22/12/2003
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Il gelo e le bufere non fermano la caccia dell’esercito russo ai guerriglieri ceceni
Nevica senza sosta sulle montagne del Daghestan occidentale, teatro da
una settimana di una nuova guerra tra esercito russo e guerriglieri
separatisti islamici. Il freddo polare e le bufere sono il vero nemico
contro cui devono combattere entrambe le parti di questa partita a
guardie e ladri.
I soldati dei corpi speciali russi, Omon e Spetznaz, che danno la
caccia ai ribelli tra i boschi di abeti dei distretti di Tsunti,
Tsumanda e Tlyaratin sono a corto di viveri. Il poco che resta sono
cibi in scatola congelati dal freddo. Nulla di caldo.
I guerriglieri non stanno certo meglio. Anzi. Per procurarsi cibo
compiono fulminee spedizioni di rifornimento nei villaggi. Scendono dai
monti non per uccidere militari russi o per prendere ostaggi, ma solo
per entrare nelle case e portarsi via forme di formaggio, pezzi di
carne secca e pane. Poi via, di nuovo verso i boschi in alta quota,
unico posto dove fuggire dalla vista degli elicotteri russi.
Per tutto il fine settimana le forze russe hanno bombardato dal cielo e
da terra i villaggi in cui si segnalava la presenza dei ribelli e i
sentieri in cui ven ivano avvistate piccole colonne di guerriglieri in
fuga. Secondo fonti russe decine di ceceni sarebbero stati eliminati.
Ma i siti di controinformazione legati alla guerriglia smentiscono,
affermando che nessuno ha ancora visto immagini di guerriglieri morti.
A questa osservazione i comandi russi hanno ribattuto dicendo che i
corpi degli uccisi rimangono nascosti sotto la neve. A primavera,
aggiungono, proveranno di aver detto il vero. I ribelli confermano solo
due perdite avute sabato, 20 dicembre, durante una battaglia nei pressi
del villaggio di Sagada, battaglia durante la quale sarebbero invece
stati uccisi dieci soldati russi.
Quel che è certo è che i mujaheddin della “Brigata Daghestan” stanno
ricevendo un grande aiuto dai loro alleati ceceni, che in questi giorni
hanno avviato lungo il confine ceceno-daghestano un’offensiva contro le
forze russe con il chiaro scopo di distrarle dai distretti daghetsani
per alleggerire la pressione sui compagni in difficoltà. Nel distretto
di confine di Nozhai-Yurtovsky, sette militari russi sono stati uccisi
in un agguato dei separatisti ceceni nel villaggio di Galaity. Il loro
veicolo è stato colpito da una granata lanciata dal bordo della strada.
Altri tre soldati russi sono morti quando il loro camion è saltato su
una mina nel vicino villaggio di Zamay-Yurt. Altri due in scontri a
fuoco proprio lungo il confine.
Il generale Alexeji Maslov, comandante delle forze russe in Daghestan,
ha dichiarato che “l’eliminazione dei ribelli è solo questione di
tempo”. Ma non ha specificato quanto. Su un sito separatista i ceceni
hanno sarcasticamente commentato. “Questo significa che la guerra in
Daghestan andrà avanti ancora per un bel pezzo. Magari per quattro
anni, fino alla fine del secondo mandato del presidente russo Valdimir
Putin”.
Enrico Piovesana