24/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le parole della redazione di PeaceReporter

Qui potete leggere alcuni suoi articoli.

Le parole di H. Scott Holland
come commiato alla fine della cerimonia funebre

 

* * *

Cantavi "la pulce d'acqua che l'ombra ti rubò, e tu ora sei malato", l'ultima volta che ti ho visto. Ma riuscivi ancora a parlare del futuro, del tuo e del nostro. Dei piani per far crescere PeaceReporter, per uscire dalle secche, per crescere e raggiungere più persone, nella cui testa instillare una cultura diversa da quella che genera odio e razzismo e guerra.
Ci mancherai tanto, Marchino, ci mancherà la tua allegria e la tua voglia di vita che non ho trovato in nessun altro mai. E che dava spinte per vivere a tutti quelli che ti circondavano. Sei stato un grande giornalista, ma un grande uomo prima ancora. E soprattutto un grande amico. Di quelli che danno e si danno.
Mi porterò con me per sempre il tuo entusiasmo e la tua voglia, saggia, di cambiare il mondo.
grazie per quello che ci hai dato.
E non ti meriti parole tristi, perché triste non sei mai stato. Scazzato, incazzato. Ma non triste. E quindi anche io adesso provo a cacciare via questa tristezza e andare avanti a combattere per il mondo migliore che insieme volevamo, vogliamo, lasciare ai nostri figli.

Ci provo, ma mica ci riesco.

Ciao, Marco

Maso

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Ciao Marchino,

strade intrecciate in due grandi famiglie. A Radio Popolare sei stato un punto di riferimento per me giovane cronista. Quindici anni dopo, mi hai chiamato proprio tu a PeaceReporter. Per questo, credo, ti sento vicino: radici, volti e storie comuni, amore per la radio - immancabilmente accesa nel tuo ufficio - e un presente di chi non rinuncia agli ideali, alla sobrietà dell'informazione.
E all'eleganza nello scrivere.
Stasera frugo i miei ricordi. Sei sempre sorridente, qualche volta anche arrabbiato, ma ci fumiamo una sigaretta sopra. Il tuo viso che fa capolino dalla porta della stanza: "Allora, bel ragazzo?", un modo per iniziare a discutere di lavoro, per nuovi progetti o solo per farci un caffè, parole in libertà.
Vorrei trovare le parole più belle che conosco per scriverti, oggi.
Quello, in fondo, abbiamo imparato a fare. Eppure mi scopro indifeso.
E così lasciati salutare,

Ciao, bel ragazzo

Angelo

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Ciao Marchino,

quante grasse risate ci siamo fatti entrando e uscendo dai vari appuntamenti per promuovere PeaceReporter. Erano bei tempi quelli. Tempi che purtroppo non torneranno. Le tue battute, la tua sfrenata voglia di vivere, il tuo sorriso, l'amore che provavi per la tua famiglia e la tua inesauribile fede nerazzurra: questo per sempre resterà nel mio cuore e nella mia mente.
Non hai avuto abbastanza tempo per fare tutto ciò che desideravi. Te l'hanno rubato senza darti la possibilità di ritrovarlo. E in parte l'hanno rubato anche a me che non avrò più modo di scherzare, giocare e fare il serio insieme a te. Per questo sono triste anche se so bene che a te non farà piacere.
Oggi le nostre strade si separano, caro amico, ma nel mio cuore resterà indelebile la tua presenza. Per sempre.

Ciao Marchino, alla prossima birra.

Alessandro G.

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Ciao Marchino. Io ti vedo con la tua biciclètta, arrivare di frètta, dopo aver portato a
scuola il tuo Ronny. E sento ancora le tue parole: "Eccola. È tornata la toscanaccia.
È finita la pace!". Me le urlavi ridendo ogni volta che mancavo dalla redazione per un po'.
E la tua risata ce l'ho in testa. Contagiosa, immensa. Come le tue battute, al volo, spontanee.
Ricordo quante ne sparavi con Sandrino... nella nostra stanza. Quante cazzate... E la birrètta delle sei e mezza? "Uè
aperitivo?".

