08/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Alberto Fujimori è stato giudicato a capo di un sistema illegale che ha dissemianto morte e dolore. Eppure, il 30 percento dei peruviani lo stimano ancora

di Mauro Morbello*

testo raccolto da Stella Spinelli

 

Juana è la coordinatrice di un Comedor popular in un Asientamiento del Distretto di Ate, all'estrema periferia est di Lima. Cinquantadue anni, è venuta nella capitale da una comunità quechua della zona centrale delle ande peruviane a metà degli anni '80, quando il terrorismo cominciava a farsi sentire e i militari con la repressione pure. Sposata giovanissima, separata e quindi madre sola, ha allevato i tre figli vendendo caramelle e dolcetti agli incroci delle strade di Lima. Adesso i figli sono ormai grandi, ma un vero lavoro non l'hanno mai trovato. Due vivono ancora con lei, insieme alle compagne e ai rispettivi figli, due, ancora molto piccoli. La casa di Juana, arrampicata su una pendice polverosa tipica dei cerros, cioè le montagne della precordigliera alla periferia nord est di Lima, è in realtà una baracca di due stanze costruite con assi di legno, non più di 40 m2 in tutto. Il pavimento è in terra battuta e il tetto di lamine di zinco ormai arrugginite. Niente acqua potabile. Un buco per terra evidenziato da tre pali con intorno una plastica azzurra ormai scolorita dal sole è la latrina. Juana si occupa della casa e si prende cura dei nipoti, mentre i figli e le loro compagne hanno ereditato la professione di vendita ambulante di dolcetti per le strade di Lima. Tra tutti portano a casa, la sera, tanto fumo dei tubi di scappamento delle macchine nei polmoni e pochi spiccioli che servono solo a non morire di fame. Questa è la vita di Juana, della sua famiglia, e del 70 percento degli abitanti di Lima. Le speranze di un futuro migliore, sinceramente, scarseggiano. Eppure Juana sostiene Fujimori a spada tratta.

Botta e risposta. In questi giorni, alla nostra domanda "Perché sostieni tanto el Chino?", il suo viso generalmente triste e rassegnato, come solo le popolazioni andine riescono a somatizzare, si ravvivava. Non bastava ricordarle: "Dai Juana, sinceramente, come fai a difendere Fujimori, che oltre ad aver usato mezzi terribili per combattere il terrorismo, ha portato fuori dal paese per sé e per i suoi soci milioni di dollari rubati al popolo, con privatizzazioni selvagge e abusi di ogni tipo. Fujimori ha lasciato un paese economicamente in ginocchio e indebitato. Ha lasciato te e i tuoi figli nella povertà di sempre. Quando ha visto la mala parata se l`è data a gambe levate in Giappone. Perché difendere lui e non sperare in un miglior Presidente per il Perù?". Juana, convintissima, rispondeva: "Se lui ha rubato ha fatto come tutti i presidenti venuti prima e dopo. Qui i presidenti hanno sempre rubato. Se ha ucciso per combattere il terrorismo, fatto sta che il terrorismo non c'è più. Quello che so è che prima di Fujimori io non avevo mai visto un presidente. Nessuno si era mai degnato di venire a visitarci. Lui è venturo spesso. Io l`ho incontrato almeno tre volte, passeggiava con noi per le strade del quartiere, ascoltava i nostri problemi". "Sì, va bene - intervenivamo noi - vi ha ascoltato e poi?". Ma lei ribatteva: "Gli abbiamo chiesto la scuola, ed eccola lì". Gli abbiamo chiesto una tazza di latte per la colazione dei bambini e ce l'ha dato. Non ci ha dato tutto, ma qualcosa abbiamo avuto. Non sarà molto, ma è più di quanto ci hanno mai dato gli altri".

parenti delle vittime di fujimoriDietro l'apparenza. Non è bastato spiegare a Juana che in realtà la scuola e il centro medico del quartiere, che effettivamente sono dell'epoca di Fujimori, sono costati il doppio di quello che dovevano e, dopo poco più di 10 anni, sono già fatiscenti. Non è bastato sottolineare che la spesa per l'educazione con Fujimori è diminuita e le medicine nel centro medico sono state quasi sempre una chimera. La signora ci guardava perplessa e ricominciava: "Sì, ma prima non avevamo neppure le strutture e nessuno si degnava di ascoltarci. C'erano colonne di senderos che scendevano dalla montagna gridando i loro inni e noi avevamo paura. Con Fujimori anche questi sono andati via. Ha fatto comunque, per me, più degli altri. Per questo, nosotros queremos el Chino".

CONTINUA

 

Per saperne di più sulle fasi del processo: Fujimori, è stato terrorismo di Stato

Parole chiave: fujimori, terre des hommes, peru
Categoria: Donne, Elezioni
Luogo: Perù