01/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Aveva 82 anni. Fu colui che portò alla sbarra 15 capi militari accusati di trentamila omicidi e sparizioni

Raúl Alfonsín, l'ex presidente simbolo della democrazia argentina dopo gli anni bui della dittatura militare, colui che portò alla sbarra 15 capi militari accusati di trentamila omicidi e sparizioni, è morto ieri a 82 anni, dopo una lunga malattia.

raul alfonsinL'Argentina in lacrime. La sua morte ha commosso l'intero paese, tanto che centinaia di persone si sono riunite davanti alla sua casa di Buenos Aires, nel quartiere della Recoleta. Uomo integerrimo e mai colto in fallo, Alfonsin negli ultimi anni aveva ricevuto il rispetto di ogni fazione politica, che gli hanno riconosciuto il suo enorme peso nell'instaurazione della democrazia in momenti storici molti duri. In piena dittatura, quest'uomo fu uno dei fondatori dell'Assemblea permanente in difesa dei diritti umani e si fece carico di indagare in molti casi di desaparecidos. Fu anche uno dei pochi politici che, nel 1982 in piena euforia per il recupero delle Malvinas nella guerra contro l'Inghilterra, si rifiutò di partecipare a un atto patriottico ideato dai militari, e definì quella guerra "un'avventura folle".
Eletto presidente nelle prime elezioni dopo la morte di Peron, nel 1974, e dopo gli otto anni di dittatura, Alfonsin creò una Commissione nazionale per la sparizione delle persone, presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato, che elaborò il Nunca Mas, un documento insostituibile che riscotruisce anni bui e duri, con colpe e colpevoli. Grazie a questo studio, il presidente poté così portare in tribunale 15 alti ufficiali delle Forze armate, che vennero condannati all'ergastolo. Per la prima volta, grazie a quest'uomo, gli esponenti di una giunta militare non se ne andavano tranquillamente a casa godendosi il bottino. Ma i processi finirono lì e non seppe andare oltre. A causa di intense pressioni e proteste, Alfonsin si vide costretto a dettare la molto criticata Ley del Punto Final y de Obediencia Debida, che lasciò impuniti decine di ufficiali. Errori che accumulò anche nell'area economica, dove non seppe affrontare una dura crisi e lo stato increscioso dell'industria, ereditato dalla dittatura. Sbalzato da una forte spirale di iperinflazione, dalle proteste dei peronisti e dei sindacati, che organizzarono otto scioperi generali, decise di dimettersi lasciando il suo mandato a Carlos Menem. Ma, al di là degli errori, Alfonsin per gli argentini resta il simbolo della democrazia e dell'onestà politica. "La politica, quando non è dialogo, finisce per diventare violenza", questo il suo motto. Fu, infatti, lui a promuovere il decisivo trattato con il Cile sul Canale Beagle e fu uno de fondatori del Mercato unico dell'America del Sud (Mercosur).

Parole chiave: raul alfonsin, argentina, dittatura, desaparecidos
Categoria: Politica
Luogo: Argentina