29/12/2003
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Salgono a 233 i morti per le esalazioni di gas fuoriuscito da un pozzo petrolifero
scritto per noi da
Piergiorgio Pescali
I primi soccorritori raccontano di corpi abbandonati. «Uomini, donne,
bambini che giacciono inermi sulle strade. Sono morti mentre cercavano
la fuga o nei loro letti, colti dal gas mentre dormivano», dice un
pompiere all’agenzia di stampa cinese Xinhua.
E' un disastro umano ed ecologico di enormi proporzioni, quello
avvenuto nella contea di Kaixian, a sudest della Repubblica Popolare
cinese. Qui sorge il giacimento gassoso di Chuandongbei (nei pressi del
villaggio Chongqing) da cui, dalla notte di martedì 22 dicembre, è
fuoriuscita per cinque giorni una colonna di gas idrogeno solforato:
per un incidente causato, pare, da una perforazione errata del
sottosuolo, oggi si contano 233 morti .
Di questi, molti sono bambini al di sotto dei 10 anni e adulti sopra i
60. Il conteggio delle vittime potrebbe salire. Alcuni dei 42mila
sfollati dalla zona lamentano di non avere notizie dei famigliari.
Mentre un’ottantina di ricoverati negli ospedali regionali sono in
gravi condizioni.
Le immagini di ventimila persone che tornano nel villaggio di Gaoqiao
(cinque chilometri dal pozzo) scorrono sulla televisione di stato
cinese, la CCTV. “Aria e acqua in gran parte dei villaggi sono sicure”,
dice Zhang Shaozhi, direttore della protezione ambientale, alla Xinhua.
Un’area pari a 25 chilometri quadrati è stata completamente evacuata,
ma il tanfo di uova marce - odore caratteristico dell’idrogeno
solforato - si sente per decine di chilometri intorno al pozzo di gas
esploso. Alcuni pazienti – mostra sempre la CCTV – hanno irritazioni
agli occhi e all’apparato respiratorio.
Le squadre di soccorso sono 82. Appoggiate da mezzi dell’esercito,
ambulanze e vigili del fuoco, sono riuscite a raggiungere il pozzo solo
nella giornata di mercoledì, dando fuoco alla colonna di gas in modo da
dissociare l’idrogeno solforato e diminuirne la tossicità. Mentre il
canale di uscita del gas è stato sigillato sabato. “L’operazione di
chiusura – dicono fonti ufficiali – è stata più volte posticipata per
permettere ai soccorsi di occuparsi degli sfollati”. I tecnici della
China National Petroleum Corporation, la compagnia statale a cui è
stata data la concessione di trivellare l’area, «hanno impedito al gas
di fuoriuscire dal sottosuolo pompando 260 metri cubi di cemento e
provocando smottamenti del suolo», ha spiegato il direttore del
giacimento Qian Zhijiavice.
Le polemiche sono feroci. Ci si chiede per quale ragione le autorità
locali abbiano voluto attendere 48 ore prima di denunciare il disastro,
ritardando l’organizzazione dei soccorsi. Un funzionario del
Dipartimento della Protezione Civile, che ha voluto mantenere
l’anonimato, ha affermato che quantitativi soddisfacenti di aiuti
alimentari, medicinali, coperte, acqua potabile e brandine hanno
cominciato ad affluire solo venerdì, tre giorni dopo la tragedia.
Migliaia di contadini hanno dovuto arrangiarsi in accampamenti di
fortuna, con temperature che di notte scendono sotto lo zero.
Wu Jianong, vice sindaco di Chongqing, ha giustificato l’operato
dell’amministrazione. «Le misure di aiuto e di evacuazione – continua a
ripetere - sono state rallentate a causa delle strade dissestate. Solo
una strada asfaltata collega la zona colpita con la cittadina di
Gaoqiao, 60 chilometri a nordest». Intanto, mille persone stanno
disinfestando la zona, portando via i cadaveri di 4mila animali:
mucche, maiali, volpi, oche, galline e cani uccisi dal gas.
Il disastro di Chuandongbei ha riproposto il problema della sicurezza
negli ambienti lavorativi cinesi. Sono 120mila i lavoratori morti sul
lavoro nei primi undici mesi del 2003. L’incidente di Chuandongbei
causerà poi un disastro ambientale enorme per la zona. L’idrogeno
solforato formerà anidride solforosa che ricadrà al suolo acidificando
il terreno e rendendolo inutilizzabile per anni. In una zona abitata
principalmente da contadini.