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Da quando gli Stati Uniti imposero a Cuba il bloqueo (era il 25 aprile1961) si stima che l'amministrazione dell'Havana abbia perso circa 90 miliardi di dollari di entrate. Una cifra impressionante che ha inequivocabilmente ha causato danni ingenti all'economia nazionale.
In quel periodo l'amministrazione Usa stava salutando la fine del mandato presidenziale del conservatore Eisenhower per aprire le porte al nuovo Mister President, il democratico Kennedy.
Nonostante le differenze politiche evidenti fra i due, per Cuba non ci furono speranze e l'economia degli anni a seguire sarebbe praticamente stata decisa da Washington, indipendentemente dal fatto che alla presidenza sarebbe arrivato un democratico o un repubblicano.
Oggi però, sembra che le cose stiano lentamente per cambiare. Con l'avvento di Barack Obama, per i cubani è iniziata una nuova fase storica per l'economia. Che il bloqueo (o come lo chiamano gli statunitensi embargo) non sparirà da un giorno all'altro lo sanno tutto, ma il neo presidente Usa qualche apertura l'ha già fatta e sembra che l'effetto a Cuba possa essere molto positivo.
Nei primi giorni del suo mandato Obama era stato chiaro: migliorare le relazioni con Cuba e se ce ne sarà la possibilità sedersi a un tavolo con i suoi leader. Decisione che al minore dei Castro, Raul, è sembrata positiva. La vera bomba oggi è rappresentata dal fatto che il presidente Usa ha deciso una maggiore flessibilità nei viaggi dei cittadini statunitensi di origine cubana verso l'Havana e soprattutto la possibilità di inviare una maggiore quantità di rimesse in denaro verso l'isola. Insomma, dopo l'inasprimento dell'embargo voluto dal presidente George W. Bush, oggi si cercano soluzioni guardando al passato. Se con Bush i viaggi verso l'isola erano concessi una volta ogni tre anni e per soli 14 giorni e si potevano inviare solo 300 dollari ogni tre mesi verso l'Havana, oggi Obama ha deciso che ogni cittadino potrà raggiungere l'isola una volta l'anno e le rimesse saranno maggiorate.
"Nonostante questo gli aiuti economici provenienti dalla Cina e dal Venezuela continueranno a essere fondamentali per la vecchia economia cubana" dice analizzando la situazione Tomas Bilbao, direttore del Cuba Study Group, un'organizzazione economica di esiliati cubani. Infatti lo scambio commerciale fra Caracas e l'Havana è stato nel 2008 di oltre 7 miliardi di dollari facendo diventare il Venezuela il primo investitore a Cuba. "Inoltre - continua Bilbao- anche se arriveranno maggiori rimesse per l'economia cubana ci vorrà ancora del tempo prima che inizio a recuperare il passo con le economie mondiali". In ogni caso anche se sembra strano, l'ultima parola sull'economia cubana spetterà all'amministrazione di Washington che arriverà dopo le decisioni del Senato.
Dal canto suo l'amministrazione cubana ha dato un taglio alle importazioni provenienti dagli Usa già da qualche tempo. Questo significa che Cuba effettuerà meno acquisti negli Usa. E nella capitale cubana sono altresì convinti che la crisi economica che sta stritolando gli Usa non consenta ai cittadini di origine cubana di inviare denaro sonante verso l'isola. "C'è crisi a Miami e in tutti gli Usa" fa sapere Luis Fernandez, vicedirettore del centro Studios Hemisfericos y sobre Usa dell'università dell'Havana. "La gente non ha lavoro e fa molta fatica a pagare mutui e debiti contratti. Così diventa difficile che possa inviare denaro verso i parenti che sono rimasti a casa. Per me le misure adottate dal governo di Obama fino a questo momento risultano poco significative".
Alessandro Grandi