24/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Per gli iraniani le minacce degli stranieri significano sostegno al regime
scritto per noi da
Narghes Bajoghli
 
Azadi Square a TeheranC’è stato il recente incendio in una moschea di Teheran, il terremoto presso la città di Kerman e l’accresciuta pressione politica sul Paese da parte degli Stati Uniti; gli ultimi giorni di questo inverno in Iran sono pervasi da un senso di timore, tristezza e incertezza.
I bilanci delle vittime continuano a crescere, mentre le notizie della misteriosa esplosione vicino a Bushehr intasano le onde radio di notiziari; la vita continua, ma non si può evitare di percepire l’ansietà che stringe lo stomaco della gente. Mentre queste impressioni si intensificano, la repubblica islamica, come sempre, le dirige magistralmente, sfruttando il recente anniversario della Repubblica Islamica e il mese islamico del Moharram. Come un burattinaio, il governo ha usato la marcia del 10 febbraio, commemorazione del 26mo anniversario della rivoluzione, per dimostrare agli Stati Uniti che l’Iran non si lascerà sbeffeggiare e non cederà di un millimetro nelle trattative con l’Unione Europea e nemmeno in caso di attacco.
In uno dei giorni più nevosi degli ultimi 26 anni, una folla sorprendentemente numerosa si è raccolta a Azadi Square, Piazza della Libertà, per mostrare la propria unità davanti alle minacce statunitensi. Negli ultimi otto anni le frustrazioni della gente nei confronti della Repubblica Islamica sono cresciute costantemente al punto che il governo ha dovuto affrontare un serio problema di legittimità, fino a che le forze conservatrici, nel 2004, non hanno deciso di usare le forza e il potere per riprendere posizione in tutti gli organi del governo.
Tuttavia, quando le minacce statunitensi contro l’Iran si fanno più insistenti, gli iraniani iniziano a mostrare maggiore coesione alle spalle di un governo in cui non hanno fiducia, ma che preferiscono sempre ad una invasione/occupazione. Se davvero gli Usa vogliono un cambio di regime in Iran, attaccando il paese spingeranno la gente a supportare la Repubblica Islamica anziché tradirla.

Meglio i burattinai dei pupazzi. Mentre cresce la paura di azioni da parte Usa, la televisione di stato trasmette notizie dei progressi militari della nazione. Il capo delle forze armate appare nei notiziari ogni sera per parlare di qualche nuova e perfezionata arma, lo stato mostra i muscoli a beneficio della sua dubbiosa audience domestica, per convincerla di essere in grado di affrontare il Grande Satana.
Per fortuna del governo, il mese del Moharram, durante il quale si commemora il martirio dell’Imam Hussein, figlio di Ali che secondo gli sciiti sarebbe diretto successore del profeta, è iniziato la scorsa settimana. Le strade principali e i negozi della città sono coperti di bandiere nere e striscioni, la radio e la televisione trasmettono incessantemente canzoni di adorazione, lamenti e amore per ricordare la battaglia dell’Imam contro Yazid.
Mentre gli sciiti di tutto il paese onorano la leggenda dell’Imam Hussein che difendeva i valorosi contro i corrotti, il governo traccia senza sforzo il parallelismo con l’attuale clima politico. Così la musica, la pubblicità e i programmi TV diventano strumenti di propaganda per la Repubblica Islamica. Dunque mentre i giochi politici continuano su tutti i fronti, gli iraniani, stanchi della politica, delle menzogne, del sangue, delle rivoluzioni e delle guerre, tentano di tirare avanti con le proprie vite.
Nei campus universitari si parla ben poco del possibile attacco Usa, semplicemente i più pensano che non accadrà. Ma tra le fila della generazione precedente, coloro che hanno esperienza degli sconquassi della storia moderna iraniana sanno fin troppo bene che la politica non è mai quello che sembra. Per loro le minacce statunitensi significano semplicemente lo scenario peggiore: uniti a difesa della Repubblica Islamica, perché i governanti di oggi perlomeno non sono pupazzi stranieri.
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Iran
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