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Sono partiti in 1500 da Barbacoas, nel dipartimento meridionale di Nariño, per cercare di riprendersi i cadaveri dei loro compagni uccisi a febbraio. Si tratta degli indigeni Awa, che incolpano di quegli omicidi le Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Dei 18 indios mai tornati a casa, solo tre corpi sono stati rinvenuti alla fine di febbraio. Si prevede che la ‘minga' - nel linguaggio indigeno si tratta di un'iniziativa fatta insieme, in comunione, per il bene di tutti - duri almeno una decina di giorni. L'area che i nativi dovranno battere palmo a palmo è impervia e costellata da campi minati. La meta è il villaggio di Tortugaña -Telembí dove si è consumato almeno uno dei due eccidi denunciati il mese scorso e condannati anche dalle Nazioni Unite. Secondo quando riporta anche la Misna, le Farc hanno ammesso l'uccisione di otto indigeni, accusati di essere collaboratori delle forze armate, ma per l'Organizzazione nazionale indigena della Colombia (Onic) almeno altri 10 Awa sono stati assassinati anche nel vicino insediamento di El Sande. Gli Awa, che hanno deciso di intraprendere le ricerche da soli, dopo aver chiesto invano alla guerriglia di restituire le spoglie dei loro compagni, hanno esortato i gruppi armati attivi nella zona - dove sono presenti anche squadroni paramilitari - a cessare temporaneamente tutte le ostilità.