04/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'inviata del Manifesto era stata rapita il 4 febbraio a Baghdad
Venerdì 4 marzo 2005: Libera!
La notizia arriva come un fulmine. La televisione satellitare in lingua araba al-Jazeera, intorno alle 18.40, diffonde la notizia che Giuliana Sgrena è finalmente libera.
E al manifesto, finalmente, possono piangere. 
 
 
 
 
Sabato 19 Febbraio. Una marcia silenziosa.
Duecentomila, cinquecentomila persone. Queste le cifre della manifestazione svoltasi a Roma. Comunque tanta gente scesa in piazza per chiedere la liberazione di Giuliana Sgrena, di Florence Aubenas e di Hussein Hanoun. Per chiedere la fine della guerra e dell'occupazione in Iraq. Il corteo è partito poco prima delle 15 da piazza della Repubblica e per ore ha percorso in silenzio le vie della capitale fino al Circo Massimo. E' stata una marcia silenziosa, senza gli slogan e i suoni di tanti cortei, bagnata da qualche goccia di pioggia.
Alla manifestazione erano presenti i genitori di Giuliana Sgrena. ”Vedendo tutte queste persone e tutti questi giornalisti, oggi siamo ancora più ottimisti di ieri” ha detto il padre della giornalista. Anche il compagno di Giuliana, Pier Scolari, si è detto felice di vedere tante persone in piazza: “Mi sento bene perché dopo 15 giorni mi trovo in mezzo a tanta gente che vuole la liberazione di Giuliana, e speriamo che avvenga presto”.
Dal palco alla fine del corteo hanno parlato tra gli altri Simona Torretta, Luciana Castelliane Gabriele Polo direttore del Manifesto: “Mette fuorilegge la guerra” ha detto quest'ultimo. Finiti i discorsi, spazio alla musica con il concerto di Assalti Frontali, Ricky Gianco, Tete de Bois e tanti altri.

Uno scappellotto per la libertà, editoriale di Maso Notarianni


Mercoledì 16 Febbraio. La Associated Press Television diffonde un video con un appello di Giuliana Sgrena.
La giornalista, dimagrita e provata, indossa una maglietta verde e parla in italiano e in francese. Al suo fianco, una scritta, presumibilmente "Muhjaheddin senza frontiere". Giuliana si rivolge al compagno Pier Scolari, alla famiglia, "alle persone che hanno lottato contro l'occupazione e a tutto il popolo italiano". "Chiedo a Pier  - dice Giuliana Sgrena - mio marito: aiutami; solo tu mi puoi aiutare fino in fondo a chiedere il ritiro delle truppe. Io conto su di te. La mia speranza è solo in te. Tutto il popolo italiano deve aiutarmi, tutti coloro che sono stati con me in queste lotte devono aiutarmi: la mia vita dipende da voi. Fate pressioni sul governo. Questo popolo non vuole occupazione, non vuole truppe, non vuole stranieri. Aiutatemi voi a salvarmi. Ho sempre lottato con voi. Chiedo al governo italiano, al popolo italiano contrario all'occupazione, chiedo a mio marito, vi prego, aiutatemi - prosegue la Sgrena -. Dovete fare tutto quello che potete per mettere fine all'occupazione. Conto su di voi, potete aiutarmi. Nessuno dovrebbe venire in Iraq in questo momento, neanche i giornalisti, nessuno". Giuliana Sgrena chiede anche al marito di mostrare le foto dei bambini iracheni feriti dalle cluster bomb che lei stessa aveva scattato nell'ospedale di Hilla.

Raccogliamo il suo appello
, editoriale di Maso Notarianni

Gli appelli per la liberazione
di Giuliana Sgrena si moltiplicano. Gli Imam delle moschee italiane, il mondo delle associazioni, la società civile irachena, italiana e internazionale si mobilitano per il rilascio di una giornalista di pace. Il Manifesto produce un video che viene trasmesso da AlJazeera.

Venerdì 4 Febbraio. Giuliana Sgrena viene rapita a Baghdad.
Il sequestro è avvenuto nei pressi della moschea di al Kastl, nella zona dell'università, dove Giuliana si era recata per realizzare alcune interviste: "Non è mai stata una reporter che resta in albergo", come ha ricordato una delle fondatrici de Il Manifesto, Luciana Castellina.

''Giuliana è una donna di pace, ama molto l'Iraq e come tutti noi è contro la guerra''. Il direttore de Il Manifesto, Gabriele Polo, ha commentato così il rapimento della collega Giuliana Sgrena. Come giornalisti di pace, facciamo nostre le sue parole, e ci appelliamo ai rapitori affinché sia subito liberata. Perché liberare Giuliana significa, anche, liberare una voce del popolo iracheno.

Giuliana è la seconda giornalista rapita in Iraq dall'inizio di quest'anno: Florence Aubenas, reporter francese di Libération è scomparsa il 5 gennaio 2005 a Baghdad, insieme al suo interprete iracheno Hussein Hanoun Al-Saadi. Un duro colpo per la stampa francese, a poco più di un mese dal rilascio di Georges Malbrunot e Christian Chesnot, liberati dopo tre mesi e mezzo di prigionia.

Altri due reporter risultano ancora scomparsi in Iraq: Frédéric Nérac, cameramen francese che lavora per un'emittente britannica, di cui non si hanno notizie dal 22 marzo 2003, e il cameramen iracheno Isam Hadi Muhsin Al-Shumary, sparito dal 15 agosto 2004.
 
«Una profonda conoscitrice della realtà politica, sociale e umana dell’Iraq e soprattutto studiosa delle questioni mediorientali». E’ con queste parole che i colleghi de Il Manifesto hanno descritto Giuliana Sgrena. Lei ama l'Iraq, le interessa, lo studia, cerca di comprenderlo. E per questo c’è stata parecchie volte, anche prima della guerra. L’ultima volta è partita dall’Italia il 23 gennaio per il passaggio di consegne con il collega e amico Stefano Chiarini, che è rientrato proprio oggi a Roma. Per il periodo elettorale, infatti, sono stati insieme, lavorando fianco a fianco. 

Appassionata del suo mestiere, Giuliana è stata spesso anche in Afghanistan e in Pakistan, e ancora prima è stata l'inviata nell'Algeria degli anni Novanta, ai tempi della massima ferocia degli uomini del Gruppo Islamico Armato (Gia). Poi ha lavorato dall’Egitto e dalla Somalia nel momento del caos assoluto dei signori della guerra.

Anni di vita nel cuore dell’Islam, anni di riflessioni e presa di coscienza del fondamentalismo che l’hanno portata alla convinzione che il progetto politico-militare che ne consegue ruoti intorno alla condizione delle donne. Giuliana Sgrena ha sempre sostenuto che la vera posta in gioco dello scontro con l’Islam sia l’emancipazione delle donne, sia la possibilità di una società mista. Di qui la feroce segregazione dei Talebani afghani, raccontati da lei in “Alla scuola dei Taleban”, (manifestolibri, 2002), oppure i passi indietro delle donne irachene, descritti in ”Il fronte Iraq. Diario di una guerra permanente” (manifestolibri, 2004).
Categoria: Guerra, Media
Luogo: Iraq