08/01/2004
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Il Pakistan attacca le roccaforti talebane sul suo territorio. Ancora bombe a Kandahar
Il Pakistan ha sferrato una delle più massicce offensive militari degli
ultimi mesi contro le roccaforti della resistenza talebana afgana nel
proprio territorio. Truppe di terra appoggiate da elicotteri hanno
attaccato prima dell’alba il villaggio di Azam Warsak, nei pressi della
città di Wana, sulle montagne del Waziristan del Sud, a ridosso dal
confine afgano in corrispondenza della provincia di Paktika, dove anche
le forze Usa stanno dando la caccia ai talebani. L’operazione è ancora
in corso e per ora non filtrano notizie. Secondo fonti locali,
all’azione starebbero prendendo parte anche truppe speciali americane.
Questa zona, come del resto tutte le cosiddette ‘aree tribali’ di
confine abitate dai pashtun (sezione pachistana del cosiddetto
Pashtunistan ), sono il rifugio, la retrovia e il terreno di
reclutamento della resistenza talebana che combatte nell’Afghanistan
meridionale e orientale contro la presenza militare americana. Su
queste montagne si dice possa anche trovare nascondiglio lo stesso
Osama Bin Laden.
Questa offensiva va letta come una mossa del presidente pachistano
Musharraf volta a dimostrare agli Stati Uniti la buona volontà del suo
Paese di combattere i talebani e i terroristi di Al-Qaeda loro alleati.
Una dimostrazione indispensabile per bilanciare le accuse, fondate,
rivolte ai settori più integralisti dei servizi segreti e dell’esercito
pachistani riguardo il loro sostegno alla nuova jihad afgana. Ancor più
indispensabile oggi dopo l’escalation di attacchi e attentati dei
talebani, decisi a destabilizzare l’Afghanistan all’indomani
dell’approvazione della nuova Costituzione e in vista delle elezioni
previste per giugno.
A Kandahar, la città afgana colpita dall’attentato di martedì 6 gennaio
costato la vita a 17 persone, in maggioranza bambini, un’altra bomba è
esplosa stamane di fronte a una caserma del neocostituito esercito
governativo afgano. Due soldati sono rimasti gravemente feriti nello
scoppio, che ha parzialmente demolito l’edificio militare. Riguardo
all’attentato di due giorni fa, il comandante talebano mullah Sabir
Mimim ha rivendicato l’azione con un telefonata all’agenzia Reuters,
precisando però che si è trattato di un errore. “Volevamo colpire
l’ufficio cittadino del Team Provinciale di Ricostruzione (organo
civile-militare locale controllato dalle forze statunitensi) ma a causa
di un piccolo errore questo piano è fallito”.
La risposta dell’esercito americano all’attentato è stata l’avvio di
una nuova operazione militare contro la resistenza talebana a sud di
Kandahar, nella zona di Spin Boldak, vicino al confine pachistano.
L’obiettivo sarebbe la cattura del comandante talebano che ha
organizzato l’attentato.
Si è anche diffusa la notizia che martedì, lo stesso giorno della bomba
di Kandahar, poco lontano, ai confini delle province di Uruzgan e
Helmand, guerriglieri talebani hanno attaccato un pulmino su cui
viaggiavano 13 civili di origine hazara, uccidendoli tutti tranne uno.
Queste genti di religione sciita, che abitano nelle province centrali
dell’Afghanistan, sono sempre state considerate ostili dai talebani
pashtun. Secondo le autorità locali questo attacco, apparentemente
insensato, si spiega con la volontà dei talebani di provocare tensione
tra hazara e pashtun, per contribuire ad aumentare il disordine e
l’instabilità nel Paese.
Dall’agosto 2003, quando ha iniziato ad agire la resistenza talebana,
più di 450 persone sono rimaste uccise in attentati e agguati da essa
condotti. Le vittime sono soprattutto civili e militari afgani, ma non
sono mancati morti tra gli operatori umanitari stranieri e tra i
militari americani, almeno una dozzina.
Enrico Piovesana