La Fiera del Libro all'Havana. Successo strpitoso e partecipazione di massa.
Scritto per noi
da Giusy Baioni
Una festa popolare e – soprattutto – un afflusso sorprendente, numeri che editori
e autori europei si sognano: si è da poco conclusa a L’Havana la “XIV Feria Internacional del Libro”. Le cifre parlano da sole: in dieci giorni, 600.000 visitatori e 1.200.000
libri venduti. Sì, un milione e duecentomila.
I più scolarizzati d'America. I cubani sono il popolo più scolarizzato dell’America Latina e L’Havana è una
città dalle forti tradizioni culturali. Passeggiando per l’Habana Vieja, la parte antica della città, a ogni angolo si scopre un piccolo museo, una
mostra, artisti e pittori un po’ naif, musicisti e musicanti. In Plaza de Armas, oltre a una biblioteca e a due librerie, tutti i giorni si tiene un ricco
mercatino di libri usati. Gente che fa i più vari e improvvisati mestieri, ma
se chiaccherate con loro scoprite che molti sono laureati e hanno una preparazione
culturale invidiabile. È solo in questo contesto che si può comprendere il successo
di un evento come la Feria del Libro e i suoi numeri. Per dieci giorni, dal 3 al 13 febbraio, la Fortaleza San Carlos
del la Cabaña – antico forte spagnolo sulla collina che sovrasta la
baia della città – ha ospitato stand e padiglioni nei suoi ampli cortili e nelle
sue molte sale. E – specie nel fine settimana – la coda di auto per raggiungerla
cominciava nel centro città, tanti erano i visitatori.
500 le case editrici, 150 del solo Brasile (paese invitato d'onore); 400 le presentazioni
di nuovi libri con incontri e conferenze-stampa con i numerosi autori presenti.
Oltre a diversi scrittori, hanno partecipato alla fiera anche più di venti case
editrici, provenienti da Germania, Spagna, Francia, Danimarca, Inghilterra e Austria.
Dall'Italia, nessuna.
A farla da padrone, quest’anno, il Brasile. Molti i libri in lingua portoghese
che raccontano il percorso del gigante sudamericano, con attenzione particolare
al suo iter politico e sociale di quest’ultimo periodo: il governo Lula, le sfide
e le contraddizioni, le domande, le richieste, il movimento Sem Terra e la metodologia
dell’educazione popolare di Paulo Freire.
La Fiera. All’inaugurazione, il 3 febbraio scorso, molti degli invitati venivano proprio
dal Brasile – dall’ambasciatore al Ministro dell’Educazione al presidente della
Fondazione delle Biblioteche –, ma anche da altri paesi, specie africani. Nei
vari discorsi di rito, è stato a più riprese sottolineato dagli ospiti stranieri
l’«esempio di Cuba» nella educazione e scolarizzazione capillare, ben conoscendo
l’importanza della «cultura come strumento di inclusione sociale». E, sempre durante
la cerimonia inaugurale, un omaggio è stato reso a Jesùs Orta Ruiz, l’Indio Naborì,
ultraottantenne scrittore e poeta, premio nazionale di letteratura 1995, a cui
era dedicata la Feria.
Oltre a lui, tantissimi ospiti hanno preso parte a tavole rotonde e conferenze;
cubani e stranieri, scrittori, poeti e teologi, dal musicista (e Ministro della
cultura in Brasile) Gilberto Gil al poeta Ernesto Cardenal, dal direttore di Le Monde Diplomatique Ignacio Ramonet al teologo della liberazione Frei Betto. Onnipresente, il brillante
Ministro della Cultura, Abel Prieto, che ha seguito da vicino tutte le fasi della
fiera e che al termine ha espresso una comprensibile soddisfazione.
La partecipazione.
Certo, al di là dei contenuti e delle discussioni, ciò che sorprende il visitatore
occidentale resta la partecipazione di massa. Adulti, ma anche tanti giovani e
bambini, ai quali era dedicato uno spazio speciale e una sezione di libri. Si
restava senza parole scambiando quattro chiacchiere con loro, quando senza malizia
o retorica rispondevano che leggere è bello, che imparare è importante e apre
la mente. Grazie ai prezzi accessibili, la Feria è uno spazio non solo espositivo, ma di reale accesso alla cultura per un popolo
povero ma di grande dignità.
Chiusi i battenti, ora la fiera si sposta in altre trentaquattro città dell’isola,
fino al 6 marzo. Certo i giorni dell’Havana sono stati il culmine, coi tanti ospiti
stranieri e un’imponente massa di visitatori. Ma anche le altre province avranno
spazio e attenzione: un’occasione culturale, davvero, per tutti.