11/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



La situazione nel Paese è quanto mai confusa
Foto Paola ErbaI giorni scorsi, Francisco Carrasquero, presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne), ha denunciato che migliaia di firme raccolte dal fronte anti-chavista appartengono a venezuelani residenti a Madrid, Miami, New York. A suo parere, pertanto, il firmazo non sarebbe valido.

Il tutto avviene mentre sull'altro fronte, la stampa venezuelana, in gran parte controllata dai proprietari terrieri e dall'industria petrolifera, continua a sostenere che, per il successo ottenuto, il firmazo è già di per sé un «referendum revocatorio».

La raccolta firme anti-Chavez si è conclusa il 2 dicembre scorso con 3.602.051 firme a favore del referendum. Se le cifre sono autentiche, si è quindi andati ben oltre i 2.4 milioni ( 20% di elettorato) necessari a indire il referendum.

Cosa succederà ora?

Nei prossimi 30 giorni, le firme passeranno al vaglio del Consiglio nazionale elettorale. In caso di parere affermativo, il referendum si terrà nei successivi 3 mesi. Quindi, presumibilmente, a marzo-aprile del 2004. Per destituire Chavez, i no dovranno essere almeno pari al 60 per cento con cui il presidente fu eletto nel luglio 2000. Non solo: secondo la costituzione, se anche vincessero i no, sarebbe il suo vice, José Vicente Rangel, a portare a termine il mandato. Non si andrebbe, cioè, a nuove elezioni immediate.

Secondo il giudizio di innumerevoli osservatori, in cinque anni di governo (Chavez è stato eletto nel '98 e rieletto nel 2000) il presidente venezuelano ha perso molto del suo seguito ed è accusato di essere il responsabile della crisi economica in cui è sprofondato il Paese. Ma in base ai sondaggi, mantiene ancora il 30-35 per cento dei consensi.

L'opposizione, d'altro canto, ha parecchie difficoltà a presentarsi come alternativa credibile: non solo è considerata responsabile del disastro economico dello sciopero del dicembre-gennaio 2002-2003, ma è divisa e nessuno dei suoi esponenti ha le credenziali sufficienti per competere con Chavez. L'impressione è che dopo il fallimento del golpe dell'aprile 2002, stia tentando la via 'legale' per liberarsi del presidente , con l'aiuto dei media e di una martellante campagna anti chavista.

Il governo, nel 2001, ha approvato 49 leggi. Tra queste, la riforma agraria, che dà all'esecutivo il potere di espropriare i terreni improduttivi, e la riforma dell'industria petrolifera, la maggiore forza produttiva del Paese. 

Paola Erba 

 
Categoria: Politica
Luogo: Venezuela