04/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Buttino Marco e Rognoni Alessandra, Zamorani 2008

Scritto per noi da
Maria Elena Murdaca

Ho visto un documentario sulla Cecenia mentre ero all'estero...ho pianto tantissimo, poi ho deciso che non ne volevo più sapere
M.V., 26 anni, russa

Noi russi siamo stanchi di queste cose, non vogliamo più sentire
N.N., 29 anni, russa

Per il fatto che loro non vogliono sapere, noi moriamo
B.A., 26 anni, ceceno

Sapere. Non è solo un diritto. In alcuni casi è anche un dovere, un imperativo categorico. Quando si tratta di guerra, di violenze, di torture, la repulsione è un istinto naturale. Ma non è giusto nei confronti di chi la guerra, la violenza e la tortura le ha sperimentate sulla propria pelle. E' così che l'informazione a volte può trasformarsi in un atto di giustizia morale. Quando si parla di Cecenia è facile farsi prendere dall'emotività o dall'incredulità. Mantenere un atteggiamento obiettivo e cercare di capire che cosa è veramente successo, senza lasciarsi travolgere dalle emozioni non è facile, eppure è doveroso se si vuole fare chiarezza, perché un'informazione distorta è dannosa quanto l'assenza di informazione.

Per questo è più che benvenuto il volume "Cecenia. Una guerra e una pacificazione violenta", che accompagna l'omonima mostra fotografica esposta a Torino e dedicata ad Anna Politkovskaja, curata da Marco Buttino e Alessandra Rognoni, in collaborazione con Memorial e Memorial Italia, che hanno messo a disposizione di quanti vogliono sapere la loro vasta e approfondita competenza scientifica in materia di Cecenia, realizzando un'opera che al momento è quanto di più completo ci sia sull'argomento in lingua italiana, e probabilmente una delle più pregevoli in circolazione, a livello internazionale. Un lavoro impegnativo, perché, come precisa Marco Buttino nell'introduzione, qualsiasi visione manichea del conflitto non rende giustizia all'intricata realtà dei fatti. La questione cecena è materia estremamente complessa. I fattori in gioco sono molteplici, e non sempre di immediata comprensione. La scarsa conoscenza della storia della regione non aiuta.

Foto di MemorialIl volume è composto da 12 capitoli e due sezioni fotografiche. Dodici capitoli, ognuno dedicato all'approfondimento di un aspetto della questione cecena. Già solo questo dato, preso singolarmente, dà l'idea del labirinto in cui si sta per addentrare il lettore che voglia saperne di più. Dodici capitoli realizzati da un'equipe di esperti e accademici di livello internazionale: russi, americani, ceceni e, naturalmente, italiani, hanno lavorato per garantire l'alto livello scientifico della pubblicazione. Alcuni interventi trattano aspetti decisamente trascurati dai media, anche se occorre precisare, che a parte gli spettacolari attentati a Mosca e in Ossezia del Nord i media occidentali, e in particolare quelli italiani, non hanno mai dedicato grande attenzione alla copertura mediatica di un conflitto che si trascina da più di 10 anni, e ci piacerebbe saperne la ragione. Apre e chiude la rassegna dei saggi la co-curatrice della mostra Alessandra Rognoni. Il suo essay indaga gli avvenimenti in Cecenia nei dieci anni precedenti il crollo dell'Urss, dando particolare rilievo al tema del recupero della memoria, negli anni in cui si sono create le premesse del conflitto, consentendo di inquadrare tutti i contributi successivi. La sua raccolta di interviste "Voci dal Caucaso", in chiusura, ci ricorda che quando si parla di guerre, si parla sempre e comunque di persone.

Foto di Lidia YusupovaIl contributo di Georgi Derlughian, anch'esso di taglio storico, illustra le circostanze economiche, sociali e politiche che hanno portato i due leader El'cin e Dudaev ad optare per una guerra che avrebbe potuto e dovuto essere evitata. Matthew Evangelista scende nel dettaglio dei tre periodi del conflitto, distinguendo la guerra di El'cin, il periodo di assenza di combattimenti fra le due guerre, e la guerra di Putin. Mairbek Vatchagaev, portavoce del Presidente Makhadov, dedica il suo intervento alle dinamiche interne alla regione, soffermandosi sul fenomeno della guerra cecena come fattore di aggregazione e catalizzatore dei gruppi religiosi estremisti del Nord Caucaso, che da unità sparse e autonome sono convogliate in un'unica rete armata, con direzione e supervisione cecene. Aleksandr Cherkasov descrive nel dettaglio gli equilibri di potere su cui si basa oggi la (fragile) stabilità della Cecenia, vanto delle autorità locali e federali. La vicenda della famiglia Kadyrov e il passaggio dal fronte indipendentista al fronte federale rappresentano il focus del saggio di Giovanni Bensi.

La toccante testimonianza di Svetlana Gannushkina racconta invece le difficoltà umane e burocratiche a cui sono andati incontro gli sfollati delle diverse etnie, russi inclusi, che hanno lasciato Grozny all'inizio della guerra, lasciati senza la minima assistenza da parte delle istituzioni e costretti a rientrare senza che fossero state ripristinate le basi più elementari della sicurezza. Alexis Berelowitch si concentra sulla percezione che l'opinione pubblica russa ha avuto delle guerre e degli eventi più tragici ad esse collegati, con l'aiuto delle cifre fornite dal Levada Centr, il più autorevole centro di studi sull'opinione pubblica in Russia. Anna Zafesova parla invece dei media russi e di come questi abbiano raccontato ai Russi il conflitto ceceno, quando ancora si poteva parlarne, e del cambiamento sopraggiunto con la seconda guerra cecena, legata al nome di Vladimir Putin e in particolare dello stretto controllo messo in atto dopo la presa del Teatro Dubrovka. L'avvocato ceceno Lidija Jusupova, due volte candidato nobel per la Pace, descrive le durissime pressioni psicologiche cui va incontro chi decide di adire alla Corte di Strasburgo, condizioni che riguardano i ricorrenti e i loro avvocati. Ludovica Poli si sofferma sull'aspetto giuridico, illustrando i meccanismi applicati dalla Corte Europea ai casi che i ricorrenti ceceni sono riusciti a portare al vaglio di Strasburgo.

Le due sezioni fotografiche raccolgono invece le immagini in esposizione alla mostra, con gli scatti di Heidi Bradner e Dima Belyakov, unitamente alle fotografie documentarie fornite da Memorial. Grozny in rovine, bambini sfigurati dalle mine, madri russe e cecene alla ricerca dei propri figli, i campi profughi, volti noti, da Basaev a Gennadij Troshev, Maskhadov, Lebed, Dudaev, El'cin; la ricostruzione di Grozny, con le grottesche gigantografie di Putin e Kadyrov padre e figlio; i guerriglieri ceceni, i soldati russi, le operazioni antiterrorismo. E, naturalmente, le immagini che - a differenza di quelle dei bambini ceceni mutilati dalle mine o delle famiglie degli sfollati nei campi profughi- hanno fatto il giro del mondo: la Dubrovka e Beslan.

Un ringraziamento alla Città di Torino e al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e delle Libertà, per aver consentito la realizzazione dell'opera, è d'obbligo.

 

Categoria: Guerra
Luogo: Russia