31/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente ecuadoriano Rafael Correa ribadisce che Bogotà dovrà dimostrare con i fatti di essersi pentita per aver bombardato il territorio amico

Il presidente ecuadoriano Rafael Correa ha ribadito ancora una volta che non ristabilirà le relazioni diplomatiche con la Colombia, rotte dal 3 marzo 2008, fino a che il Governo di Bogotá non chiederà scusa per l'accaduto, accettando i cinque punti richiesti da Quito. 

militari recuperano le vittime del bombardamentoIl più grave fatto nella storia dell'America Latina fra paesi amici. La rottura diplomatica avvenne dopo che le truppe colombiane bombardarono zone della foresta amazzonica ecuadoriana per colpire un accampamento clandestino delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) dove si nascondeva Raul Reyes, numero due del gruppo guerrigliero. Il tutto senza avvertire Quito. Era il primo marzo dello scorso anno.
Nell'immediato, la reazione fu pesante. Considerandolo la missione militare colombiana una violazione della sovranità, i due peasi andarono ai ferri corti e persino vicini a uno scontro militare. Una crisi che rientrò grazie alla mediazione internazionale, che però non ha ricucito i rapporti. Quito pretende che il presidente colombiano, Alvaro Uribe, accetti quantomeno di rafforzare la presenza militare colombiana sulla labile frontiera con l'Ecuador, teatro di continui sconfinamenti del conflitto, e di consegnare le informazioni riservate su quel grave bombardamento, il primo del genere in tutta la storia dell'America Latina.
Esigenze, quelle ecuadoriane, finora disattese da Uribe, anche se ha ammesso che lo Stato colombiano è totalmente assente su quella calda frontiera. Le scuse personali di Uribe a Correa, per il presidente ecuadoriano non bastano: "Non è stato un litigio fra compagni - ha ribadito - si è trattato del più grave attacco di un paese contro un altro paese amico in America Latina".