04/03/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo di Bangkok vuole usare "ogni mezzo" per arrivare all'estradizione dell'ex premier. Ma sembra più una vendetta

scritto per noi da
Alessandro Ursic

 

In Thailandia hanno vinto i "gialli", e ogni giorno il loro potere sembra consolidarsi. Ma mentre il Paese soffre la crisi economica internazionale, con l'aggravante di un crollo nel settore turistico come conseguenza dei disordini di fine 2008, le priorità del nuovo governo di Abhisit Vejjajiva sembrano essere cambiate. Dopo l'introduzione di alcune timide riforme per rilanciare l'economia, ora le energie si stanno spostando in tutt'altra direzione: Bangkok vuole riportare in patria - per sbatterlo in carcere - l'ex premier Thaksin Shinawatra, in autoesilio dal colpo di stato che l'ha deposto nel 2006, ma ancora amato dai suoi elettori.

Sostenitori di ThaksinLa caccia è stata ufficialmente lanciata alcuni giorni fa, alla vigilia di una conferenza stampa che Thaksin avrebbe dovuto tenere al Foreign Correspondent Club di Hong Kong. Il premier Abhisit ha dichiarato che il suo governo avrebbe usato "ogni mezzo a disposizione" per arrivare all'estradizione di Thaksin, condannato lo scorso ottobre in contumacia a due anni di reclusione per abuso di potere, per aver favorito un acquisto immobiliare dell'allora moglie - hanno divorziato poco dopo - Pojaman Damapong. Non è ben chiaro come il governo di Bangkok pensasse di procedere: la Cina ha accordi di estradizione con la Thailandia, ma Hong Kong funziona come un'entità amministrativa a sé stante, e con Bangkok non ha firmato niente del genere. In ogni caso, ufficialmente "per non creare problemi" alla Cina, Thaksin ha annullato il previsto discorso.

Un monaco passa accanto a uno striscione che accusa il premier Abhisit di furto ai danni di ThaksinA parte un breve periodo a inizio 2008, l'ex magnate dei media non ritorna in Thailandia dal golpe che fece cadere il suo governo, mentre lui era a New York per partecipare all'Assemblea delle Nazioni Unite. Dopo essersi inizialmente stabilito in Gran Bretagna, consolandosi con l'acquisto della squadra di calcio del Manchester City, da sei mesi Thaksin sembra però un'anima in pena in giro per il mondo. Londra, forse per levarsi un ospite fastidioso, gli ha revocato il visto dopo la condanna a due anni, mentre un altro processo per corruzione è tuttora in corso. Lui ha venduto il suo nuovo giocattolo calcistico e si è rifugiato inizialmente a Dubai, facendo progressivamente perdere le tracce dei suoi esatti spostamenti. Dalle sue varie destinazioni, in diverse occasioni Thaksin si è rivolto via audio o video alle folle dei suoi sostenitori, le "camicie rosse". Spesso non si sapeva fino all'ultimo momento da dove avrebbe parlato.

Fino a dicembre, quando il governo di Somchai Wongsawat - suo cognato - era in difficoltà a causa delle proteste dell'opposizione, sembrava che il partito dei thaskiniani stesse lavorando per preparare il grande ritorno del leader. Ma da quel periodo le cose sono cambiate: la Corte Costituzionale ha dissolto i tre partiti più grandi della maggioranza, spianando la strada al ribaltone parlamentare che ha permesso la formazione di un governo di colore opposto. L'esigenza del Paese di trovare una nuova stabilità è ripetuta a oltranza dai media favorevoli all'esecutivo. Tra i sostenitori di Thaksin, è forte il risentimento per essere stati battuti da quello che chiamano un "golpe giudiziario", favorito dall'appoggio delle forze armate dietro le quinte. Ma le loro proteste - ultima quella della settimana scorsa a Bangkok - sembrano aver ormai perso di inerzia.

Sostenitori di Thaksin espongono immagini del leader durante una manifestazioneCon la prospettiva di una vita da fuggitivo o una pena da scontare in carcere - frutto di quella che i thaksiniani definiscono una condanna politica - Thaksin potrebbe però ora ricevere di nuovo l'aiuto della Gran Bretagna. La voce secondo cui Londra sarebbe pronta a emettere un nuovo visto per lui non è stata commentata dall'ambasciatore britannico in Thailandia. Un portavoce di Bangkok ha dichiarato che l'ipotesi sarebbe ben vista dal suo governo: quandoThaksin si sarà stabilito da qualche parte, iniziare la procedura di estradizione sarà più facile. Il tempo dirà se si tratta di sincera preoccupazione per l'attività dall'estero del politico thailandese più amato (e odiato), oppure della volontà di dargli il colpo di grazia, dopo averlo già piegato.