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"Nessuno soffre più di noi a vedere l'Acropoli chiusa, ma così non si può andare avanti. Io amo questo luogo, tra queste pietre c'è l'identità della Grecia e del Mediterraneo. Guidare i turisti, per noi, è un dovere verso la storia. Nella culla della civiltà e del diritto, però, le ingiustizie che subiamo diventano ancora più odiose".
Ha l'aria stanca Ioanna, mentre in un italiano perfetto spiega le ragioni della sua lotta. Ioanna è una delle guide dell'Acropoli, il più importante sito turistico greco. La collina che sovrasta Atene, meta di milioni di turisti ogni anno, è avvolta da una coltre grigia. Una pioggerellina sottile rende un po' malinconico il Partenone, mentre tutt'attorno si svolgono frenetici lavori di ristrutturazione che rendono l'intero sito un cantiere a cielo aperto. Negli ultimi giorni l'Acropoli è stata spesso chiusa. I lavoratori, pagati dal ministero della Cultura greco, sono in stato di agitazione. Quattro mesi di stipendi arretrati e una sequela infinita di contratti a termine hanno portato all'esasperazione le guide e i custodi del sito. Il simbolo della Grecia non poteva restare estraneo alla crisi economica che qui fa più male che altrove. Ioanna, occhiali da docente di un liceo ed età indefinibile, sembra quasi giustificarsi: "Il presidente della Repubblica Papoulias si è impegnato di persona a provvedere al pagamento delle morosità verso i dipendenti. Vedremo, altrimenti siamo pronti a scioperare ancora. Lui ha sottolineato come sia inconcepibile la chiusura della ‘sacra rocca', un patrimonio dell'umanittà. Siamo d'accordo con lui! Ma proprio per questo bisogna rispettare coloro che ci lavorano e che rendono possibile la visita all'Acropoli".
I sentieri sterrati che s'inerpicano fino al Partenone e alle altre meraviglie dell'Acropoli sono disseminate di anziane gitane che vendono cartoline di Atene e di immigrati che vendono acqua e giocattoli strampalati, ma non c'è la folla che di solito accalca queste pietre. "La crisi c'è e si sente", racconta Christos, uno dei custodi. "Il turismo sta pagando come tutti i settori dell'economia greca. So perfettamente che è lo stesso in tutto il mondo, ma qui la crisi sta facendo emergere tutte le contraddizioni di un'economia come quella greca, che ha limiti strutturali. Il problema, però, è che questo è un governo di incapaci. Negli anni delle vacche grasse nessuno ha programmato e oggi ci troviamo in una situazione insostenibile. Noi siamo una categoria di precari più visibile di altre, perché se scioperiamo noi chiude un sito famoso in tutto il mondo - continua Christos, una laurea in archeologia che per ora gli ha fruttato solo un posto da guardiano all'Acropoli - ma il problema è generale. Devono pagarci e assumerci, solo con un posto di lavoro sicuro si esce dalla crisi. Magari ci possono pagare con le tangenti che intascano!".
Il governo è corso ai ripari. A fine febbraio, il ministero delle Finanze, in una circolare, ha annunciato una serie di misure a sostegno del turismo interno, come l'immediato rimborso dell'iva pagata da imprese turistiche che vogliono investire per combattere il calo delle prenotazioni. Il Ministro per lo Sviluppo Turistico, Costas Markopoulos, ha firmato il decreto per avviare il versamento dei sussidi per il rinnovo del parco degli autobus turistici. "E per i precari del settore? Niente! Come se non fossimo noi a mandare avanti tutto questo!", tuona Christos.
Attorno a lui si muovono le scolaresche e le coppiette. Una babele di tutte le lingue del mondo e un crepitare costante di macchine fotografiche. I monumenti sono quasi tutti ingabbiati da transenne dove, silenziosi come fantasmi, si muovono gli operai e i restauratori. Stavroula è una di loro. Capelli neri a caschetto che le cadono davanti agli occhi, mentre con una siringa si adopera attorno a una colonna come un medico con il suo paziente. "A volte penso che in questo Paese non sanno che farsene della cultura", racconta, "ma mi rendo conto che il problema è generale. Molti di questi operai lavorano per aziende che vincono gli appalti, ma che non rispettano i diritti dei lavoratori. Sia in termini di salario che in termini di sicurezza sul lavoro. Io odio la violenza, ma comincio a capire quei ragazzi che, vinti dalla rabbia, vanno in giro a spaccare tutto. Non vedono per loro alcun futuro. Io ho 30 anni e ho studiato tutta una vita, ma ancora non ho certezze. Come tanti in Europa e altrove. Ma in Grecia, per fortuna, c'è una tradizione di protesta. E faremo sentire la nostra voce", dice Stavroula. Di fronte al Partenone, in tema di tradizione, c'è da crederle.
Christian Elia