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Attraverso una serie di 'indiscrezioni' lasciate trapelare sulla stampa statunitense, l'amministrazione Obama ha svelato la nuova strategia per l'Afghanistan.
'Surge' e 'afganizzazione'. Come preannunciato, gli attuali 62 mila soldati delle forze d'occupazione occidentali, comandate dal generale Usa David McKiernan, riceveranno 17 mila uomini di rinforzo dagli Stati Uniti nei prossimi mesi, e quasi altrettanti - sempre dagli Usa - entro la fine dell'anno: 30 mila in tutto. Solo qualche migliaio di uomini in più dovrebbe arrivare dagli alleati europei (Italia compresa), che in compenso rimuoveranno i 'caveat' che finora impedivano alle loro truppe già schierate di partecipate attivamente alla guerra. L'obiettivo finale è quello di arrivare a quota 100 mila: quasi la stessa raggiunta negli anni '80 dalle forze d'occupazione sovietiche (118 mila uomini), che però non bastarono a sconfiggere la resistenza afgana.
La vera novità della strategia Usa in Afghanistan riguarda le forze armate locali.
I generali sovietici potevano contare su circa 50 mila soldati del governo collaborazionista afgano. Oggi, i generali statunitensi possono fare affidamento su 82 mila soldati dell'Esercito Nazionale Afgano (Ana) e su 80 mila uomini della Polizia Nazionale Afgana (Anp): Obama vuole creare, in pochi anni, un esercito afgano di 260 mila solati e una polizia afgana di 140 mila uomini, in un'ottica di 'afganizzazione' del conflitto.
Portare la guerra in Pakistan. L'altra grossa svolta strategica dell'amministrazione Obama riguarda il Pakistan. Come nel 1969 il presidente Nixon autorizzò l'operazione segreta 'Menu' per colpire le retrovie e i santuari dei Vietcong in Cambogia, così Bush l'estate scorsa ha autorizzato la Divisione Attività Speciali (Sad) della Cia e il Comando Congiunto Operazioni Speciali (Jsoc) dell'Esercito Usa a condurre raid aerei e incursioni di forze speciali contro le retrovie talebane nelle Aree Tribali pachistane. Da settembre gli aerei telecomandati statunitensi hanno condotto una cinquantina di bombardamenti missilistici uccidendo finora almeno 520 persone (300 civili, 200 jihadisti e 20 militari pachistani).
Ora Obama vuole espandere questa 'guerra segreta' di droni e commando anche al Balucistan pachistano, in particolare alla zona di Quetta, dove dal 2002 si nasconde - protetta dai servizi segreti pachistani - la leadership politica dei talebani, ovvero il Mullah Omar e il Consiglio (Shura) da lui presieduto, e dove ultimamente si sarebbero spostati anche i capi militari della resistenza, spinti dalla crescente pressione militare sulle Aeree Tribali.
Il rischio di portare la guerra a Quetta è che la retrovia talebana si sposti ancora più a sud: nella città portuale di Karachi - culla ideologica del jihadismo pachistano e già rifugio dei principali esponenti di Al Qaeda - costringendo gli Usa a colpire fin nel cuore di questa megalopoli da 18 milioni di abitanti. Ipotesi a dir poco impensabile.
Enrico Piovesana