24/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il quinto Forum Mondiale dell'Acqua: una settimana dedicata all'emergenza idrica nel mondo

Scritto per noi da
Milena Nebbia


Mentre poco fuori Istanbul centomila persone celebravano festosamente e pacificamente il Capodanno (Newroz) kurdo, calava il sipario sul quinto Forum Mondiale dell’Acqua.

Oltre 25mila persone, capi di Stato e delegati di 155 Paesi: questi i numeri di una settimana dedicata all’emergenza delle risorse idriche. Il documento finale sottolinea il carattere di "urgenza" nel combattere il problema e riconosce la necessità di "un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie" per compiere un importante "passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d'acqua". La nozione di diritto umano universale di accesso all’acqua, reclamata con forza da numerose Ong e molti Paesi, non figura tuttavia nel testo, il quale parla di "bisogno". "Ribadiamo e rafforziamo tutti i principi e gli impegni espressi nella dichiarazione di Città del Messico tre anni fa - dice Ercan Ayboga, ingegnere originario di Dersim promotore dell’Hasankeyf Girisimi (Iniziativa per la sopravvivenza di Hasankeyf) – sosteniamo l'acqua come elemento fondamentale di tutta la vita sul pianeta e come diritto umano fondamentale e inalienabile. Respingiamo fortemente tutte le forme di privatizzazione e dichiariamo che la gestione e il controllo dell’acqua deve essere pubblica, sociale, cooperativa, partecipativa, equa, e non a scopo di lucro".

Ayboga è stato tra gli animatori del Controforum dell’acqua che si è tenuto a Santral Istanbul, non lontano dalla sede del Forum ufficiale. La partecipazione di importanti funzionari delle Nazioni Unite e di rappresentanti di molti Paesi, capeggiati dalla Bolivia, al nostro incontro – ha sottolineato Ayboga – è la prova che qualcosa sta cambiando, cioè vi è un cambiamento concreto e simbolico di legittimità: dal Forum ufficiale, organizzato da interessi privati e dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, al Forum dei Popoli, organizzato dalla società civile, attivisti locali e internazionali, sindacati, Ong e reti che lottano in tutto il mondo per la difesa delle acque”. I lavori del Forum e Controforum, che ha visto la partecipazione di circa 600 persone e di una trentina di organizzazioni non governative, si sono svolti senza grossi incidenti, a parte nella fase iniziale, quando c’è stata una carica della polizia turca nei confronti di alcuni attivisti turchi e l’espulsione dal paese di due ragazze americane, entrambe di "International Rivers" che, dopo aver pagato i 500 euro per il pass per accedere al Forum Mondiale, sono state fermate e costrette al rimpatrio per aver srotolato uno striscione con la scritta "No risky dams", "no alle dighe pericolose". Per Maude Barlow, rappresentante dell’Onu e attivista per i diritti dell’acqua, si è trattato di una settimana storica: "E' emersa la forza di un movimento mondiale che ha saputo farsi ascoltare. Abbiamo fatto grossi passi avanti, stiamo andando tutti verso la stessa direzione" - ha dichiarato nell'ultimo giorno di lavori che ha coinciso con la giornata mondiale dell'acqua -grazie per la lotta fatta, grazie ai movimenti latinoamericani che per primi l’hanno cominciata, andiamo avanti assieme".

"Dato che ci troviamo in Turchia - ha detto Giovanni Caputo, rappresentante di Acquasuav e del Forum italiano dei movimenti per l'acqua – non possiamo ignorare che questo paese è un forte esempio di distruttivo impatto delle politiche di gestione delle risorse idriche. L'invito fatto a settembre dal Ministro dell’Ambiente della Turchia, Veysel Eroglu, ai dirigenti di aziende: "Venite a investire i vostri soldi nell'acqua", intese come dighe e servizi di distribuzione dell’acqua, non lascia sperare nulla di buono". Sono quattro i casi specifici di devastante impatto sul territorio: le dighe di Ilisu, Yusufeli, Munzur e Yortanli. In particolare la diga di Ilisu, uno dei più criticati progetti di tutto il mondo che minaccia il sito archeologico di Hasankayef, è particolarmente complesso e preoccupante a causa delle sue implicazioni sulla politica internazionale in Medio Oriente. La diga è situata in territorio kurdo e, secondo molti osservatori internazionali, il governo turco potrebbe utilizzare il GAP (Progetto idrico per l'Anatolia Sud-orientale) per minacciare nuovamente i diritti umani della minoranza kurda e per reprimerne i diritti politici e culturali.

 

Categoria: Risorse, Economia
Luogo: Turchia