24/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Italia 140 mila imprese di immigrati che danno lavoro a 150mila dipendenti
Scritto per noi da
Sergio Lott

Secondo gli ultimi dati forniti dalle Camere di commercio italiane, nel 2004 il nostro paese ha avuto 90.365 imprese in più. E’ questa la cifra che si ricava togliendo dal totale delle nuove imprese che hanno iniziato la loro attività nel corso dell’anno il numero di quelle che hanno cessato di esistere. Il miglior saldo degli ultimi sette anni, a quanto pare. Ma la vera notizia è che 30 mila di queste imprese sono state fondate da un immigrato extracomunitario. Un nuovo imprenditore su tre, cioè, viene da un paese al di fuori dell’Unione europea. Nella maggior parte dei casi si tratta di imprese individuali, ma molte di loro si sono sviluppate e hanno assunto personale. Sommate tutte insieme, le aziende con titolare extracomunitario sorte finora in Italia sono 140 mila e danno lavoro a 150 mila persone: di queste, almeno il 20 per cento sono italiane. In altre parole, in un periodo non proprio brillante dal punto di vista economico, gli immigrati offrono un lavoro a circa 30 mila italiani.
Il fenomeno in sé non ha niente di straordinario, se prendiamo in considerazione quanto è avvenuto in altri paesi europei, come Francia, Germania e Gran Bretagna, che sono già molto più avanti di noi su questa strada. Ma il tasso di incremento di queste imprese, che nell’ultimo anno ha superato il 16 per cento, appare eccezionale, soprattutto se paragonato a quello riguardante le imprese nazionali, che fatica a raggiungere lo 0,5 per cento.
 
Imprese più dinamiche. Stiamo insomma recuperando a grandi passi il terreno perduto. E non si tratta di un fuoco di paglia, dal momento che questa crescita è dovuta anche a un tasso di mortalità inferiore a quello registrato dalle aziende italiane. Le imprese  di cittadini extra-Ue hanno quindi una grande capacità di sopravvivere nel tempo su mercato. A cosa è dovuto questo dinamismo? “In primo luogo al fatto che agli immigrati vengono riservati in genere lavori a bassa qualificazione che noi non vogliamo più fare” risponde Luciano Gallino, ordinario di sociologia all’università di Torino, “mentre spesso hanno titoli di studio elevati e quindi sono spinti a valorizzarli. Molte comunità straniere sono divenute importanti in certi lavori non tanto per una particolare predisposizione culturale, ma perché erano escluse da altri. Un ruolo importante gioca probabilmente anche la loro giovane età media, che li rende più intraprendenti, più disponibili a rischiare nel contesto di una popolazione che tende invece a invecchiare e a ripiegarsi sulle proprie sicurezze”.
La distribuzione delle piccole ditte con titolare extracomunitario non appare neppure legata alla forza o alla debolezza delle economie locali. Tra le province a maggiore densità di imprese straniere, infatti, accanto alle ricche Milano, Parma e Reggio Emilia troviamo Caserta, Agrigento e Catanzaro. Fra quelle a minore densità, invece, Napoli, Enna e Oristano compaiono vicine alle più ricche Bolzano, Como e Novara. La provincia di Milano è certamente quella dove le ditte extracomunitarie mostrano maggiore vitalità. Dalla ricerca “Immigrati imprenditori”, fatta pubblicare dalla Camera di Commercio di Milano, risulta che la maggioranza di questi imprenditori è composta da egiziani, cinesi e marocchini, ma un grosso contributo viene anche da senegalesi, peruviani e cittadini est-europei. Le attività si concentrano soprattutto nei settori del commercio, dell’edilizia, dell’abbigliamento e dei servizi. “Sono aziende inserite pienamente nel tessuto economico milanese” dice Eugenio Zucchetti, uno dei curatori della menzionata ricerca, docente di sociologia economica all’università cattolica di Piacenza. “Anche quando non hanno dipendenti italiani, lavorano per ditte italiane e sono aperte allo scambio con clienti e fornitori italiani. Si può sostenere, perciò, che il processo di integrazione è in atto, ma si tratta sostanzialmente di un processo dal basso”.
Come dire che gli italiani sono presenti, aiutano e sostengono gli immigrati che lavorano in proprio, ma le istituzioni, a parte qualche iniziativa della Camera di Commercio e di vari istituti di credito, tuttora latitano.
 
Categoria: Migranti, Popoli
Luogo: Italia