25/12/2003
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Il racconto di un'insegnante volontaria in Palestina
Non dovrebbe esserci il coprifuoco, il giorno di Natale a Betlemme.
Nonostante le lampadine illuminino le strade, la città resta sotto
assedio. “Questa luce non copre la tragedia. Gli abitanti non possono
uscire da Betlemme. Non hanno accesso alle cure sanitarie e non
riescono a trovare un lavoro altrove”, racconta a PeaceReporter Augusta
De Piero, insegnante d’italiano ai betlemiti presso l’International
Centre of Bethlem (ICB), una struttura di volontari che offre diverse
attività culturali.
“Le ambulanze non riescono a portare fuori i malati. A fine novembre
quattro persone che avevano appena terminato una terapia contro il
cancro sono state fermate a un check point. I militari le hanno
allineate contro un muro e hanno ispezionato l’ambulanza con due cani.
Quando sono scesi la vettura era tutta imbrattata. Così i malati sono
andati a piedi fino al posto di blocco successivo e sono saliti su
un’altra ambulanza. Di solito a quel check point il passaggio era
consentito per emergenze del genere”.
Questi episodi a Betlemme sono all’ordine del giorno. Secondo un
rapporto pubblicato lunedì 22 dicembre 2003 dal gruppo per i diritti
umani locale B’Tselem e dai Medici per i Diritti Umani, “la politica
dell’assedio e le limitazioni alla libertà di movimento dei palestinesi
stanno creando gravi disagi in ogni aspetto della loro vita
quotidiana”. Almeno 38 Palestinesi (compresi 14 minori) sono morti dopo
che i soldati delle Forze di Difesa di Israele (IDF) avevano ritardato
o negato il passaggio ai checkpoint. Sette erano neonati: alle loro
madri era stato impedito di raggiungere in tempo l’ospedale. Il
servizio di ambulanze della Red Crescent (Mezzaluna Rossa) denuncia che
“nel 70 per cento delle chiamate, l’ambulanza non riesce ad arrivare
alla casa del paziente”.
Gli studenti di Augusta imparano l’italiano perché sperano di usarlo
quando torneranno i turisti e i pellegrini. Ma non hanno un vocabolario
e, soprattutto, non possono comprarlo. “Non possiamo andare a
Gerusalemme”, dicono. L’unica libreria in città vende pochi atlanti,
romanzi, guide turistiche”.
Il Natale a Betlemme è festeggiato da tutte le confessioni presenti:
musulmani, cristiani cattolici e luterani, cristiani ortodossi,
cristiano armeni. Negli ultimi due anni non si è potuto celebrare: nel
2001 per la nuova Intifada e nel 2002 per il coprifuoco. Quest’anno,
invece, il sindaco ha invitato i cittadini a partecipare alle feste
religiose. “A Betlemme ci sono tre Natali – spiega Augusta - Quello
cattolico-luterano il 25 dicembre, quello ortodosso il 7 gennaio e
quello armeno (celebrazione del Battesimo) il 19. In ogni occasione
arriva un patriarca delle rispettive chiese con un corteo.
L’International Centre rimarrà aperto perché alla portineria musulmani,
cattolici, luterani, ortodossi, armeni si daranno il cambio nei giorni
di festa.” Intanto escono a fare spese e si fanno gli auguri.”I
musulmani regalano ai cristiani gli stessi dolci che questi ultimi gli
avevano portato per il Ramadam”, fa notare un tassista palestinese ad
Augusta. Centinaia di volontari venuti da 20 Paesi appendono
festoni. Un maestro palestinese del Centro, Rimaz al-Araj, ha fatto
costruire un presepe di cartapesta. Rappresenta una grotta stilizzata e
maschere piangenti.
La festa non allontana la consapevolezza del dolore. “Sono dieci anni
che non vado a Gerusalemme”, osserva il tassista accompagnando Augusta.
Stanno salendo su per un colle e da lì si vede la città. “Gerusalemme
sotto i piedi”, commenta l’uomo.
Francesca Lancini