10/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi è il giorno delle elezioni in Afghanistan, ma in pochi sanno come e chi eleggere
Elettori davanti a un seggio“Mi sono registrato nelle liste elettorali ma non andrò a votare”, confessa Ebadullah Eba di, un giovane medico chirurgo di Kabul. “Tutta la mia famiglia se ne starà a casa il giorno delle elezioni. Abbiamo deciso così perché tanto sappiamo che l’esito del voto è già stato deciso dagli stranieri”.
“Ho ritirato la tessera elettorale ma non la userò perché queste non saranno elezioni democratiche”, afferma anche Fridoun, un giovane studente universitario della capitale. “Sono i paesi stranieri che hanno già deciso al posto nostro chi diventerà presidente”.
Entrambi si riferiscono all’attuale presidente provvisorio scelto tre anni fa dalla Casa Bianca, Hamid Karzai, dato da tutti come il vincitore scontato delle elezioni di domani e apertamente sostenuto dagli Stati Uniti. “Ma guardatelo”, dice una donna che preferisce rimanere anonima. “Ha fatto tutta la campagna elettorale circondato da guardie del corpo americane e soldati armati fino ai denti. Non capisco perché un presidente che dovrebbe essere così popolare da vincere sicuramente le elezioni debba essere protetto così, debba basarsi sulla protezione degli stranieri”.

Abdul Salam Safari, docente all’università di Kabul, è sicuro che il voto sarà manipolato. “Vi saranno brogli per far apparire Karzai come il vincitore assoluto. E’ lui l’uomo sostenuto dagli stranieri, e la storia dell’Afghanistan dimostra che sono stati sempre i personaggi appoggiati dall’esterno a comandare”.
Non si fa illusioni nemmeno lo stesso candidato avversario di Karzai, il tagico Yunus Qanouni, ex ministro dell’Educazione, critico verso gli americani e le loro interferenze nelle faccende politiche afgane. “Avrei buone possibilità di vincere, ma le irregolarità avvenute in campagna elettorale e quelle che certamente avverranno sabato faranno sì che vincerà il candidato sostenuto dagli Stati Uniti”.

Il primo fattore che fa sorgere dubbi sulla regolarità di queste elezioni è rappresentato dal numero di votanti. Come ha denunciato recentemente Human Right Watch, e come è facile riscontrare parlando con gli afgani, molte persone si sono registrate più volte con nomi diversi. Moltissimi hanno due o tre tessere elettorali, alcuni anche di più. Anche i bambini sono riusciti ad accaparrarsene. A Kabul gira voce di una donna che, grazie alla copertura del burqa, avrebbe collezionato addirittura quaranta tessere elettorali. Si dice che questo accada perché la gente pensa che le tessere diano diritto a razioni alimentari o altri benefici. Ma molti ammettono che c’è un mercato di tessere, e che il prezzo medio è di cento dollari l’una: una fortuna per una famiglia afgana.

Cifre irrisorie per i capi tribù e i signorotti della guerra che, oltre a ordinare alla propria gente per chi votare (dietro la minaccia di ritorsioni violente), hanno l’effettivo controllo del territorio (e dunque dei seggi elettorali) al di fuori di Kabul. Gli Stati Uniti hanno dato al governo, cioè a Karzai, dieci milioni di dollari per organizzare le elezioni, e la sua campagna elettorale. Di certo non li ha spesi tutti in manifesti e volantini. Sempre Human Right Watch ha raccolto testimonianze del fatto che i signori locali e i capi tribù hanno ricevuto ingenti somme dai candidati per far sì che nel loro territorio la gente votasse per la persona giusta. Soldi che magari sono serviti anche per comprare tessere elettorali da dare a chi è disposto ad andare a votare più volte per lo stesso candidato.

Per fronteggiare questo problema è stato previsto che chi sabato andrà a votare verrà marchiato sul pollice con un inchiostro indelebile per impedirgli di ripresentarsi. Sulla carta un ottimo sistema che però, osserva qualcuno, va tradotto in pratica dal personale dei seggi elettorali. E questo non è così scontato. Si voterà in cinquemila seggi sparsi nei più remoti angoli del paese, seggi che saranno monitorati da venticinque osservatori dell’Osce e da altri duecento osservator i internazionali. Assieme a loro circa quattromila osservatori afgani (cioè nemmeno uno per seggio), anch’essi comunque soggetti ai condizionamenti dei boss locali.

