
Il dottor Umar Khanbiev, uomo dalla corporatura imponente e dalle maniere eleganti,
è il rappresentate in Europa del leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov,
l’ex presidente della Repubblica cecena legittimamente eletto nel 1997 e spodestato
dai russi con l’invasione militare del 1999. Quando Maskhadov era presidente,
Khanbiev (medico chirurgo che prima della guerra dirigeva il principale ospedale
di Grozny) fu nominato ministro della Sanità del governo indipendente ceceno.
Dopo essere stato catturato e torturato dai servizi segreti russi e più volte
minacciato di morte, Khanbiev si è rifugiato in Europa, dove vive in esilio conducendo
un’intensa attività di sensibilizzazione presso le istituzioni comunitarie sulla
situazione in cui versa il suo paese. In questi giorni si trova in Italia per
una serie di incontri.
Come ha reagito la popolazione cecena ai tragici fatti di Beslan?
Nessuno meglio del mio popolo può comprendere la sofferenza di chi vede morire
in maniera così terribile i propri bambini. La nostra gente ha provato una grande
compassione per le vittime della scuola di Belsan perché sa bene cosa significano
simili tragedie. Per anni abbiamo celebrato i funerali dei nostri bambini morti
sotto le bombe, abbiamo visto i loro piccoli corpi feriti e insanguinati, i loro
volti terrorizzati, impietriti per la paura. In dieci anni di guerra quarantaduemila
bambini ceceni sono morti per mano delle forze d’occupazione russe. Quindi, purtroppo,
sappiamo cosa significa la morte di bambini innocenti. Numerose sono state le
manifestazioni di solidarietà popolari con le vittime di Beslan e le iniziative
concrete intraprese in favore dei sopravvissuti.
(L’8 settembre centinaia di persone hanno manifestato in Piazza Neftyanika scandendo
slogan e mostrando cartelli di condanna al terrorismo e di solidarietà ai parenti
delle vittime e all’intera popolazione osseta. Fin dal giorno del massacro, centinaia
di residenti della capitale cecena, soprattutto giovani, hanno fatto la fila alla
clinica universitaria di Grozny per donare il proprio sangue a favore dei bambini
feriti di Beslan. E gli alunni delle scuole della città stanno raccogliendo giocattoli
e libri da mandare ai loro coetanei osseti sopravvissuti al massacro. ndr)
E qual è stata la reazione dei vertici della resistenza indipendentista cecena?
Noi tutti siamo rimasti scioccati quando è giunta la notizia del sequestro di
Beslan e il presidente Maskhadov si è subito attivato per recarsi personalmente
in Ossezia al fine di trattare con i terroristi la loro resa incondizionata e
il rilascio di tutti i bambini e le altre persone tenute in ostaggio nella scuola.
Ma la notizia di questa sua iniziativa è subito giunta all’orecchio dei russi,
per i quali risultava ovviamente disastroso che colui che loro indicavano come
mandante politico del sequestro divenisse invece il mediatore e il risolutore
della crisi. Quindi, per questo motivo, è scattato immediatamente il blitz delle
forze speciali russe, al fine di impedire un simile epilogo della storia.
Quindi lei sostiene la versione del blitz militare russo premeditato?
Non sono io a sostenerlo. Sono tutte le testimonianze delle persone che erano
lì, ostaggi, loro parenti e giornalisti, che hanno visto bene come sono andate
le cose ma a cui i russi hanno vietato di parlare. I civili sono stati minacciati.
I giornalisti indipendenti, come è noto, tenuti lontani o arrestati. Ma qualcosa
alla fine è trapelata. Il muro della scuola, ad esempio, non è crollato per un’esplosione
dall’interno bensì per una cannonata dall’esterno. Lo stesso per il tetto della
palestra: sono stati i razzi lanciati dagli elicotteri militari russi ad abbatterlo.
Due giornalisti georgiani erano riusciti a fotografare le lamiere di due razzi:
sono stati arrestati, narcotizzati e derubati delle loro macchine fotografiche.
Non dico che i terroristi non abbiano sparato, ma di certo il numero degli ostaggi
morti per il ‘fuoco amico’ dei russi è molti più alto di quello che si dice.
Lei ha parlato nei giorni scorsi di ‘connivenze’ tra i terroristi di Beslan e
i servizi segreti russi. Può spiegare meglio cosa intende?
Innanzitutto una constatazione politica imprescindibile. Queste tragedie, quella
di Beslan come quella del teatro Dubrovka del 2002, queste orrende azioni terroristiche
imputate a noi ceceni capitano sempre, guarda caso, in momenti in cui la Russia
di Putin si trova in un moment
o di seria difficoltà diplomatica per la questione cecena. Cioè, ogni volta che
la comunità internazionale, in particolare l’Unione europea, pone sotto esame
la politica cecena di Putin intimandogli il rispetto dei diritti umani e chiedendo
una soluzione pacifica del conflitto, si verificano fatti che poi hanno l’effetto
di far cadere ogni critica esterna e di garantire anzi a Putin il completo e solidale
sostegno di tutti i governi stranieri in nome della lotta al terrorismo.
