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Quattro algerini tra i fondatori del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, Gspc, hanno lanciato un appello agli uomini di Al Qaeda nel Maghreb, affinché si arrendano e abbandonino le armi.
L'invito è apparso oggi sulle pagine del quotidiano algerino Libertè. "Diamo questo consiglio ai nostri fratelli che si trovano sulle montagne e che conosciamo" dicono i quattro, che poi concludono: "C'è stato il tempo del Gia, quello del Gspc e di al-Qaeda, noi sappiamo quale sia la vostra situazione e vi consigliamo di ritornare alle vostre famiglie". Gli estensori dell'appello sono: Abu Omar Abdelbaer, ex capo dell'ufficio informazione del Gspc che non acettò Al Qaeda nel Maghreb e denunciò il patto tra l'attuale capo del gurppo qaedista algerino, Abdel Malik Droukedel, e Abu Musab al Zarqawi, defunto leader di Al Qaeda in Iraq. Accanto al nome di Abdelbaer figura quello di Abou Zakaria, ex capo medico del Gspc, e quelli due comandanti locali: Mossab Abou Daoud e Mahdi Nouredinne. Nel frattempo, da alcuni giorni 25 miliziani di Al Qaeda in Maghreb si trovano accerchiati dall'esercito di Algeri sui monti vicino alla città di Skikda, nella parte orientale del Paese. Secondo fonti ufficiali, sarebbero rimasti ormai senz'acqua e senza munizioni. Il presidente Abdelaziz Bouteflika ha lanciato quest'ultima campagna contro il terrorismo islamico in vista delle elezioni che si terranno il prossimo 9 aprile. Oltre alle operazioni militari il governo di Algeri propone un'amnistia per chi consegnerà spontaneamente le armi.
Naoki Tomasini