24/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Osservatorio di Medici Senza Frontiere indica le crisi dimenticate
Colombia. Le cliniche mobili di Msf riescono a raggiungere le popolazioni che vivono nelle aree più remote. Foto di Juan Carlos Tomasi“Il silenzio è il miglior alleato della violenza, dell’impunità e dell’oblio”, “Non siamo sicuri che le parole possano sempre salvare delle vite, ma sappiamo che il silenzio può certamente uccidere”. Sono queste le parole di Medici Senza Frontiere (Msf) che sottolineano il significato dell’Osservatorio sulle Crisi Umanitarie, nato lo scorso anno, e del primo rapporto presentato sulla copertura da parte dei media delle sofferenze del mondo dimenticate dai più.

Quantità e qualità. “Il progetto di costituire questo Osservatorio era scritto nel Dna di Medici Senza Frontiere, organizzazione nata dalla fusione di un gruppo di medici e uno di giornalisti. Da tempo ci chiedevamo come mai non esistesse un monitoraggio di come i mezzi d'informazione italiani seguano le crisi umanitarie. Abbiamo deciso di non rimanere con le mani in mano e di farci noi promotori di un'iniziativa simile e a luglio del 2004 abbiamo dato il via all’iniziativa. Con l'Osservatorio di Pavia ci garantiamo il monitoraggio televisivo e con Orao News quello della carta stampata (quotidiana e periodica). Un'altra collaborazione importante è con la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università di Roma ‘La Sapienza’, con cui speriamo di realizzare un'analisi qualitativa sul pubblico, per capire se è vero che le ‘crisi’ non fanno audience” spiega a PeaceReporter Sergio Cecchini, di Medici Senza Frontiere.

Kenya. Un medico di Msf osserva la lastra di un paziente affetto da tubercolosi. Un quarto d’ora. L’analisi per questa prima fase si è concentrata sui telegiornali andati in onda nelle fasce di mezzogiorno e prima serata di Rai, Mediaset e La7 e su un totale di 35 rappresentanti della carta stampata fra quotidiani e periodici. E’ stato valutato il tempo o lo spazio dedicato a 40 crisi umanitarie (suddivise in 36 Paesi e 6 condizioni di malattia, ricercati utilizzando anche diversi temi trasversali, come conflitto, profughi, epidemia, diritti umani, disastri naturali eccetera). Commenta Cecchini: “Dai dati raccolti abbiamo potuto stilare la Top 10 delle crisi dimenticate nella seconda metà del 2004. Da questa classifica emerge un dato vergognoso: su più di 1.266 ore di telegiornali, circa 52 giorni di trasmissione ininterrotta, solo 15 minuti sono stati dedicati alle crisi indicate nella Top 10”. Un quarto d’ora, pari allo 0,02 per cento del totale dei minuti di trasmissione.

Bunia, Repubblica Democratica del Congo. Foto di Juan Carlos Tomasi. Oro alla Colombia. Il primo posto in classifica, sia sul piccolo schermo sia sui giornali, spetta alla situazione della Colombia, Paese a cui i telegiornali non hanno dedicato alcun minuto di trasmissione e che negli ultimi sei mesi è stato presente solo due volte sulla carta stampata. Sempre i telegiornali hanno riservato un trattamento analogo a Indonesia,  Liberia e Somalia, temi rispettivamente di quattro, sei e tredici articoli. Entra in nella Top 10 anche la tubercolosi, a rappresentare le malattie dimenticate, con due minuti televisivi e tre articoli che la pongono rispettivamente al settimo e al secondo posto.

Appuntamento annuale. “L'obiettivo dell'Osservatorio è essere un luogo di confronto e di analisi al servizio dei media, delle organizzazioni umanitarie e dell'opinione pubblica. Sappiamo che l'utilità di quest'iniziativa è legata alla sua periodicità e alla sua costanza. Ci impegneremo con tutti i mezzi a fare dell'Osservatorio un appuntamento annuale e uno strumento per ricordare che i media possono fare molto per evitare che il silenzio cada su intere popolazioni.  Ormai i modi per raggiungere e sensiblizzare il pubblico sono tanti. Tutto sta nel trovare la giusta chiave d'accesso” conclude Cecchini.

 

Valeria Confalonieri

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