18/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il gruppo armato Sendero Luminoso è vivo e vegeto o sono narcos travestiti da rivoluzionari? Il parere del responsabile di 'Terre des Hommes' in Perù

Catturati sette presunti esponenti del gruppo rivoluzionario peruviano Sendero Luminoso. È quanto dichiarato dalle Forze armate in un comunicato scabro ed essenziale. L'azione militare sarebbe avvenuta lunedì nella zona di Vizcatán, area meridionale del Perù, considerata l'ultimo bastione dei rivoluzionari prima della resa finale.

Sendero luminoso. Ancora loro? Ma non erano stati decapitati nel 1992 con la cattura del loro leader, Abimael Guzmán, e della sua cupula, e poi annientati in un bagno di sangue? Nonostante i proclami governativi e gli appelli a deporre le armi, una piccola parte del movimento ha scelto di rifugiarsi nella selva centrale e meridionale del paese andino e, alleandosi con i narcotrafficanti locali, si sono mantenuti finora, mettendo a segno sporadicamente alcuni blitz.

Alberto FujimoriMa cosa resta del vecchio gruppo armato? E, innanzitutto, cos'è Sendero Luminoso? Nato nel 1970 quale movimento rivoluzionario d'ispirazione maoista, prese il nome da una frase pronunciata da José Carlos Mariátegui, combattente larinoamericano: "Il marxismo-leninismo aprirà il sentiero luminoso verso la rivoluzione". Puntando a instaurare una società contadina radicalmente comunista, il gruppo armato per anni funzionò da vero e proprio anti-Stato, radicandosi in vaste zone rurali, a partire dalle regioni montuose. L'organizzazione della società fu affidata a guerriglieri clandestini che non denigrarono l'uso del terrore per imporsi. Di tutta risposta lo Stato, che fino alla venuta di Alberto Fujimori (1990-2000) agì in maniera poco efficace, intervenne poi con metodi terroristici e indiscriminati, contribuendo a far lievitare improvvisamente il numero delle vittime civili della già sanguinosa guerra peruviana.
Secondo il rapporto della Commissione Verità e Riconciliazione, in quei venti anni di violenza, furono 69.280 i morti (due su tre contadini o indigeni). Un ventennio in cui "i Sendero Luminoso (e con loro i Tupac Amaru, responsabili dell'1,5 percento delle morti) operarono in mezzo a una società razzista, discriminante e frammentata". Il tutto nella totale indifferenza della comunità internazionale, che restò inerte di fronte a questo massacro, aggravato da crimini di Stato. Secondo la Commissione, infatti, almeno settemila persone furono uccise o fatte sparire dalle forze di sicurezza governative.

Negare il valore della vita. Prove schiaccianti anche per le colpe dei Senderos, che "usarono una violenza estrema di incommensurata crudeltà, servendosi anche della tortura e delle sevizie come forme per castigare e intimidire la popolazione civile che cercava di soggiogare", e addossandosi, così, il 54 percento fra morti e desapercidos. "Sendero luminoso - parola della Commissione - negò il valore della vita e dei diritti umani".

E adesso sono tornati? A spiegarci come stanno le cose è Mauro Morbello, responsabile di Terre des Hommes Italia in Perù, dove vive da molti anni. "La zona dove sono stati catturati i presunti senderos - racconta - è quella del Vrae (Valle del Rio Apurimac y Ene). Ogni volta che si legge il nome del gruppo lo si ritrova legato a questa zona. Perché? È il centro principale della produzione di coca del Perù. Si tratta infatti di un binomio inscindibile: senza il narcotraffico, anche quel che resta dei Sendero sarebbe già scomparso". Secondo Morbello, infatti, l'elemento vitale di questa gente non è la causa rivoluzionaria, l'ideologia. "Ormai sono soltanto narcotrafficanti che spesso si uccidono a vicenda per regolamenti di conti e roba varia - afferma - Mi stupisce infatti che le forze dell'ordine continuino a chiamarli esponenti dei Sendero Luminoso e non semplici narcos quali ormai sono. Le incursioni violente che vengono loro affibbiate, catalogandole come attacchi terroristici, in realtà lasciano sempre tanti dubbi".

Uno su tutti. "L'estate scorsa, nella medesima zona, vennero uccisi degli agenti di polizia e assaltato un commissariato di un paesino. Fu l'episodio che fece scattare l'offensiva militare anti-terroristica che dura tutt'ora. Ecco, in realtà rimane il forte dubbio i poliziotti siano stati uccisi perché considerati ingordi dai narcotrafficanti e per questo puniti. Si prospettano dunque loschi giri di corruzione, altro che afflati rivoluzionari". Dall'inizio dell'offensiva, comunque, sono state più le vittime tra le forze di sicurezza - morti, feriti ed elicotteri abbattuti - che nelle fila del nemico. "C'è ancora tanta nebbia da dissipare", conclude Morbello. Chissa se per vederci chiaro occorrerà aspettare un'altra Commissione ufficiale.

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità