09/01/2004
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Non si ferma, nel piccolo stato caraibico, l'ondata di proteste
Negli ultimi giorni, a Port-au-Prince, la capitale, sono rimaste
ferite almeno 20 persone e due sono morte negli scontri tra
polizia da una parte, e studenti, sindacati e politici dell'opposizione
dall'altra. I disordini si susseguono già dalla metà di
settembre.
L'opposizione, riunita nella 'Convergenza Democratica', accusa Aristide
di corruzione, repressione politica e di brogli durante le elezioni del
2000. E ne chiede le dimissioni. A dicembre, in una sola settimana,
quattro rappresentanti del governo si sono dimessi per protesta contro
la politica dell'esecutivo.
Da parte sua, il presidente Aristide sospetta che l'opposizione stia
pianificando un colpo di stato prima della fine del suo mandato, nel
2006.
Ex prete salesiano, divenuto famoso per i suoi sermoni infuocati nelle
bidonville di Port-au-Prince, Jean-Bertrand Aristide è una figura
politica estremamente controversa.
Fu eletto presidente, la prima volta, nel 1990: tra mille speranze,
finivano 30 anni di dittatura dei Duvalier (1957-86) e gli anni
dei massacri dei governi successivi.
Deposto nel 1991 da un colpo di stato, Aristide tornò al potere nel
'94, senza spargimenti di sangue, con l'aiuto degli Stati Uniti. Nel
2000, fu rieletto presidente.
Oggi sembrano definitivamente tramontate le speranze che lo portarono
al potere nel '90, quando era capace di rappresentare l'intero
movimento popolare sorto per reagire alla dittatura e alla violenza.
Oggi Haiti, 'prima repubblica nera del mondo', nata nel 1804 dalla
vittoria degli schiavi contro la Francia di Napoleone, vive una
situazione drammatica di scontri sociali e di avvilimento economico.
L'Undp, il Programa per lo sviluppo delle Nazioni Unite, la colloca tra
gli stati più poveri del mondo. Il 4 per cento dei suoi 8 milioni di
abitanti possiede il 66 per cento della ricchezza del Paese, mentre il
70 per cento si contende il 20 per cento delle risorse. Il 10 per cento
della popolazione non possiede assolutamente nulla. Il tasso di
mortalità infantile, del 68 per mille, è il più elevato dei Caraibi,
mentre la speranza di vita è la più bassa della regione: 54 anni.
C'è un medico ogni 9mila abitanti e metà dei bambini non va a
scuola. Nella capitale, vivono circa 300mila ' restavek ', piccoli
schiavi venduti dalle loro famiglie, nell'illusione di poter ricevere
in cambio un piccolo vitalizio quasi sempre insufficiente per la
sopravvivenza.
Sono tre - secondo Le Monde Diplomatique, autorevole settimanale
francese - le fonti di reddito degli haitiani: le rimesse degli
emigrati, gli aiuti umanitari e la cocaina (passa da Haiti, il 15 per
cento di quella che dalla Colombia va negli Stati Uniti).
Paola Erba