20/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le isole Spratly, nel Mar Cinese meridionale, fanno gola a tutti i Paesi che si affacciano su quelle acque. Cina compresa

scritto per noi da
Alessandro Ursic

 

Già una delle rotte marittime più trafficate al mondo, le acque intorno all'arcipelago delle Spratly vedranno presto arrivare altri scafi: vecche navi militari cinesi, riconvertite in pattuglie a protezione dei pescherecci di Pechino. Il tutto, presumibilmente, per fare la voce grossa contro gli altri Paesi che reclamano una parte o la totalità di queste centinaia di isolotti disabitati nel Mar cinese meridionale, ma di enorme importanza strategica.

La decisione delle autorità cinesi è stata annunciata il 19 marzo. "Di fronte a crescenti episodi di pesca illegale e alle infondate pretese territoriali di altri Paesi... è diventato necessario potenziare il servizio di pattuglia ai nostri pescherecci, per proteggere i diritti e gli interessi della Cina", ha detto un funzionario riportato dal quotidiano ufficiale China Daily. Si riferiva sicuramente alle Filippine, che qualche giorno prima avevano approvato una legge per reclamare la sovranità sull'arcipelago, sostenendo che "la forza del diritto" è dalla loro parte. Pechino ha risposto definendo il provvedimento "illegale e privo di validità".

Le Spratly, insieme all'altro arcipelago conteso delle più settentrionali isole Paracel, sarebbero un normale insieme di atolli e isolotti dalla vegetazione rada. Ma hanno diverse caratteristiche che le rendono appetibili anche al terzo Paese più esteso del mondo: si calcola che sotto di esse si trovino rilevanti quantità di petrolio e gas, oltre ad altri minerali. E poi, situate sopra l'isola del Borneo, si trovano al centro di uno dei mari più battuti dal traffico merci internazionale - l'80 percento delle importazioni petrolifere cinese, e la metà delle petroliere sui mari mondiali, passano di là. Chi controlla le Spratly accresce il suo potere e la sua influenza strategica sulla regione. Oltre a Cina e Filippine, anche Malaysia, Vietnam, Taiwan e Brunei reclamano il diritto di proprietà almeno di parte dell'arcipelago, considerato all'interno nella "piattaforma continentale" nazionale.

Ma la Cina sembra intenzionata a far valere tutto il proprio peso, e nelle ultime settimane ha dato segnali di nervosismo. A inizio marzo, nel Mar cinese meridionale è stata sfiorata la collisione tra una nave da ricognizione statunitense - la "Impeccable" - e un gruppo di scafi cinesi. Pechino sostiene che gli americani erano entrati illegalmente nella sua zona economica esclusiva, mentre Washington insiste dicendo che la nave si trovava in acque internazionali, e ha inoltrato una protesta formale alle autorità cinesi.

La nave da ricognizione Usa Secondo il Pentagono, che dall'incidente ha deciso di far scortare le sue navi da ricognizione da dei cacciatorpedinieri, le sette imbarcazioni cinesi hanno circondato lo scafo Usa con gesto di sfida, avvicinandosi fino a otto metri. "L'incidente della 'Impeccable' è certamente un indicatore del fatto che la Cina, particolarmente nel Mar cinese meridionale, si sta comportando in modo aggressivo e problematico, e che non è disponibile a rispettare standard di comportamento accettabili", ha dichiarato l'ammiraglio Timothy Keating, comandante della Marina americana nel Pacifico. Con la Marina cinese in forte espansione, gli analisti prevedono che nuove frizioni con le navi statunitensi nelle acque intorno alla Repubblica popolare non potranno che aumentare.