Ti sorrido, Marco. E ti abbraccio. Fa' buon viaggio. Splendi sempre più del sole.

Stella

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Quello che speri sempre quando parti per un reportage è di poterti concentrare su quello che devi fare, perché a casa va tutto bene.
Questa volta non è andato tutto bene, questa volta marchino è andato via. Sono lontano e non posso neanche condividere con la redazione la rabbie e il dolore.
Ma marchino mi fa compagnia, con il ricordo della volta che siamo andati in una scuola un po' brilli, o di quella che gli ho rubato l'idea di iniziare un reportage in serbia dalla tomba di Tito e mille altri momenti belli o brutti, ma vissuti tutti ridendo, magari davanti a una media chiara. Una volta parlavamo dell'ultimo libro di Terzani e ci siamo detti che il senso di tutto sta nel non vedere l'ora di raccontare un'altra storia.
Andiamo avanti, come piaceva a te. Per me sei in bici, da qualche parte, ad ascoltare storie che non vedi l'ora di raccontare.

Buon vento marchino, fino alla prossma media chiara

Chicco (dalla Grecia, per servizio)

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Non ne sapevo nulla, stamattina ho acceso il computer e la notizia mi è piovuta addosso,
come un macigno. Volevo ringraziarvi per le parole che avete scritto su di lui. Non l'ho mai conosciuto a fondo, solo come collega, ma la cosa che mi sutpiva in lui era sempre questa voglia di sorridere e di passare sopra alle cose, perche aveva molto più di me il polso di che cosa è veramente importante. Non gliel'ho mai detto, e ora me ne pento, ma mi ha insegnato tanto, quando per esempio mi incazzavo per un pezzo non pubblicato o un lavoro che non riuscivo a vendere. Cazzate.
E ora mi ritrovo qui, davanti a uno schermo a piangere, a piu di diecimila chilometri di distanza. Maledicendomi per non essere riuscito a salutarlo prima di partire. e perche con il suo atteggiamento mi ha fatto vedere come si affrontano i veri problemi della vita. L'ultima volta che l'ho visto era supersorridente, abbronzato, rideva e schezava su tutto. Ingenuamente ho pensato "beh, cavolo, vuol dire che ora sta bene". Solo ora mi rendo di quanto fosse superficiale quel pensiero. Vorrei chiedergli scusa, ma non posso più...

Matteo

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Ricordo la sua risata. Quel ciuffo di capelli sempre sugli occhi, spostato dalla mano con un gesto impaziente. Il suo accento milanese nel parlare della sua biciclètta. La luce nei suoi occhi nel parlare di Ronny.
La sua allegria, la sua voglia di vivere, ma anche le sue incazzature. Seguite sempre da dei momenti costruttivi.
Sono orgogliosa e onorata di aver potuto lavorare con lui, di aver potuto imparare da lui e condividere un pezzetto della sua strada.
Non ti dimenticherò Marco.

Teresa

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Ciao Marco,
l'ultima volta che ti ho salutato eravamo in montagna, quella montagna che tanto amavi. Due battute veloci e via. Si pensa sempre che ci saranno altre occasioni di incontro. E ci saranno. Intanto, ora, nella sofferenza, uno dopo
l'altro si susseguono i ricordi del percorso fatto insieme, degli anni a PeaceReporter, degli entusiasmi, delle fatiche, delle arrabbiature, delle soddisfazioni. Vengono in mente frasi, consigli. Viene in mente il tuo esserci, lo scoprirti attento, presente, sensibile, con parole che mi hanno fatto bene.
E' tutto dentro di me, con me, un dono prezioso. Come un dono prezioso è averti conosciuto, un dono prezioso aver condiviso cose piccole e grandi, gioie e fatiche, famiglia e lavoro. Grazie per quello che mi hai dato.
Ti abbraccio forte.