Cartelloni con i candidatiNon è certo un gran segno di democraticità poi il fatto che i diciassette candidati avversari di Karzai siano dati tutti, in partenza, come perdenti. Il candidato tagico Yunus Qanuni, di cui si è già parlato sopra, è già dato secondo con un netto distacco. Le briciole dei voti se le spartiranno gli altri due principali contendenti: il famigerato signore della guerra Abdul Rashid Dostum, candidato della minoranza uzbeca, e Mohamed Mohaqiq, rappresentante della comunità hazara sciita. Massouda Jalal, unica candidata donna, indipendente da ogni gruppo etnico, pediatra progressista, sostenitrice dei diritti delle donne e della lotta contro la povertà, raccoglierà voti solo tra le elettrici afgane di Kabul, dato che le donne delle zone rurali voteranno per chi decide il padre o il marito.

Gli altri tredici candidati è come se non ci fossero. Ieri, due di loro (Sayed Ishaq Gailani e Abdul Hasseb Aryan) si sono addirittura ritirati dalla corsa alla presidenza.
La maggior parte di loro ha giocato la campagna elettorale sulla richiesta di rinviare il voto e di accorparlo alle elezioni legislative previste per l’aprile 2005 perché il paese – dicono loro – non è pronto per questo appuntamento, che si è voluto per forza mantenere non nell’interesse del popolo afgano, ma nell’interesse di un’altra campagna elettorale, quella americana.
“La necessità di tenere le elezioni presidenziali ora non ha ragioni credibili”, afferma Vikram Parekh, analista politico afgano che lavora per il centro di ricerca International Crisis Group. “Nessuno ha fornito spiegazioni convincenti sul perché le ragioni che hanno motivato il rinvio delle elezioni parlamentari (la mancanza di condizioni di sicurezza, di un attendibile censimento elettorale e di infrastrutture adatte) non siano state ritenute valide anche per rinviare il voto presidenziale. E’ normale che così si alimenti il sospetto che tutto serva solo alla campagna elettorale del presidente Bush”.
 
 
Seguono alcune testimonianze raccolte dall'agenzia giornalistica indipendente Institute for War and Peace Reporting.
 
 
Per aiutare gli elettori analfabeti (oltre il sessanta per cento della popolazione afgana) le schede elettorali che verranno usate oggi recano, accanto ai nomi dei candidati, le loro fotografie.

Nazeefa, 24 anni, di Kabul, dopo aver contemplato per un paio di minuti la scheda ha puntato il dito sulla foto dell’attuale presidente provvisorio, Hamid Karzai, dicendo che voterà per lui. “Karzai ha fregato tutti quindi vuol dire che è uno che sa il fatto suo: ha fregato i mullah, i mujaheddin e anche gli occidentali”.

Bakhtoom Shah, 45 anni, di Parwan, non ha idea di cosa sia quella scheda. “Se voto per uno, poi gli altri candidati se la prendono, quindi io farò una croce nella prima casella che capita, a caso”.

Ezatullah, 25 anni, di Wardak, dice di riconoscere due dei candidati. “Voterò per Karzai perché è un uomo famoso. Non certo per Dostum, che ha massacrato migliaia di musulmani”.

Abdul Raheem Jan, 58 anni, anche lui di Wardak, confessa di non avere idea di come si voti. “Non ho idea di come si usi questa scheda, non so a cosa serva e non riconosco nessuno dei personaggi ritratti in queste foto, tranne il presidente Karzai ovviamente”.

Meena, una donna di 40 anni, di Kabul, è ancora indecisa. “Sì, so che questa serve per votare ma non riconosco nessuna di queste facce, esclusa quella di Karzai. Ma non so se voterò per lui”.

Samar Gul, 25 anni, insegnante al liceo Ansar ul Muminin di Wardak, è invece informato e deciso. “Voterò per Karzai, perché lui è il candidato migliore”.

Scrutatori in attesaMuhibullah, un suo studente di 19 anni, è ugualmente informato ma denuncia che molti suoi compaesani non lo sono. “Ai corsi elettorali che ci hanno fatto a scuola si sono presentati in pochi, quindi sono molti i miei amici che non sapranno come utilizzare queste schede”.

Azizullah, 20 anni, di Kabul, ammette la sua ignoranza ma appare deciso su chi voterà. “Non sapevo che fossero queste le schede elettorali, ma riconosco la faccia di Qanuni, il rivale di Karzai, e io voterò per lui perché lui vuole ricostruire il nostro paese”.

“Najibullah, 33 anni, di Parwan, ha un negozio di specchi a Kabul. Prima di parlare fissa e studia la scheda per cinque minuti. “Riconosco la foto di Latif Pedram, ho visto i suoi manifesti per le strade: voterò per lui perché dice di essere un democratico”.

Naiko, 65 anni, di Kabul, sa perfettamente come usare la scheda, ma non voterà. “Nessuno di questi candidati mi piace, quindi non voterò per nessuno”.

Enrico Piovesana

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