modesta. Fra chi si arrabatta quotidianamente per portare il pane a casa e chi, probabilmente, il pane lo butta in pattumiera a fine pasto.
"Ci opponiamo con forza a quello che riteniamo essere un atto inconsulto. Chiediamo che intervenga la magistratura e sia fatta giustizia" dice Ingrassia. "Da quando è stato innalzato il muro -continua il responsabile del distretto San Fernando - ci sono giovani che non hanno la possibilità di raggiungere le scuole e adulti che non potendo circolare con le loro auto fanno fatica a dirigersi verso i posti di lavoro".

E le considerazioni di Ingrassia in questo caso vanno davvero oltre la mera considerazione che si può fare sulla costruzione di un muro. "E' una velata accusa. Secondo la misura presa tutti i poveri sono delinquenti. Ma Villa Jardin non è un barrio pericoloso ma un luogo pieno di gente che lavora, urbanizzato e con strade di asfalto, case perfette e non baracche, tutte iscritte nel registro del catasto. Non è certo uno di qui posti dove si vive nell'emergenza" conclude l'amministratore.
Nel frattempo la popolazione si è mobilitata e sono spuntati anche i primi striscioni in cui si ricorda ai dirigenti di San Isidro che "la dittatura è finita e che "tutta la popolazione ha uguali diritti e doveri".
"A me il muro non dispiace. Che i ladri se ne stiano dalle loro parti. Qui nessuno ha il coraggio di dirlo ma siamo tutti d'accordo"racconta uno degli abitanti del ricco barrio La Horqueta. "A me questa divisione non piace" dice Federico che vive a La Horqueta. "Io non sono una delinquente. Vivo a Villa Jardin - dice Sonia - e posso garantire che la maggior parte della popolazione di questo quartiere è onesta e lavoratrice".
La questione resta aperta. E ci vorrà diverso tempo affinchè le cose si aggiustino.

 

Alessandro Grandi

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