23/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un fiume di cinquecentomila visi silenziosi è sfilato sabato per le vie di Roma, un movimento di persone che, portavoce di tanti che non hanno potuto raggiungere la capitale, con sempre più affermata convinzione chiede di deporre le armi, di cessare le carneficine che insanguinano il mondo, riempiono la nostra vita di paure, di timori, di una crescente intolleranza; siamo in tanti a chiedere di liberarci dalle “guerre” che stanno travolgendo tutto e in quel tutto travolgono anche chi da sempre ha dato voce agli oppressi, alle violenze nascoste dalle facciate politiche internazionali, ai soprusi perpetrati sulle donne, sui bambini: gli indifesi che pagano con la loro vita il valore intoccabile di una fetta di mondo ricco.
 
 
Un fiume di cinquecentomila persone ha chiesto la liberazione di Giuliana Sgrena, giornalista del quotidiano Il Manifesto, una voce di pace, donna di coraggio e che del coraggio di gridare la verità ha fatto missione della sua vita e della carriera di giornalista “libera”.
 
Giuliana c’era quando la violenza di assurde idee integraliste si scagliava sulle donne in Algeria e nei paesi che nascondono il loro agire violento e subdolo dietro la facciata di una religione che non ha niente a che dividere con la fede e tanto meno con Dio; c’era a difendere gli ultimi oppressi dalla dittatura di un’economia sbagliata, c’era quando guerre, come quella che ora l’ha strappata dalla sua missione, davano inizio a nuove carneficine ed un altro buco nero di violenza che non ha mai fine. Le persone come Giuliana Sgrena nel mondo sbagliato delle guerre, sono la voce di chi crede ancora che l’uomo non è solo figlio di “Caino”, che la violenza genera sempre e solo violenza, che ogni guerra è sbagliata, che non esiste una guerra giusta o più scusabile di altre e che, se non ci sono uomini e donne che devono, per diritto acquisito, vivere e altre morire, il diritto alla vita spetta a tutti.
 
Viviamo in un angolo di mondo che si afferma ”civile”, impregnato di parole come democrazia, giustizia ed eguaglianza, ma che ha sempre più le sembianze d’un avvoltoio pronto a dividersi quel che rimane sul terreno delle guerre, con quell’espressione “civile” che chiamano spesso ricostruzione. Giuliana era a giro per il mondo per guardare, meditare, porsi le domande di tutti e raccontare con libertà i soprusi, le ingiustizie, le sopraffazioni; per questo dobbiamo aggiungere la nostra voce al coro delle tante voci di pace, chiederne la liberazione, chiedere con lei che ha sem pre creduto e lottato per questo, di “liberarci dalle guerre”.
 
Valerio Gardoni
Categoria: Pace
Luogo: Italia