18/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Camara aveva promesso di porre fine alla corruzione e al malcostume. In Guinea, qualcosa si muove

 

Scritto per noi da
Matteo Fagotto 

Quando, lo scorso dicembre, lo sconosciuto ufficiale dell'esercito guineano Moussa Dadis Camara prese il potere subito dopo la morte del presidente Lansana Conte, pochi avevano creduto alle sue promesse: libertà, sviluppo e, soprattutto, la fine della corruzione e del malcostume politico erano parole che i disillusi abitanti della Guinea avevano sentito fin troppe volte. Ma il giovane capitano è stato di parola. Tanto da organizzare uno show televisivo in cui i membri dell'entourage di Conte confessano, davanti a una nazione intera, le loro malefatte.

Il primo della lista, due settimane fa, è stato Ousmane Conte, figlio dell'ex-presidente e ritenuto un intoccabile in patria. Almeno finché il padre non è morto. Arrestato con l'accusa di essere membro di un'organizzazione dedita al traffico di droga con Sudamerica ed Europa, Conte ha consegnato la propria confessione alle telecamere della tv nazionale. Spiegando dettagliatamente come, in pochi anni, la Guinea sia diventato uno dei principali hub mondiali per il traffico di stupefacenti, che arrivano qui dall'America Latina prima di ripartire per il Vecchio Continente. Del mega-cartello della droga farebbero parte membri delle Forze Armate e della polizia, ufficiali e soldati semplici, ministri e parlamentari. Chiunque abbia insomma una posizione di potere da poter sfruttare per lucrare sostanziose mazzette, in un Paese devastato dall'incuria della precedente amministrazione.

Dopo Ousmane, a sfilare davanti al lavacro purificatore della televisione sono stati, tra gli altri, il cognato del presidente Conte, il capo dell'unità anti-droga della polizia e quello dei servizi segreti. Ognuno con un peso sulla coscienza: chi ha nascosto una partita di droga diretta in Europa nell'aereo presidenziale o in un velivolo della Croce Rossa, chi ha sottratto alla polizia un carico sequestrato per rimetterlo in commercio, chi infine ha scortato un convoglio di trafficanti. Il "Dadis Show", come sono state soprannominate le confessioni, è diventato il primo argomento di conversazione nella capitale Conakry, e ha concesso alla nuova giunta militare un notevole credito politico.

Non che le confessioni da sole bastino a far credere alla buona fede del capitano. Il quale potrebbe aver approfittato della collusione del vecchio regime con i trafficanti esclusivamente per regolare conti in sospeso. Tanto che alcuni giornali in patria hanno accusato Dadis Camara di non esser stato altrettanto solerte nel condannare i membri della sua giunta coinvolti nel traffico. Ma al di là delle intenzioni del nuovo presidente, le confessioni televisive sono state bene accolte da una popolazione stanca di subire le malversazioni di Lansana Conte che, rimasto al potere 24 anni, è ritenuto il principale responsabile dei mali di questo Paese: crisi economica, mancanza di servizi e un'instabilità politica che dura ormai da anni. E, non ultimo, l'essersi svenduto ai signori della droga, così come i suoi disgraziati vicini dell'Africa occidentale.

 

Categoria: Politica
Luogo: Guinea