22/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Migliaia di persone nella regione di Galgadud non hanno assistenza medica
Ospedale“Qui non è rimasto più nulla. Mancano letti, acqua, medicinali, le attrezzature più semplici.
I muri trasudano sporcizia, non ci sono porte né finestre. I pazienti dormono in corridoi bui e dalle pareti scrostate. Non sappiamo proprio come curarli”.

E’ stanco e demoralizzato Ahmed Mahadi, medico dell’unico ospedale della città di Dhuusamarreeb, capoluogo della regione di Galgadud, nella Somalia sud-occidentale.

Da più di tre anni, con l’associazione SAHCE (Somali Association of Healty Care and Education), di cui è presidente, si è stabilito nell’area disastrata per portare assistenza umanitaria alla popolazione.
Ora, però, molte organizzazioni non governative hanno lasciato la zona, lasciandola completamente priva di aiuti.
“Si sono dimenticati di noi. C’è rimasta solo la Croce Rossa Internazionale e un’equipe di Medici Senza Frontiere, ma la situazione è comunque tragica. Migliaia di persone soffrono di anemia, malnutrizione e tante altre malattie che debilitano l’organismo. Stiamo parlando soprattutto di donne, vecchi e tanti bambini”.
“E’ stata un’equipe di italiani a costruire questo ospedale”, continua il medico. “Ma se ne sono andati anche loro, nel 1990. E’ stata la guerra a mandarli via. Nel 1993 non c’era già più nessuno”.

L'ospedale dimenticato La regione di Galgadud è da poco ripiombata in una guerra che da anni mette in ginocchio la Somalia.
E’ qui che nei giorni scorsi, secondo alcune agenzie di stampa internazionali, gli scontri a fuoco tra il gruppo Marehan, appartenente al clan dei Darod, e quello Fiq Mahmoud, di quello dei Dir, avrebbero causato la morte di quarantanove persone e il ferimento di circa settanta.

 “Sono due dei quattro clan della Somalia che si contendono il territorio”, racconta a PeaceReporter da Nairobi Abdi Hassan, redattore della IRIN (United Nations Integrated Regional Information). “I Marehan vogliono sbarazzarsi dei Fiq Mahmoud e viceversa. Quello che inquieta è che spesso membri della stessa famiglia si trovano in fazioni opposte. E si uccidono”.

“Da dieci anni era tornata la calma”, gli fa eco da Galgadud il dottor Mahadi.
“Questi scontri non fanno che spaventarci ulteriormente, viste le già disastrate condizioni in cui versano gli abitanti. Abbiamo bisogno di farmaci per assisterli e di tanto personale medico. Qui a Dhuusamarreeb non arriva nulla, e tutto il know-how che ci serve è a Mogadiscio, la capitale.”

Cosa riserva il futuro a Galgadud e ai suoi abitanti?
Il dottore respira profondamente, poi sorride. “Nonostante la comunità internazionale ignori i nostri ripetuti appelli e sebbene questo ospedale sia oramai il fantasma di quello che era dieci anni fa, ho fiducia che gli aiuti arriveranno. Col tempo e molto lentamente, ma arriveranno.

Pablo Trincia

 
Categoria: Salute
Luogo: Somalia