18/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Proteste e appelli non fermano i bombardamenti sui civili tamil

La diaspora mondiale tamil si è mobilitata nei giorni scorsi, in Europa e in America, per chiedere alla comunità internazionale di fermare il massacro dei loro compatrioti civili in Sri Lanka. Lunedì hanno manifestato in 25 mila a Bruxelles davanti ai palazzi dell'Unione Europa, in 10 mila a Ginevra di fronte alla sede delle Nazioni Unite, in 120 mila a Toronto, in Canada.

La manifestazione di BruxellesProteste e appelli. Una mobilitazione senza precedenti che ha indotto Onu, Ue e Croce Rossa a denunciare una situazione umanitaria sempre più drammatica.
Ieri l'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) ha dichiarato che tra i 2.800 civili tamil uccisi negli ultimi due mesi (fonte Ohchr) ci sono "centinaia di bambini" e che "altre migliaia rischiano di morire per mancanza di cibo, acqua e medicine" se non verrà "urgentemente garantito il regolare accesso delle agenzie umanitarie alla zona dei combattimenti".
"La situazione umanitaria dei civili tamil peggiora di giorno in giorno", ha dichiarato sempre ieri la Croce Rossa Internazionale (Icrc). "La 'zona di sicurezza' è bombardata quotidianamente, non c'è cibo e la mancanza di acqua e igiene rischia di provocare epidemie".
Per poter assistere ed evacuare i civili tamil, Benita Ferrero-Waldner, commissaria per le relazioni esterne dell'Unione Europea, ha chiesto una tregua umanitaria immediata.

Civili tamil uccisi nei bombardamentiMa la guerra continua. Il governo dello Sri Lanka, per bocca del ministro degli Esteri Palitha Kohona, ha respinto ieri ogni ipotesi di tregua: "Un cessate il fuoco verrebbe usato dall'Ltte per riarmarsi e raggrupparsi". Con la stessa motivazione il governo di Colombo aveva rifiutato a fine febbraio la tregua chiesta dall'Ltte.
Il portavoce del ministero della Diefsa, Keheliya Rambukwella, ha inoltre risposto oggi alle dichiarazioni dell'Onu e della Croce Rossa accusando le "organizzaizoni internazionali" di essere "infiltrate da simpatizzanti dell'Ltte" e di dare, per questo, "false informazioni" sulla situazione del conflitto.
Quindi l'artiglieria governativa continua a bombardare: secondo la radio dei ribelli, Voce delle Tigri, almeno 189 civili tamil sono morti sotto le bombe solo negli ultimi tre giorni, tra domenica e martedì. Chi non muore subito, rimanendo ferito, ha poche speranze di salvarsi negli ospedali governativi, dove - come denunciano le stesse autorità sanitarie del governo - da mesi non arrivano più medicine: "Gli oltre 500 civili tamil che da gennaio sono deceduti nei nostri ospedali per mancanza di cure adeguate si sarebbero salvati se solo avessimo avuto i medicinali di base", hanno scritto a Colombo i direttori sanitari regionali di Kilinochchi e Mullaitivu, dottor T. Varatharajah e dottor T. Saththiyamoorthy.

Enrico Piovesana

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