E non pensa di tratti solo di tragiche coincidenze?

Assolutamente no. I potentissimi servizi segreti russi, l’ex Kgb oggi Fsb (di
cui Putin faceva parte), sanno bene come fare il loro lavoro e come ottenere i
risultati prestabiliti. Essi gestiscono e manipolano gruppi terroristici che si
spacciano per difensori della causa cecena ma che in realtà non sono altro che
criminali al servizio delle strategie di potere di Putin. Una strategia tanto
semplice quanto cinica: mostrare al mondo che i ceceni sono dei barbari terroristi
con cui non si può trattare e che vanno solo combattuti con le armi. Il commando
terroristico di Belsan non ha nulla a che fare con la resistenza cecena guidata
dal presidente Maskhadov. Quella gente era stata reclutata dalla Russia per lavorare
contro la nostra causa.
Ma come? La rivendicazione di Basayev? Lui, per quanto ambiguo e fanatico, è
il principale comandante militare della guerriglia cecena.
No. Questo è quello che la sapiente propaganda del Cremlino vuol far credere
al mondo. Basayev è sempre stato un personaggio di cui Maskhadov si fidava poco
per i suoi passati rapporti con i servizi segreti militari russi. Oggi, nonostante
le sue dichiarazioni indipendentiste, possiamo dire con certezza che Basayev sta
facendo, coscientemente o no, il gioco di Putin. Il fatto che sia Putin a trarre
vantaggio delle sue azioni è un dato di fatto. Maskhadov ruppe con Basayev nel
2002 dopo il sequestro del teatro Dubrovka. Il nostro presidente sollevò Basayev
dall’incarico di comandante militare della resistenza. Da allora i due si sono
rivisti solo una volta, in occasione di un’azione anti-russa congiunta in Inguscezia:
quell’incontro ci è costato caro. Le foto e i video di loro in mimetica, seduti
uno accanto all’altro, sono state riproposte dai media russi per provare che Basayev
e Maskhadov sono ancora stretti alleati. Ripeto: non è più così. Già lo sapevamo,
ma dopo Beslan abbiamo capito senza dubbio che Basayev è solo un pazzo criminale
fanatico con cui è meglio non avere nulla a che fare e che, come il presidente
Maskhadov ha pubblicamente dichiarato, alla fine della guerra dovrà essere processato
da un tribunale per tutto quello che ha fatto.
Diceva che i componenti del commando terroristico di Beslan sono stati reclutati
dai russi? Può spiegare meglio?
Sì. Dalle indagini indipendenti che abbiamo condotto sui nomi dei terroristi
della scuola è emersa una realtà inquietante. Basandosi semplicemente sulle notizie
della stampa russa e sui comunicati ufficiali delle autorità russe di questi ultimi
anni e mettendo semplicemente insieme tutte le tessere del mosaico, è venuto fuori
che almeno quattro membri del commando erano ceceni arrestati dai russi vari anni
fa e condannati a lunghissimi periodi di detenzione, dieci, venti anni. Come mai
queste persone, che adesso dovrebbero essere rinchiuse in qualche galera militare
russa, si sono ritrovate in quella scuola? Non sono evase. Sono state reclutate
dai militari e dai servizi segreti russi, magari in cambio di qualche promessa
o magari senza che venisse detto loro nulla, per partecipare all’operazione di
Beslan.
Quindi secondo lei potrebbe essere vero quello che ha raccontato in una lettera
una sopravvissuta di Beslan riguardo alle sconvolgenti confidenze che una terrorista
le avrebbe fatto subito prima del blitz russo?
Ne ho sentito parlare. Sì, certo che potrebbe essere vero. Quella terrorista
ha affermato che lei era in una prigione russa dal 1999 e che i russi un giorno
le hanno offerto di partecipare a una non meglio specificata operazione in una
scuola. Le era stato detto che sarebbe servita per fornire a Putin un preteso
per porre fine alla guerra in Cecenia per motivi umanitari. Ha raccontato di essere
stata portata assieme ad altri in un luogo che solo dopo ha scoperto essere Beslan,
e di non aver saputo quello che doveva fare fino al momento in cui si è trovata
dentro la scuola.
Quindi secondo voi la strage di Beslan non sarebbe stata altro che una cinica
operazione organizzata dai servizi segreti di Putin per poter poi giustificare
di fronte al mondo la prosecuzione della guerra in Cecenia?
Può sembrare incredibile, ma purtroppo è proprio così. Me lo ha confermato anche
un mio ex amico, un politico ceceno che ha tradito la nostra causa e che ora lavora
per i russi. Mi ha detto che tutto è stato pianificato dal Cremlino.
Ora qual è la situazione in Cecenia? Cos’è cambiato dopo Beslan? Quali sono gli
effetti delle operazioni antiterrorismo avviate da Putin per catturare i presunti
responsabili della strage della scuola?