Valeria

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dell'ultimo mio giorno in redazione a peacereporter ricordo solo il tuo saluto: "Ciao Fra!!!". Sapevo che forse non sarei più tornata e che la mia vita avrebbe preso altre strade, ma tu mi hai accolta e lasciata andare con la tua solita grandissima allegria.
un insegnamento x tutti.
ciao marco,

Fra

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Non riesco a passare davanti alla porta aperta del tuo ufficio senza vederti ancora lì, con la radio accesa in sottofondo, seduto alla tua scrivania, anzi, 'stravaccato' sulla sedia con i piedi sul tavolo e la cornetta del telefono in mano, tutto preso in una delle tue telefonate di lavoro, infarcite di risate e battute a voce alta che si sentivano anche attraverso la parete che ci separava, con quella tua parlata stramilanese che mi faceva sganasciare.
Non riesco a pensare alle future riunioni di redazione senza te che stai lì a prendere appunti senza sosta, sporgendo il labbro inferiore per soffiarti via il tuo ciuffo nero dagli occhi, salvo poi prendere la parola per proposte o commenti chiari, pacati e pregni di esperienza, o sbellicarti dalle risate come un bambino per le immancabili battute di qualcuno di noi.
Meglio se la chiudo qui.
Mi manchi formicone!

Pio

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C'è qualcosa che non mi torna, in questo lancio di agenzia sulla morte di Marchino, e non capisco cos'è. E poi, certo che capisco: E' l'attacco. "Dopo una lunga malattia, si è spento oggi Marco Formigoni". Lo so che si scrive così, in questi casi. E tecnicamente è la verità. Ma attenzione, è anche una bugia. Perché chi non lo conosce, se lo immagina a spegnersi in un letto d'ospedale. E in questi anni ci sono stati, certo, i letti di ospedale, le terapie, i "domani ricomincio, altro giro altro regalo". Ma di più, tanto di più, c'è stata la sua vita. Un figlio, la donna più amata, la montagna, il pallone, il giornale, quelle risate che devi smettere, ti fa male la pancia.
Cronologicamente, è vero, "Dopo una lunga malattia...". Ma sentite come suona diverso: "Dopo avere insegnato a suo figlio ad andare in bicicletta, Marco è dovuto andar via".
Per quanto mi riguarda, l'ultima cena insieme, Marchino. Poco, pochissimo tempo fa. Pesce crudo, vino gelato, risate piene. Dopo mezzanotte siete diventati tutti allenatori, i prossimi dieci scudetti già cuciti sulla maglia, con una tattica così. Io e la Manu, un sonno micidiale, finché siamo riuscite a trascinarvi a letto. Adesso vorrei avere fatto l'alba.

