06/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista alla fotografa iraniana Mashid Mohadjerin, tra i vincitori del World Press Photo 2009

È notte e a largo di Lampedusa la Guardia Costiera sta facendo il solito giro. Controlla le coste e il breve tratto di mare che separa l'isola siciliana dal Nord Africa. È proprio da quelle sabbie che prendono il largo le bagnarole piene di migranti dalla pelle scura: carichi di disperazione e sogni che bussano alle porte dell'Europa in cerca di una vita dignitosa.

lo scatto vincitore del World Press PhotoÈ notte, dicevamo. Una delle solite notti di ronda sul ponte della nave. A osservare i radar, a scrutare il buio, a setacciare le onde alla ricerca di una bianca increspatura. Ore e ore passate così, in attesa. E poi eccolo lì, un punto all'orizzonte. L'ennesima carretta del mare stracarica di persone, uomini, donne e bambini. Hanno bisogno d'aiuto: la loro barca, vecchia e scrostata, è alla deriva. L'obiettivo di Mashid Mohadjerin- fotografa di origine iraniana cresciuta in Belgio e residente a New York - coglie proprio quell'attimo. Il primo faccia a faccia tra i migranti e l'Italia e l'Occidente tutto. Un click che ferma il tempo e fotografa la quotidiana tragedia dello Stretto di Sicilia. Lo scatto ha vinto il più importante riconoscimento internazionale di fotogiornalismo: il World Press Photo 2009 nella categoria Singles. Proprio la foto premiata apre un lungo reportage Gate to Europe dedicato agli sbarchi a Lampedusa (alcuni scatti sono stati pubblicati da Repubblica). La scorsa estate, Mashid ha seguito i migranti sin dal loro avvistamento. Ha fotografato le fasi del salvataggio in mare e lo sbarco a terra, la sistemazione nel centro di accoglienza e l'imbarco sul traghetto che ha trasferito i migranti da Lampedusa in un'altra struttura. Con la sensibilità di chi ha vissuto l'esperienza della fuga e dell'esilio - è fuggita dall'Iran quando era ancora piccola - Mashid è riuscita a raccontare la tragedia dell'immigrazione e a dare un volto al dolore. In Sicilia, così come nei campi profughi del Libano e in Tajikistan dove le donne restano sole a badare alla famiglia mentre i mariti, i padri, i fratelli sono costretti a lavorare in Russia. Le abbiamo chiesto di ripercorrere la sua carriera - dedicata quasi esclusivamente al tema della migrazione e più volte premiata da riconoscimenti internazionali - e di raccontarci i suoi progetti futuri.

Mashid, lei ha appena vinto il World Press Photo con uno scatto che ritrae la Guardia Costiera che si avvicina a una barca di migranti nelle acque siciliane. Secondo lei perché questa foto è stata scelta?
Non so perché la foto sia stata scelta, ma quello che io amo di quest'immagine è che mostra quanto sia fragile la barca stracarica di migranti nel mezzo nel Mar Mediterraneo. È anche il momento del primo incontro tra i migranti e la guardia costiera, ovvero il nuovo mondo, l'Europa, la speranza di una vita migliore. Penso che quello che quello che sta succedendo con i migranti in Europa sia uno degli argomenti più importanti dell'anno. E questo specialmente perché l'Europa si dimostra sempre meno tollerante verso i nuovi arrivati e sempre più decide di chiudere le sue frontiere. Ma questo non fermerà le migrazioni, le renderà soltanto più difficoltose e drammatiche.

la fotografa iraniana Mashid MohadjerinQuanto tempo ha passato in Sicilia? E da quest'esperienza si è fatta un'idea di quale sia il problema e ha compreso dove le istituzioni italiane hanno sbagliato e continuano a sbagliare?
La scorsa estate ho passato in Sicilia circa una settimana. Ho lavorato molto bene perché ho avuto la fortuna di incontrare volontari straordinari a Roma e in Sicilia e sono ancora in contatto con loro. Non ho una vera risposta alla sua domanda sul perché le istituzioni italiane sbaglino, ma forse il governo italiano non ha ancora compreso come trattare questo nuovo flusso di migranti. Un aperto e rispettoso dialogo tra le istituzioni e i migranti, forse, potrebbe essere un buon inizio.

Il suo reportage documenta cosa accade agli immigrati fino a quando lasciano l'isola di Lampedusa. E poi? Cosa avviene quando il migrante è ufficialmente un clandestino?
Molti migranti in Sicilia non hanno una comunità cui possono fare ricorso e finiscono per andare alla ricerca di lavoro in nero, mal pagato e alle volte illegale. La loro vita è semplicemente lotta alla sopravvivenza e sono molti quelli che finiscono per pentirsi di aver deciso di venire in Europa. Per altri, la vita che conducono non è migliore né peggiore di quella che conducevano nel paese d'origine.

È a conoscenza che il Senato italiano ha approvato un decreto che introduce il reato di immigrazione clandestina e che dà la possibilità ai medici di denunciare i clandestini?
Penso che porre i migranti alla stregua dei criminali sia la soluzione sbagliata. Così si dimostra di non avere rispetto per tutte quelle persone disperate che rischiano la loro vita per avere una nuova esistenza in una società che, si suppone, rispetti i diritti umani. Penso che decreti come questi creino solamente maggiori tensioni. E nessuno ne ha bisogno.

Lei ha lavorato sul tema della migrazione anche in Tajikistan e in Libano. Ha trovato qualche somiglianza con la situazione siciliana?
La situazione dei palestinesi in Libano assomiglia a quella dei rom in Italia. Nessuno li vuole e gli sono negati i diritti basilari. In Tajikistan, invece, sono andata per far conoscere l'altra faccia dell'immigrazione. Si tratta della regione più povera della regione, con una disoccupazione a livelli elevatissimi. La maggior parte dei ragazzi e degli uomini deve lasciare la propria famiglia per trovare lavoro a condizioni inumane in Russia e qui la loro situazione di immigrati è simile a quella in Sicilia. Comunque, gli uomini sanno prima di partire che quello sarà un sacrificio: conoscono i rischi che correranno in Russia, ma sanno anche che da questo lavoro dipende la sopravvivenza della propria famiglia. E le donne che restano a casa mi hanno molto impressionato. Ho fatto una lunga serie di ritratti a questi volti segnati dalla sofferenza, eppure fieri e coraggiosi.

E ora quali sono i suoi progetti futuri?
Al momento sto facendo ricerche per alcuni nuove idee che sto sviluppando. Sto anche seguendo le mie mostre in giro per il mondo (Mashid ha già esposto i suoi lavori in Belgio, Stati Uniti, Italia e in una mostra itinerante in Asia, ndr). Le mie opere arriveranno presto anche a Roma, ospiti della rassegna Fotoleggendo che si terrà in autunno.

Carlotta Salvatori