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"Sono bloccato a Florencia. Non posso raggiugnere Remolino. Le Farc hanno indetto un paro armado in tutto il Caquetá, la situazione è molto delicata". Poche parole via mail e un documento allegato, firmato dal Vicariato apostolico di San Vicente del Caguán. Così don Angelo Casadei, missionario della Consolata e parroco di Remolino, nel cuore dell'Amazzonia colombiana, racconta come la guerriglia ha deciso di farsi sentire e vedere, dopo anni di un violento e nascosto gioco al gatto e al topo con le forze armate governative, molto presenti in tutta l'area.
Come tre anni fa. All'improvviso, le Farc hanno dichiarato un di blocco armato sia nel Caquetá che nel vicino Meta. Si tratta della regione geografica più calda del conflitto colombiano. È qui che sette anni fa vennero inscenati i colloqui di pace tra Bogotà e la guerriglia: nella zona presidio della guerriglia ricoluzionaria colombiana. E infatti fu in questi luoghi che venne rapita, alla fine di quei colloqui finiti nel nulla, Ingrid Betancourt. E sempre qui è stata trattenuta in ostaggio per sei anni e poi liberata (luglio 2008). Si tratta del territorio che per decenni è stato dominato dagli uomini guidati dal portavoce delle Farc e numero due del Segretariato, Raul Reyes, ucciso in Ecuador il primo marzo dello scorso anno. Tra gli abitanti di questi sparuti villaggi lungo il rio Caquetá, nella selva più impervia, infatti, quell'uomo dall'aria bonaria che decantava le lodi della rivoluzione campesina è arrivato fino a oggi velato da un alone di leggenda. I tentativi governativi di strappare quella gente al controllo totale delle Farc, per ora, non stanno dando esiti soddisfacenti. Da anni, infatti, questa zona è assediata da militari di ogni ordine e grado, guardati in cagnesco da tutti gli abitanti. Giovani in mimetica che rischiano ogni giorno la vita per intentare una battaglia impari con chi in questa zona è nato e cresciuto e la conosce a menadito. Nonostante siano armati delle utlime invenzioni tecnologiche made in Usa, infatti, quanto sta accadendo dimostra che questa guerra, almeno in questa vasta regione colombiana, è ben lungi dall'essere vinta dagli uomini di Uribe.
I fatti "La Pastoral Social del Vicariato apostolico di San Vicente del Caguán - Puerto Leguízamo - recita il documento inviato dal parroco - di fronte alla difficile situazione di ordine pubblico che si presenta nel municipio, e in generale nel nord del dipartimento del Caquetá, informa tutta la popolazione che il 16 marzo è esplosa una bomba artigianale nella via tra il municipio di Paujil e Montañita, al passaggio di una pattuglia della polizia stradale. Due agenti sono rimasti feriti. Poco più in là due veicoli sono stati dati alle fiamme tra Florencia e Curillo". Secondo quanto denunciato dal Vicariato cattolico, il 18 marzo alcuni abitanti hanno riferito di una forte presenza di guerriglieri Farc nei villaggi rurali a ridosso del centro urbano di San Vicente. Per questo la viabilità è stata ristretta.
Il tutto condito da due comunicati dello Stato maggiore del Blocco Sud e dalla Colonna mobile Teófilo Forero dove si intima alla popolazione civile e alle imprese di trasporto di non uscire dal centro urbano perché dal 16 marzo alle 6 è iniziato un paro armado che durerà fino a nuovo ordine.
Giovedì 19, è stato incendiato un camion sulla via fra San vicente e Puerto Rico e ci sono stati scontri a fuoco con l'esercito lungo la stessa strada. Era da almeno tre anni che non si registrava tanto ardore da pare delle Farc. Gli scontri a fuoco sono pressocché quotidiani sempre, ma si svuolgono nell'oscura foresta, che assore rumori e volti. La paura è che questa situazione si trasformi in una crisi alimentare assai grave. I rifornimenti sono stati tagliati e la gente delle cittdine ben presto resterà senza scorte.
Il 20 marzo è stato infine fatto esplodere un altro ordigno sulla via verso Neiva, mentre fra Cartagena del Chairá e Paujil sono stati rovesciati mezzi pubblici
La testimonianza. "La via è ancora chiusa - spiega Angelo - Ieri (sabato ndr.) sono partiti solo due camperos, uno al mattino e l'altro alla sera, però sono andati a loro rischio. Questa mattina ero pronto con padre Bruno per andare a Cartagena, però non hanno dato il permesso e siamo dovuti tornare indietro. Nel 2006 nello stesso periodo il "paro armado" è durato quasi un mese mettendo in crisi alimentare la zona. In quel tempo avevano organizzato delle carovane pattugliate dall'esercito. Speriamo bene, che non succeda la stessa cosa".
Stella Spinelli