22/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela, Colombia e Guyana colpite da alluvioni violentissime
Una zona alluvionataUn’altra volta ci troviamo a dover scrivere dei danni causati dal maltempo.
In America Latina, forse per le condizioni miserabili in cui versa la popolazione, i danni causati dalla furia delle inondazioni sono ingenti. Questa vola a farne le spese sono stati tre paesi: Guyana, Venezuela e Colombia. Le forti precipitazioni hanno fatto straripare i fiumi del Venezuela e provocato smottamenti.
Secondo una nota emanata dall’Unicef, sarebbero oltre 300mila le persone che sono state colpite dalle alluvioni. Il maltempo ha scatenato tutta la sua potenza su persone inermi e sulle loro abitazioni. Nel solo Venezuela sono stati stanziati più di cinquanta milioni di dollari per la ricostruzione. I danni maggiori comunque sono avvenuti nelle campagne, dove per quest’anno il raccolto Una zona alluvionatadi cacao – coltura principale della zona del Miranda, nel nord del Venezuela– è andato perduto.
 
In Colombia. Il paese è stato colpito in modo violento dalle alluvioni della settimana passata. Le piogge torrenziali hanno fatto straripare i fiumi che si sono subito riversati nelle campagne causando la morte di almeno 20 persone e ingenti danni alle strutture. Il maltempo ha lasciato senza tetto oltre 20mila persone.
 
In Guyana. Le autorità della Guyana hanno fatto in modo che gli sfollati trovassero riparo in edifici scolastici. Fra loro diversi medici stanno monitorando la situazione per tenere sotto controllo eventuali epidemie.
 
Le testimonianze dal Venezuela. La furia del maltempo ha distrutto le piantagioni di cacao, di patate, di yucca, e non ha risparmiato nemmeno le abitazioni dei contadini, creando un numero impressionante di sfollati e senzatetto.
“Ci sono stati dei grossissimi danni alle abitazioni" racconta Stefania  Cannavò responsabile dell'ufficio progetti del Cesvi, cooperazione e sviluppo onlus, che si tiene quotidianamente in contatto con le zone colpite, "Soprattutto nella capitale Caracas. Qui il fiume Guaire è straripato, invadendo le strade vicine e raggiungendo il metro e mezzo di altezza. Alcune stazioni della metropolitana sono state inondate. Anche i pazienti degli ospedali che si trovavano nei piani bassi sono stati trasportati a quelli alti. Quelle che in una nazione “normale” sarebbero state considerate forti precipitazioni, qui, dove non c’è sicurezza, sono state causa di morte e disperazione”
“Certo la prima cosa che abbiamo voluto fare è stata quella di tamponare in qualche modo la grande emergenza che si era venuta a verificare. Le cose principali erano la distribuzione di acqua potabile e viveri, poi evidentemente c’era bisogno di sistemare Gli aiuti umanitari (foto CESVI) la popolazione sfollata.”
 
Gli interventi. “Abbiamo valutato, nelle zone di nostra competenza, i danno causati dalle alluvioni”continua Stefania Cannavò, “Purtroppo per quanto riguarda il numero di morti si hanno notizie abbastanza attendibili. E’ stato stimato che in totale dovrebbero essere circa cento compresi i dispersi. Il problema maggiore, oltre alle cifre che comunque possono essere considerate relativamente basse, è il numero molto elevato di senza-tetto, soprattutto in città a Caracas. Nei barrios –le favelas della capitale venezuelana- le abitazioni sono costruite con le lamiere, fatte alla meno peggio, con materiale scadente reperito chissà dove. Le strutture così precarie non hanno retto l’urto delle piogge torrenziali e si sono praticamente sbriciolate causando danni inimmaginabili.”
 
Una zona alluvionataNello stato di Miranda. Barlovento nello stato Miranda è una delle zone più colpite. In questa zona sono stati allagati circa 20000 ettari di terreno adibito alla coltivazione del cacao. E circa 12/14000 famiglie hanno sofferto questa catastrofe ambientale.
“Comunque”, conclude Stefania,“il vero dramma è che per quest’anno il cacao in questa zona – che si raccoglie due volte all’anno -  non si potrà raccogliere.”  Oltre al cacao non si potranno raccogliere nemmeno gli ortaggi che servono agli agricoltori per cibarsi e per arrotondare i loro guadagni. La produzione agricola di quest’anno è stata completamente distrutta.”
 
 
 
 
 
 

Alessandro Grandi

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