stampa
invia
Scaricato su un’anonima strada alla frontiera tra l’Albania e la Macedonia, il
41enne tedesco-libanese Khaled el-Masri avrebbe tanto voluto raccontare la sua
odissea a qualcuno. Provò a sfogarsi con una guardia di confine, ma in cambio
ricevette solo una risata di scherno. El-Masri sosteneva di essere stato rapito
da agenti macedoni e poi consegnato ai servizi segreti americani, che l’avevano
portato in un carcere dell’Afghanistan. Dopo centocinquanta giorni di interrogatori,
pestaggi e scioperi della fame, chi l’aveva imprigionato senza processo aveva
deciso che di lui non sapeva più che farsene. A distanza di nove mesi dalla sua
liberazione, ora della storia di el-Masri non ride più nessuno. Perché gli investigatori
si sono convinti che sia vera.
Cinque mesi in carcere. Secondo il suo racconto, il 31 dicembre 2003 l’uomo aveva preso un pullman a
Monaco, destinazione Macedonia. Voleva prendersi una settimana di vacanza, aveva
appena litigato con la moglie. Al confine serbo-macedone la polizia di Skopje
lo arrestò. Dopo tre settimane di interrogatori, un agente gli confessò che “la
questione non è più affare nostro”, e otto uomini mascherati lo imbarcarono su
un aereo, lo legarono stretto e gli iniettarono un sedativo. In una città che
el-Masri crede essere Kabul, diversi uomini che parlavano con accento americano
lo picchiarono. Dopo aver professato per mesi la sua innocenza, in maggio l’uomo
fu riportato in Albania e trasportato in macchina fino al confine macedone.
Uno scambio di persona? Secondo le autorità di Neu-Ulm, la cittadina vicino a Stoccarda dove el-Masri
abita con la moglie e i quattro figli, l’uomo è un tranquillo membro della comunità
locale. Frequenta un centro multiculturale che la polizia tiene d’occhio perché
ci girano alcuni islamici coinvolti in affari sospetti; e si pensa che conosca
Reda Seyam, un presunto membro di al-Qaida, anche se non è mai emersa alcuna prova
della partecipazione di el-Masri in attività terroristiche. Il suo rapimento sarebbe
dovuto al racconto di uno yemenita di Amburgo, che ha detto alla Cia di aver incontrato
una volta su un treno un tale “Khalid al-Masri”, il quale avrebbe aiutato Mohammed
Atta e altri dirottatori dell’11 settembre a stabilire contatti con membri di
al-Qaida in Germania. Data la concomitanza col processo di distensione tra Germania
e Stati Uniti, dopo le forti differenze di vedute sulla questione irachena, secondo
Der Spiegel Berlino non vuole dare troppa pubblicità al caso. Ma durante una recente visita
a Washington, il ministro degli Interni Oscar Schily ha incontrato il direttore
della Cia Porter Goss, verosimilmente per sincerarsi che l’episodio non si ripeta.Alessandro Ursic