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scritto per noi da
Cosimo Caridi
In un comunicato di martedì il presidente russo Dmitri A.Medveded ha dichiarato che la Russia "sta lavorando a stretto contatto con i propri colleghi americani sulla questione del nucleare iraniano", ma ha scartato la possibilità che esista un accordo di scambio tra questo e lo scudo anti-missile. Sempre martedì Natalya Timakova, portavoce di Medvedev, ha confermato che il presidente ha ricevuto una missiva statunitense.
La lettera. Il mese scorso è stata consegnata a mano da un alto funzionario americano, una lettera scritta dal presidente statunitense Barak Obama al presidente russo. Il contenuto della missiva è stato rivelato martedì in un articolo del New York Times, che citava fonti interne all'amministrazione americana. Il quotidiano statunitense afferma che il presidente americano abbia offerto il congelamento del progetto del nuovo scudo anti-missilistico nell'europa dell'est in cambio del sostegno russo per bloccare il progetto nucleare iraniano. L'intenzione sembra quella di suggerire al Cremlino che gli Usa non necessiterebbero dello scudo anti-missile se la Russia aiutasse a bloccare lo sviluppo delle armi a lunga gittata iraniane. La lettera è stata scritta in risposta di una precedente missiva inviata dal presidente russo nei giorni successi all'insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca.
Lo scudo. Il progetto di scudo anti-missile era stato proposto dall'amministrazione Bush e sin da principio la Russia si era apertamente dichiarata contraria, poiché gli Usa si appoggierebbero a stati considerati sotto l'influenza del Cremlino. Lo scudo comprenderebbe il posizionamento di un radar di ultima generazione in Repubblica Ceca e il posizionamento di 10 missili intercettori in Polonia. Questa soluzione avrebbe permesso, secondo gli analisti della scorsa amministrazione americana, di annientare ogni missile a lunga gittata lanciato dall'Iran, nel caso che quest'ultimo avesse sviluppato delle armi nucleari. Una proposta di Mosca era l'installazione di una parte dei missili difensivi in territorio russo, per creare una gestione condivisa dello scudo. Evidentemente la proposta del Cremlino era un modo per assicurarsi che i missili non potessero essere usati contro la stessa Russia. Bush rigettò sempre questa possibilità, sottolineando lo stretto legame tra Mosca e Teheran per quel che concerne il programma nucleare.
L'Iran. Il 12 giugno 2009 l'Iran è chiamato ad eleggere il suo nuovo presidente e la possibilità che Ahmadinejad venga rieletto è tutt'altro che minoritaria. Le quattro fazioni che si contenderanno la presidenza, tre conservatrici e una rifomista, non cambieranno la rotta del programma nucleare. Gli analisti internazionali oramai non parlano più del se ma del quando l'Iran avrà la bomba, le tempistiche più ricorrenti prevedono 12-18 mesi. Con queste scadenze all'orizzonte Barak Obama si muove sull scacchiere internazionale.
La diplomazia. Obama sembra pronto a rinegoziare i termini del progetto di scudo anti-missilistico difensivo ed è già iniziata una serie di incontri per vagliare le varie possibilità. In agenda per venerdì c'è l'incontro a Ginevra tra il segretario di stato Hillary Rodham Clinton e il ministro degli Esteri russo Sergey V. Lavron. Quest'incontro è il primo passo di avvicinamento al 2 aprile quando Obama e Medvedev si incontreranno per la prima volta. Lunedì il quotidiano russo Kommersant, ha definito una "sensazionale proposta" quella contenuta nella lettera di Obama e il presidente russo ha sottolineato un intervista postata sul sito web del cremlino: "Abbiamo già ricevuto segnali da nostri colleghi americani e mi aspetto che si trasformino in proposte concrete. Spero di discutere di questo argomento di grande importanza per l'Europa durante il mio primo incontro con il presidente Obama". In questi giorni inizia anche un'altra forma di cooperazione tra Usa e Russia, infatti dopo gli sforzi del mese scorso, del vice-presidente americano Joseph R. Biden, la Casa Bianca potrà utilizzare delle strade interne russe per rifornire i propri militari impegnati in Afghanistan.