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scritto per noi da
Margherita Dean
Marina splende, abbraccia tutti, amici e sconosciuti; la vittoria dopo almeno un anno di denunce, trattative, scontri e dolore ha finalmente vestito il suo sguardo di fierezza e gratitudine. Oggi, 2 aprile 2009, giorno dello sciopero generale indetto dai sindacati greci "perché non siano i lavoratori a pagare le conseguenze di una crisi causata da chi ha approfittato'' dell'attuale modello economico, le donne delle pulizie vincono.
Era la notte del 23 dicembre scorso, quando Costantina Kuneva, cittadina bulgara residente ad Atene, fu attaccata da due energumeni che, col vetriolo, le distrussero un occhio e le corde vocali, danneggiando l'altro occhio e parti dell'esofago. I media televisivi diedero rilievo all'accaduto con singolare ritardo, così come singolare fu il tergiversare della polizia le cui indagini, a oggi, possono definirsi inesistenti. Tutti però, già allora, cercarono i motivi dell'aggressione nell'attività sindacale della vittima, donna delle pulizie della ditta OIKOMET, appaltatrice dell'ISAP, linea metropolitana che, dal 1976 unisce il settentrione ateniese con il Pireo. Costantina Kuneva, una delle tante responsabili per la pulizia di linea elettrica, università, biblioteche, musei, uffici e quant'altro di proprietà e gestione pubblica; proprio lei, una alla quale si passa accanto di fretta, senza guardarla in viso, mentre spinge secchi d'acqua maleodorante; Costantina, che appena arrivata ad Atene si iscrisse al piccolo sindacato degli addetti all'igiene per divenirne, a breve, segretaria generale. L'immigrata bulgara, la cui disgrazia fece scoprire all'opinione pubblica che gli schiavi moderni esistono anche in Grecia. Costantina Kuneva, infatti, subì un attentato il cui mandante è ufficialmente sconosciuto, peccato che contro il suo datore di lavoro, la OIKOMET, ci fossero già tante denuncie di sfruttamento economico e terrorismo morale nei confronti dei dipendenti. Oggi Costantina è ancora in ospedale ma le sue colleghe, dopo trattative attese per lunghe ore sul marciapiede adiacente all'ISAP, usciranno dall'edificio trionfanti, accompagnate dai sindacalisti dell'ISAP stesso, ormai fedeli alleati della loro lotta.
La strada è gremita di persone, alcune sono presenti dalla mattina presto, altre si uniscono col passare delle ore. Quando le manifestazioni finiscono, arrivano alcuni cortei di sostegno mentre ogni tanto squadre di agenti anti - sommossa provocano i manifestanti; è la voce di Vlassia Papathanasi allora, oresidente del sindacato degli addetti all'igiene, che tuona invitando gli uni a ‘'scomparire'', gli altri a mantenere la calma. Eccola che sale, Vlassia, pare essere protetta dagli astanti, trarre forza dalla loro presenza, sale agli uffici d'amministrazione dell'ISAP. Sono passate oramai più di due ore quando finalmente riappare. Hanno vinto: non ci sarà più nessuna OIKOMET, nessun altro appaltatore, il loro datore di lavoro sarà direttamente l'ISAP. ‘'Sai che abbiamo pensato anche ai nostri colleghi cittadini non europei? Sai che si sono impegnati anche per loro, li assumeranno nonostante le difficoltà legali?''. La guardo rispondendole che hanno appena creato un precedente. O meglio, molti precedenti: sono riuscite a farsi affiancare non tanto dalle grandi organizzazioni sindacali, quanto da movimenti quasi spontanei di solidarietà, sono riuscite a imporre le loro ragioni nonostante l'esiguità degli iscritti alla loro organizzazione, hanno provveduto anche per i diritti dei loro colleghi non europei. ‘'Sì, forse, però stiamo tutti lottando per l'ovvio'', ribatte Ghiannis, ‘'stiamo lottando contro le moderne forme di schiavitù, ci stiamo battendo per la fine del commercio di speranze per cui lo Stato greco assume con contratti a termine i suoi dipendenti. Se le cose non cambiano entro la fine dell'anno io me ne vado in Belgio'', aggiunge. In quel momento, però, il suo telefono squilla, è la mamma di Costantina, vuole sapere tutto, ogni dettaglio, ogni particolare. La voce di Ghiannis si ammorbidisce, ha fatto tanto per lei e Costantina, le racconta della giornata di oggi, tutto contento. Eppure so che da domani i suoi pensieri torneranno ai moltissimi lavoratori in Grecia che di diritti ne hanno sempre meno.