Un’altra volta ci troviamo a dover scrivere dei danni causati dal maltempo.
In America Latina, forse per le condizioni miserabili in cui versa la popolazione,
i danni causati dalla furia delle inondazioni sono ingenti. Questa vola a farne
le spese sono stati tre paesi: Guyana, Venezuela e Colombia. Le forti precipitazioni
hanno fatto straripare i fiumi del Venezuela e provocato smottamenti.
Secondo una nota emanata dall’Unicef, sarebbero oltre 300mila le persone che
sono state colpite dalle alluvioni. Il maltempo ha scatenato tutta la sua potenza
su persone inermi e sulle loro abitazioni. Nel solo Venezuela sono stati stanziati
più di cinquanta milioni di dollari per la ricostruzione. I danni maggiori comunque
sono avvenuti nelle campagne, dove per quest’anno il raccolto
di cacao – coltura principale della zona del Miranda, nel nord del Venezuela–
è andato perduto.
In Colombia. Il paese è stato colpito in modo violento dalle alluvioni della settimana passata.
Le piogge torrenziali hanno fatto straripare i fiumi che si sono subito riversati
nelle campagne causando la morte di almeno 20 persone e ingenti danni alle strutture.
Il maltempo ha lasciato senza tetto oltre 20mila persone.
In Guyana. Le autorità della Guyana hanno fatto in modo che gli sfollati trovassero riparo
in edifici scolastici. Fra loro diversi medici stanno monitorando la situazione
per tenere sotto controllo eventuali epidemie.
Le testimonianze dal Venezuela. La furia del maltempo ha distrutto le piantagioni di cacao, di patate, di yucca,
e non ha risparmiato nemmeno le abitazioni dei contadini, creando un numero impressionante
di sfollati e senzatetto.
“Ci sono stati dei grossissimi danni alle abitazioni" racconta Stefania Cannavò responsabile dell'ufficio progetti del Cesvi, cooperazione
e sviluppo onlus, che si tiene quotidianamente in contatto con le zone colpite, "Soprattutto nella capitale Caracas. Qui il fiume Guaire è straripato, invadendo
le strade vicine e raggiungendo il metro e mezzo di altezza. Alcune stazioni della
metropolitana sono state inondate. Anche i pazienti degli ospedali che si trovavano
nei piani bassi sono stati trasportati a quelli alti. Quelle che in una nazione
“normale” sarebbero state considerate forti precipitazioni, qui, dove non c’è
sicurezza, sono state causa di morte e disperazione”
“Certo la prima cosa che abbiamo voluto fare è stata quella di tamponare in qualche
modo la grande emergenza che si era venuta a verificare. Le cose principali erano
la distribuzione di acqua potabile e viveri, poi evidentemente c’era bisogno di
sistemare
la popolazione sfollata.”
Gli interventi. “Abbiamo valutato, nelle zone di nostra competenza, i danno causati dalle alluvioni”continua
Stefania Cannavò, “Purtroppo per quanto riguarda il numero di morti si hanno notizie
abbastanza attendibili. E’ stato stimato che in totale dovrebbero essere circa
cento compresi i dispersi. Il problema maggiore, oltre alle cifre che comunque
possono essere considerate relativamente basse, è il numero molto elevato di senza-tetto,
soprattutto in città a Caracas. Nei barrios –le favelas della capitale venezuelana-
le abitazioni sono costruite con le lamiere, fatte alla meno peggio, con materiale
scadente reperito chissà dove. Le strutture così precarie non hanno retto l’urto
delle piogge torrenziali e si sono praticamente sbriciolate causando danni inimmaginabili.”
Nello stato di Miranda. Barlovento nello stato Miranda è una delle zone più colpite. In questa zona sono stati allagati
circa 20000 ettari di terreno adibito alla coltivazione del cacao. E circa 12/14000
famiglie hanno sofferto questa catastrofe ambientale.
“Comunque”, conclude Stefania,“il vero dramma è che per quest’anno il cacao in
questa zona – che si raccoglie due volte all’anno - non si potrà raccogliere.”
Oltre al cacao non si potranno raccogliere nemmeno gli ortaggi che servono agli
agricoltori per cibarsi e per arrotondare i loro guadagni. La produzione agricola
di quest’anno è stata completamente distrutta.”