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Alessandro Ursic
Non è una messa al bando totale, ma il progresso rispetto all'amministrazione Bush c'è: la settimana scorsa il presidente statunitense Barack Obama ha firmato una legge che limita l'uso e la vendita delle bombe a grappolo da parte degli Stati Uniti.
Il provvedimento, inserito nella legge finanziaria approvata dal Congresso, proibisce la vendita delle cluster bomb che non raggiungano un tasso di autodistruzione dell'1 percento delle loro munizioni, prerogativa di ben pochi modelli tra i 5,5 milioni di bombe a grappolo dell'arsenale americano. Inoltre, la legge richiede alle forze armate di usare tali armi solo su obiettivi militari ben definiti e separati dalle zone civili. Le stesse disposizioni erano state approvate nel dicembre 2007, ma con validità di un anno: la legge appena firmata le rende permanenti. E' un progresso rispetto allo scorso luglio, quando il segretario alla Difesa Robert Gates - confermato da Obama - pubblicò un documento che definiva le bombe a grappolo "armi legittime, con una chiara utilità militare". Solo dal 2018, però, gli Usa non utilizzeranno più le cluster che non soddifano il requisito dell'1 percento. Prima di quella data, l'uso di queste armi potrà essere approvato solo da uno dei massimi comandanti militari.
La mossa statunitense è stata accolta con favore dalle associazioni per i diritti umani, che in 67 avevano scritto a Obama per chiedergli di far aderire gli Usa alla Convenzione sulle cluster bomb, firmata finora da 95 Stati - tra cui diversi Paesi della Nato -dopo l'accordo raggiunto l'anno scorso a Dublino. "Questa messa al bando permanente delle esportazioni è un importante cambiamento nella politica statunitense. Allinea Washington un po' di più all'opinione internazionale su queste terribili armi", ha dichiarato Steve Goose, direttore della sezione armi di Human Rights Watch. "Spero che saremo capaci di continuare su questa linea con un altro provvedimento che stiamo preparando, per limitare in modo permanente l'uso di queste armi da parte delle forze armate statunitensi, specialmente nelle aree dove i civili vivono e lavorano", ha aggiunto la senatrice democratica Dianne Feinstein.
Rimane però ancora molto lavoro da fare, per portare gli Usa dalla parte dei Paesi firmatari della Convenzione, da cui l'amministrazione Bush è rimasta fuori fin dall'inizio. Negli ambienti politici di Washington sembra comunque essere in atto un ripensamento, dovuto anche all'uso massiccio (si parla di un milione di ordigni) di bombe a grappolo da parte di Israele in Libano, nella guerra del 2006 contro Hezbollah. Da parte sua, Obama non ha segnalato apertamente le sue intenzioni ma in passato è apparso quantomeno interessato al tema. Nel 2006, da senatore, votò per un emendamento (poi sconfitto) alla legge per le spese militari, che avrebbe limitato l'uso delle cluster nelle aree civili. E lo scorso dicembre, un suo portavoce ha dichiarato che il presidente avrebbe "rivisto con attenzione" il testo della Convenzione, "lavorando a contatto con i nostri amici ed alleati per assicurare che gli Stati Uniti facciano tutto il possibile per la protezione dei civili". Lavoro da fare non ne manca: si calcola che il 98 percento delle vittime delle cluster siano civili, molti dei quali bambini, attirati da quelle munizioni che possono esplodere anche a distanza di decenni.