Cecilia

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"Dieci anni di professionismo. carriera lunga a una certa età, o corta rispetto a colleghi piu precoci. punti di vista. ma in dieci anni, nei quali a Milano (e dai milanesi come Marcolino) ho imparato la professionalità, la dedizione al lavoro, la capacità di costruire qualcosa insieme e a reprimere i miei istinti mediterranei da anarchico e individualista, da poche persone ho tratto insegnamento come dal Formigons. E dire che ne avevo da mandargliene a dire, di accidenti. per dirne una, l'ex socio di PR R. Crocco ci mise in contatto nel giugno 2004. solo ad ottobre io ebbi il coraggio di presentarmi in redazione: "em, io sarei quello a cui piace come lavorate e che vorrebbe cominciare una collaborazione" Marcolino sfoggiò il suo sorriso disarmante "ah, fischia, è vero, scusa ma è un periodo di quelli.. vieni che ti presento Maso.." pensai: "bel tipo , 'sto qua.. mi sa che mi piacerà..." continuò così, con centinaia di reciproci motivi di rimbrotto. mai esternati. Mai. in quattro e passa anni. In dieci anni di giornalismo, dicevamo, non c'è capo - direttore - capored con cui ,da calabro presuntuoso e testone, non sia riuscito a litigare, o a far prorompere una divergenza professionale, di metodi o di idee, molto marcata, per usar eufemismi. Con Marcolino è stato impossibile. Lo ricorderò per tutta la mia vita: l 'unico con cui non sono mai riuscito a scazzare e che non mai sono riuscito a far incazzare per ritardi o neghittosità varie, nemmeno quando mi beccava sul cellulare libanese "ueila maledetto terronazzo lo so che a Beirut ci sono belle ragazze, ma me lo consegni o no quel pezzo sui monaci mosaicisti che aspetto da settimane? da 'Gente' mi tartassano di telefonate!" non cominciava bene la giornata se entrando in redazione non beccavo per primo il Formigoni da sfottere o per farsi sfottere, come quel rientro dalla Serbia dopo il ferragosto 2007: "Ueila Calabria già tornato da Duisburg? dai che lo sappiamo che c'eri anche te..." e giù risate. con chi vado a correre adesso al Parco Sempione? marcolino, sto rimettendo su pancia: ci rifacciamo una di quelle corsette che mi sfiancavi? ti guardavo dopo un'ora e pensavo: "non ci si crederebbe come affronta la malattia. che forza, quest'uomo dall'aspetto così mite!"
oi lumbard, ci si ribecca lassù, spero m'inviterai ogni tanto sulla nuvola degli interisti, anche se vengo a sfottere? ah, il pezzo sui monaci maroniti te lo mando lunedì. giuro. come cazzo hai fatto ad andartene prima che te lo scrivessi? sei incorreggibile!

gi. elle U.

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Che bello rivederti col viso che cerca il sole, in quella foto che non ricordavo nemmeno di averti fatto, nel giorno di festa del matrimonio di maso e cecilia. Poche parole ti dedico, come poche te ne ho dedicate in vita, per nessun'altra ragione se non che ti ho conosciuto come un uomo riservato. Gia' colpito dal male. Grazie a te, Marco, per averci insegnato la dignita' e il contegno della sofferenza. La malattia e' rimasta un fatto privato, sempre.
Questa tua riservatezza e' stata la lezione piu' grande. Grazie di aver sempre chiuso la porta senza sbatterla. Sara' bello ricordarti con quella faccia, protesa verso il sole primaverile. Un abbraccio largo e forte alla tua compagna Manuela. Un bacio lungo a Ronaldo. Ciao, Marco.

Luca

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Caro Marco,
ero appena arrivato come pensionato volontario a PeaceReporter, inviato da Teresa, e Maso mi aveva proposto una intervista a un ex deportato di Sesto San Giovanni, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, Ettore Zilli.
Il pezzo era finito a te come caporedattore, eravamo ancora in San Babila.
E davanti a te, che stavi leggendo le mie righe, ero seduto. Ed ero abbastanza emozionato. Non dovevo fare carriera, alla mia età. Non ti conoscevo ed eri molto serio sul lavoro. Ma era il mio primo pezzo. A un certo punto non ho retto e ti ho interrotto: "va bene, o devo rifare qualcosa?", ti dissi. Tu hai alzato gli occhi e... "Si, così mi vinci il premio Pulitzer," mi hai risposto con un gran sorriso. E mi è calata la tensione. Era una tua risposta generosa per farmi sentire parte di quell'ambiente di giovani in gamba, per allargare la porta di ingresso che Maso mi aveva già gentilmente aperto. Non avevi solo "rotto il ghiaccio", ma mi avevi lanciato un abbraccio ideale che ricordo ancora adesso. Potevi restare indifferente o essere solo corretto, ma tu eri così. Mi avevi accettato subito con grande simpatia.
Sarà molto difficile dimenticarti, caro Marco

Paolo

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Il ricordo di RadioPopolare

 

 

Maso Notarianni

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