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Sull'isola dell'Oceano Indiano si stanno addensando le ombre della guerra civile. L'ambasciatore Usa ad Antananarivo lo sta ripetendo da mercoledì, mentre il Segretario generale dell'Onu ha invitato al dialogo il presidente Marc Ravalomananna e il leader dell'opposizione Andy Rajoelina senza raccogliere frutti. Rajoelina, ex sindaco della capitale che ha istituito un "governo di transizione" antagonista a quello ufficiale, si è rifiutato di sedersi al tavolo con Ravalomananna.
Carri armati in città. La situazione sta precipitando. I militari, che non rispondo più agli ordini del governo, hanno schierato nella notte i carri armati in città. Il portavoce degli ammutinati, colonnello Noel Rakotonandrasa, ha spiegato che si tratta di un provvedimento precauzionale per proteggere la città dall'arrivo di milizie mercenarie. Inoltre, Rakotonandrasa ha tenuto a precisare che i tank non sono per le strade di Antananarivo (conosciuta anche come Tana), ma nascosti in luoghi strategici e comunque lontani dal palazzo presidenziale. Ravalomananna, che in queste ore si sente prigioniero nel suo palazzo, ha lanciato attraverso la sua radio privata un messaggio di aiuto alla popolazione. Ha chiesto alla gente della città di organizzarsi e opporsi a tutti i movimenti delle truppe ammutinate in direzione del palazzo.
Intanto, a mezzogiorno l'opposizione ha organizzato una nuova manifestazione di piazza nel centro di Tana. Rajoelina non si è presentato: nei suoi confronti è stato emesso un mandato di cattura e per questo motivo è costretto a nascondersi. Roland Ratsiraka, un suo vice, ha affermato che la vittoria è ormai vicina, invitando la popolazione a resistere in queste ultime ore di battaglia.
L'esercito fa da arbitro. Dall'inizio dei disordini, a fine gennaio, sono morte almeno 100 persone. Rajoelina, il leader della contestazione, è stato rimosso dal suo posto di sindaco un mese fa. L'opposizione accusa Ravalomananna di aver trascinato, nei suoi 7 anni di governo, il paese in una profonda crisi di povertà. L'esercito e la polizia militare si sono staccati dalle parti politiche e hanno assunto, a quanto dicono, una posizione neutrale. "Siamo dalla parte della gente, non del potere", dice il nuovo capo di Stato maggiore, colonnello Andre Andriarijaona che a inizio settimana ha spodestato il suo predecessore, il generale Edmond Rasolomahandry, nominato dal presidente. L'auto-proclamatosi capo dell'esercito aveva dato alle parti in causa un ultimatum di 72 ore per risolvere la crisi, ma successivamente, sembra, sia stato revocato.
Nicola Sessa